Si sa, le cose improvvisate quasi sempre sono le meglio riuscite e le più apprezzate. E la lettura di Trilogia della città di K. non sfugge alla regola. Il romanzo di Ágota Kristóf è stato letto nel mese di ottobre dal Gruppo di Lettura della Biblioteca di Mezzago. Un titolo mai preso in considerazione ed entrato in extremis nella lista dei titoli selezionati per la nuova stagione di letture.
Un cambio di programma improvviso, ma non casuale: al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano, dal 23 novembre al 21 dicembre, andrà in scena in prima assoluta lo spettacolo Trilogia della città di K. Una scelta fatta per provare ad andare oltre le pagine. Uno degli obiettivi della nuova stagione del Gruppo di Lettura della Biblioteca è, infatti, quello di provare a creare legami e continuità con una più ricca e variegata proposta culturale, con altri eventi realizzati sul territorio e con eventuali ricorrenze.

La scelta del titolo ha suscitato inizialmente reazioni diverse, tra qualche faccia perplessa e qualche altra più entusiasta. A libro concluso, però, la valutazione è stata quasi unanime e positiva: il romanzo della Kristóf è piaciuto a lettrici e lettori.
“Arriviamo dalla Grande Città. Abbiamo viaggiato tutta la notte. Nostra madre ha gli occhi arrossati. Porta una grande scatola di cartone, e noi due una piccola valigia a testa con i nostri vestiti, più il grosso dizionario di nostro Padre, che ci passiamo quando abbiamo le braccia stanche.” Così inizia la storia dei due gemelli Lucas e Klaus.
Sono proprio loro a narrare in prima persona plurale la storia della loro infanzia trascorsa insieme alla nonna, soprannominata la Strega, a cui erano stati affidati dalla madre per sfuggire alla guerra e alla carestia che aveva colpito la grande città di K.
La nonna è una donna severa, rude, fredda, che costringe i due bambini a lavori pesanti, li ricopre di insulti e li percuote senza rimorsi. Lucas e Klaus si abituano a questa nuova vita. Diventano sempre più distaccati e insensibili, si autoinfliggono punizioni fisiche per addestrarsi al dolore, studiano da soli, dedicano molto tempo alla lettura della Bibbia e del dizionario, scrivono su un grande quaderno tutto ciò che accade.
Il quaderno in questione è proprio quello che dà il titolo alla prima parte del romanzo. Trilogia della città di K. (il cui titolo originale è Trilogie des jemeaux) si compone, infatti, di tre parti – “Il grande quaderno”, La prova e La terza menzogna – nate come testi indipendenti, scritti da Ágota Kristóf rispettivamente nel 1986, 1988 e 1991, e in seguito raggruppati in un’unica opera, tradotta in Italia nel 1998.
Oggi possiamo leggerle tutte d’un fiato, ma è impossibile non domandarsi quale fosse la vera intenzione dell’autrice, che ha realizzato quest’opera, considerata uno dei nuovi classici contemporanei, in tre diverse fasi della sua vita.
La vita di Ágota Kristóf merita senza dubbio di essere brevemente raccontata, anche perché gioca un ruolo chiave per il romanzo. Ágota nasce nel 1935 a Csikvánd, un piccolo paese dell’Ungheria. Figlia di un maestro, impara fin da piccola a leggere, dedicando alla lettura ampio spazio, tanto da arrivare a definirla, nel suo testo L’analfabeta, come un’inguaribile malattia.
Anche la scrittura arriva molto presto nella sua vita, prima come strumento per definire e affermare la sua identità e, in seguito al trasferimento in un collegio di sole ragazze all’età di quattordici anni, come una necessità per sopportare il dolore della separazione dalla famiglia. Un dolore che sarà la costante e l’elemento chiave della sua produzione, anche quando, a ventun anni, fugge dal suo paese con il marito e la figlia di soli quattro mesi. Dopo un lungo viaggio a piedi raggiunge la città di Neuchâtel in Svizzera, dove trascorrerà il resto della vita, fino alla morte nel 2011. Qui si sente sola, in esilio, mentre lavora come operaia in una fabbrica di orologi e si occupa dei tre figli, senza mai abbandonare la scrittura.
La svolta nella vita di Ágota è segnata dalla decisione di imparare il francese, quella lingua nemica, che non è in grado di padroneggiare come vorrebbe e che per questo definirà lingua dell’esilio. Il francese diventa la lingua della sua produzione letteraria, che la porterà a scrivere, nel corso degli anni Ottanta, i suoi più grandi capolavori. La lingua e la scrittura rappresentano per questa grande scrittrice uno strumento di riscatto, di salvezza e di conversione a una nuova vita.
È evidente come degli spaccati del vissuto di Ágota Kristóf trovino spazio e voce fra le pagine della Trilogia della città di K.: oltre all’importanza della lingua, emergono il grande ruolo e valore dei libri, l’esilio dai luoghi di origine, la scissione e la capacità di reinventarsi, i legami interrotti. L’assenza di indicazioni temporali e spaziali precise rende il romanzo attuale, vivo e reale, capace di racchiudere quella Storia in grado di ripetersi ciclicamente, senza sosta.
La scrittura è tagliente, controllata ed essenziale, ritmata da punti e pause, che scandiscono la narrazione in modo sorprendente, aumentando il senso di crudeltà e di dolore di questa brutale storia, a tratti mascherata da favola. Tutto è stato scelto con cura, nulla è lasciato al caso. “Una prosa di perfetta, innaturale secchezza, una prosa che ha l’andatura di una marionetta omicida” è la definizione che ne dà Giorgio Manganelli. Trilogia della città di K. è un libro che parla della crisi della guerra e del suo effetto sui più piccoli. Una storia di crescita, abbandono, sofferenza e disperazione.
Un libro tanto doloroso quanto misterioso, che racchiude in sé una sorta di magia, capace di instillare dubbi e interrogativi, di suscitare sentimenti contrastanti, di annientare ogni confine tra verità e menzogna, passato e presente. Ágota Kristóf, lei che si definiva analfabeta, riesce a sconvolgere, affascinare, confondere, lasciare una traccia come poche altre scrittrici e donne hanno saputo fare. “Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient’altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia.”
Spunti dal Gruppo di Lettura
- Rilevanza della scrittura e delle parole: la scrittura rappresenta uno strumento di salvezza per i protagonisti del libro – e anche per la stessa autrice, che attraverso la sua opera dimostra come sia possibile dare al passato e alla propria vita una nuova forma;
- La voglia di leggere velocemente per sapere quale sia l’esito della storia si alterna al bisogno di prendere delle pause, dettato dalle crudeltà della storia e dei suoi protagonisti.
- Ne La terza menzogna tutto si capovolge e le certezze raccolte fra le pagine si perdono. Ci si interroga e si avverte la necessità di rileggere l’ultima parte per capire quale sia la verità (aggiungo io: ne esiste davvero una sola, di verità?)
- Lucas, Claus (o Klaus): sono due gemelli o sono due versioni della stessa persona? Alla discussione ci siamo salutate – e ora vi lasciamo – con questo interrogativo. Leggete il libro, andate a teatro.
Ilaria Cattaneo
Prossimi incontri del Gruppo di Lettura
- 19 dicembre 2023
La festa di Natale di Rex Stout e Il gatto del rabbino di Joann Sfar
Giallo e graphic novel a sfondo natalizio - 16 gennaio 2024
Il marinaio di Gibilterra di Marguerite Duras
Esposizione delle fotografie di Christophe Niel, ispirate al romanzo, dal 12 gennaio al 10 febbraio 2024 presso la Biblioteca di Mezzago - 13 febbraio 2024
Il mare dove non si tocca di Fabio Genovesi
Tutti gli incontri si terranno alle ore 18:00 presso la Biblioteca di Mezzago (MB).
Ágota Kristóf
Trilogia della città di K.
Einaudi
Collana Super ET
2014, 392 pagine
13 €