
Dall’8 al 18 maggio 2007 ecco pronto in tavola, ehem, in mostra, il secondo appuntamento dedicato al cibo come metafora della vita, “Pranzo completo”.
Dopo la rassegna “Penne all’arrabbiata” ecco servita all’Associazione Quintocortile di Milano la mostra “carne a piacere”, “Un bel cosciotto di agnello o una spalla umana vagamente nuda? Carne, ovvero tutti gli esseri viventi.
Ci sono i bolliti misti che sono insiemi di carni lessate, ma che sono anche tutte le cose disordinate e articolate con stridore, sono i compromessi ideologici all’ultimo stadio, sono pezzi di mondo slegato e frantumato. Bistecche uguale occhi pesti e dis-piaceri, arrosti uguale braci, fumo, lente rosolature. Come chi sta sulla graticola aspettando docce fredde, o chi si inoltra nelle città torride riscaldate dalle marmitte e dagli impianti di raffreddamento.” La carne insomma come piacere ed orrore della nudità e del corpo umano.
Le opere sono a cura di: Bruna Aprea, Rosamaria Arau, Zareh Baghoomian, Birthmark, Momò Calascibetta, Angela Colombo, Pietro Diana, Mavi Ferrando, Anna Finetti, Jane Kennedy, Gianantonio Ossani, Roberto Vecchione
inaugurazione: martedì 8 maggio alle ore 18,00
orario: martedì – venerdì dalle 17,30 alle 19,30
Una mostra a tema dunque che intende indagare il rapporto con la fisicità in tempi in cui l’apparenza, l’estetica, il rapporto maniacale con il proprio corpo e col cibo assumono valenza simbolica della relazione con se stessi e con la società. Ecco dunque un’analisi scanzonata della carnalità del corpo, dell’erotismo, in chiave alimentare o quant’altro. Potremmo definire questo percorso un insieme di idee i cui contributi individuali diventano mezzi indagare le valenze sostanziali all’origine delle rappresentazioni che si radicano nella sensibilità universale della carne, del cibo, del sesso.
Sollecitazioni che appartengono a un immaginario difficile da schematizzare, anche quando si fanno più espliciti i richiami alla tradizione iconografica del corpo: se si pensa per esempio agli splendori carnali della pittura barocca nel clima. Ma il motivo della carne assume anche, con Momò Calascibetta, i toni satirici e violenti dell’eccesso: della mole dei personaggi, un uomo e una donna, e del pollo che sono intenti a divorare, la vivacità grottesca della fantastica ‘abbuffata’ di schizzi del ‘libro aperto’ di Bruna Aprea. Roberto Vecchione tenta invece di indagare il versante dell’osceno, le antiche processioni rurali del fallo in onore di divinità dionisiache protettrici della fertilità. Sempre a Dioniso, si adatta l’opera “Mol(l)are” di Rosa Maria Arau, che analizza la funzione del masticare, come rito del piacere e della voluttuosità. Al tema dello sbranamento si avvicina Zareh Baghoonian, artista armeno che utilizza il colore peri evocare l’atmosfera della bottega del macellaio senza peraltro rappresentare della carne in senso proprio. E molte ancora sono le opere che indagano il nostro rapporto con la carne, col cibo e con tutte le valenze che questo ha nella vita di ognuno di noi.
Info: Associazione Quintocortile : Mavi Ferrando, Donatella Airoldi – 02 58102441 – 338 8007617 –
Quintocortile viale Col di Lana 8 Milano
Silvia Greco