In una terra remota e bellissima chiamata Isola, su una spiaggia cosparsa di gigli rossi, la giovane Yona trova il corpo privo di sensi di una ragazza: inizia così L’isola dei gigli rossi di Li Kotomi (Mondadori editore, traduzione di Anna Specchio, 2023). Quando quest’ultima si riprende, non ricorda nulla del suo passato e parla una lingua sconosciuta, ma Yona decide di accoglierla in casa per aiutarla a guarire: le due stringono un’amicizia fatta di complicità e attrazione.
Umi, questo il nome che viene dato alla ragazza, resta a vivere su questa terra ricca di antiche tradizioni, dove le sacerdotesse, chiamate noro, guidano con fermezza la popolazione locale. Custodi della storia dell’isola, le noro parlano una lingua segreta (quella che viene definita come la lingua delle donne, che solo le donne dell’isola conoscono e possono imparare) e sono loro a imbarcarsi, ogni anno, su una grande nave alla volta di Nirai Kanai, il leggendario paradiso al di là del mare, per rifornirsi delle necessità dell’intera comunità.
L’Isola è un mondo in cui la famiglia è l’unità fondamentale, in cui si privilegiavano i legami di sangue, le persone indossano abiti bianchi, le case sono grandi scatole rettangolari, ogni cosa conserva una sembianza apparentemente arcaica.

Gli isolani con «il cuore della stessa forma» sono divisi in donne e uomini. La lingua delle donne, che si scoprirà essere nient’altro che il giapponese antico trasformato nella parlata del Sol Levante, dopo che il Giappone aveva espulso gli stranieri, è appannaggio delle noro, le «guide spirituali e politiche di Isola», le officianti di ogni festività, artefici della storia e le uniche responsabili della sua trasmissione. Le giovani donne che hanno compiuto dieci anni di età si radunavano una volta al mese, nelle sere di plenilunio, per imparare la lingua delle donne, utilizzando lo Jojisen, il testo sacro «sorgente di tutti i vocaboli».
Umi decise, come Yona, di imparare la lingua delle donne, ma anche di diventare una noro. Un giorno scopre che la sua anima “a metà” non è poi così diversa da quella della Grande Noro, la guida più anziana della comunità. La Grande Noro le racconta di essere una straniera come lei: la sanguinosa guerra, provocata dalle massime autorità giapponesi, infatti, l’ha esclusa come molti altri stranieri dal Giappone. Fuggita dal Giappone e approdata su Isola, comincia una nuova vita. Qui però «antenati stranieri a predominanza maschile» iniziano una guerra per espellere i nuovi arrivati da Taiwan conquistata dalla Cina.
I «fiumi di sangue» versati su Isola rappresentarono il punto di non ritorno, il motivo che spinge l’umanità a consegnare la storia in mano alle donne. Ecco perché su Isola si parlava una lingua segreta tramandata solo da donne, le quali non danno importanza ai legami di sangue, perché li considerano all’origine di molte guerre e mescolano usanze importate dal Giappone e da Taiwan, che permette una contaminazione linguistica, culturale e religiosa, all’insegna della libertà e della diversità.
Tatsu, giovane uomo a cui Yona e Umi sono legate da un sentimento profondo, è personaggio decisivo nell’intero percorso di crescita delle due giovani donne. Vuole diventare una noro, nonostante sia un uomo.
Il finale aperto lascia al lettore immaginare quale sarà il futuro di Isola. Gli uomini avranno mai accesso alla storia? La lingua delle donne smetterà di essere una lingua segreta?
La scrittura di Li Kotomi evoca immagini nitide, dialoga con le altre parole in una polifonia semantica che nasconde un’ineffabile magia. La polisemia è racchiusa nel nome suggestivo della stessa protagonista, Umi: esso può indicare il mare, può essere letto come l’accostamento di due caratteri “nebbia” e “frutto” oppure con il carattere “u” di universo. La nebbia rimanda al passato offuscato della giovane donna approdata su Isola forse da Nirai Kanai, “il paradiso leggendario” che si trovava al di là del mare.
D’altra parte, la “u” di universo richiama il sentimento panico della natura che contraddistingueva Isola e i suoi abitanti. Non esisteva il concetto di famiglia, i neonati crescevano come “bambini di Isola”, chiunque poteva presentare una domanda per accudire un bambino fino alla maggiore età, donna o uomo che fosse.
L’isola dei gigli rossi è un romanzo delicato che incanta, che sovverte ogni gerarchia e che travalica ogni confine grazie al potere del linguaggio e delle relazioni umane.
Claudio Cherin
Li Kotomi
L’isola dei gigli rossi
Traduzione di Anna Specchio
Mondadori
2023, 156 pagine
18 €