Recentemente, conversando con un’amica, riflettevo sull’incoscienza di aver messo al mondo una figlia in questi tempi di disastri climatici e naturali, di instabilità politica, di crisi sanitarie, economiche e diplomatiche, di guerre e di abbrutimento dell’individuo. Peraltro, aggiungevo, l’umanità si è riprodotta in epoche ben peggiori.
Martedì sera, poi, mi è capitato di assistere a uno spettacolo teatrale presso la Sala La Cavallerizza del Teatro Litta di Milano, in cui il tema della riproduzione è affrontato in modo insolito ma esplicito.
Lo spettacolo Sarebbe stato interessante è un toccante monologo della bravissima Matilde Facheris, scritto da Giulia Tollis, per la regia di Marcela Serli: la scarna scenografia (alcuni pallet di terriccio collocati al centro della piccola e affascinante sala della Cavallerizza) mostra tutta la potenza espressiva del teatro, cui basta poco, se non i contenuti, per trasmettere messaggi sostanziosi.

Il quesito che incombe sul monologo è di quelli esistenziali: “Cosa spinge una coppia a fare un figlio?”. Le risposte possono essere tante, per nulla esaustive: per rispondere al ticchettio dell’orologio biologico, per ottenere un riconoscimento sociale che equivale a uno status, per sentirsi uguali agli amici che già hanno figli, per riempire un vuoto della coppia, per compensare la frustrazione di una vita, per essere genitori migliori dei propri, per rivalsa sociale, perché è nella natura umana farlo.
Il testo parte da quella che può essere un’esperienza traumatica, ossia la PMA, la Procreazione Medica Assistita. Qui l’attrice interpreta di volta in volta la ginecologa, la paziente aspirante madre, il suo compagno donatore del seme che dovrà fecondare in vitro gli ovuli espiantati, il medico che esegue il transfert dell’embrione nell’utero della donna.
Proprio il seme è il punto di contatto con un filo conduttore parallelo, espresso dalla voce fuoricampo di una donna dedita al giardinaggio che racconta dettagliatamente i passaggi della semina e della attenzione da rivolgere alla terra in attesa che dia frutti, esplicitando di fatto la comunanza fra le due procedure generative.
Il dolore del fallimento, che si manifesta con l’interruzione volontaria della gravidanza, altrimenti detta IVG (PMA, IVG: la sottolineatura delle sigle rimarca la fredda impersonalità scientifica di eventi che invece travolgono in modo poderoso la sensibilità di chi le vive), mette di fronte alla realtà: le leggi spietate della natura non sempre possono essere disattese. E il terriccio fertile che ha accolto semi che non hanno dato frutti diventa terra arida e calpestata.
La successiva metafora di questa evidenza ineluttabile è rappresentata dalle mani dell’attrice che, a inizio spettacolo sono ovattate da un borotalco che allude alla cura del neonato, mentre dopo l’aborto sono invece sporche di ruvida terra, terra che richiama la severa nudità della natura che riconduce tutto a sé, perfino l’essere umano convinto di poterla dominare. Ecco allora che l’IVG rappresenta una cesura nella rappresentazione.
Assorbita non senza dolore la delusione della mancata maternità, la protagonista, interloquendo con il pubblico (altro che quarta parete: alla Cavallerizza non c’è), Matilde dando sfoggio di un’umanità straordinaria narra vicende di adozione e affido; in questo modo, mescolando genitori naturali, adottivi e affidatari, coppie che hanno avuto figli con la PMA, la protagonista risponde alla domanda cui ho fatto cenno all’inizio di questo articolo: ci si riproduce per poter prendersi cura di qualcuno, un essere altro da noi.
E sul far della sera (le luci di scena calano a creare un’atmosfera intima) la madre e la giardiniera si ricongiungono in un’unica figura.
Simone Cozzi
Sarebbe stato interessante
dramaturg e curatrice dei testi Giulia Tollisstruttura drammaturgica e regia Marcela Serli
con Matilde Facheris
produzione ATIR – con il sostegno di Fondazione Claudia Lombardi per il Teatro (Lugano)
Informazioni sullo spettacolo
Dove
MTM Sala La CavallerizzaCorso Magenta 24, Milano
Quando
Dal 17 al 22 ottobre 2023Orari e prezzi
Orari: da martedì a domenica 19.30Durata: 75 minuti senza intervallo
Biglietti: intero 18 €; ridotti 11/10/9 €