Saranno inaugurate il prossimo tre febbraio al Madre di Napoli le due mostre dedicate a Marisa Merz e Rachel Whiteread. Due artiste complesse e innovative. La prima, la Merz, ha incentrato il suo lavoro, a partire dagli anni Sessanta, sulla commistione tra il linguaggio nella scultura contemporanea e tecniche tradizionalmente considerate estranee a quest’ambito, come per esempio il lavoro a maglia. Le sue opere giocano su una stratificazione temporale e sulla compresenza dei tempi, quella obbiettiva, legata al flusso degli eventi, e quella del ricordo.
La memoria è volontaria quando include tasselli dell’esistenza privata dell’artista e involontaria quando presenta degli archetipi legati al mondo femminile. Il gesto del tessere è un atto da sempre associato alla pazienza della donna, chiusa nello spazio privato della sua casa. L’artista sente di dover cambiare questa visione, di operare un’apertura: gli oggetti, le sensazioni, l’atmosfera legata alla familiarità della sua abitazione possono confluire nell’arte, divenendo patrimonio collettivo. Cogliere questo movimento continuo dalla dimensione personale a quella pubblica secondo un’oscillazione di forme ed opere che trovano di volta in volta una loro specifica e sempre diversa dimensione espositiva costituisce una delle chiavi di lettura principali del lavoro della Merz e risulta fondamentale per comprendere alcune sue scelte, come il rifiuto di realizzare mostre personali che risale all’inizio degli anni ’80.
La mostra napoletana alla cui installazione parteciperà direttamente l’artista è stata concepita come una tappa ulteriore di questo processo di infinita definizione di un’opera ormai quarantennale che qui viene ripercorsa e indagata attraverso un corpus di opere particolarmente denso e significativo. Rachel Whiteread (Londra 1963), invece, è una delle artiste più importanti della sua generazione. Sin dagli esordi ha utilizzato per le sue sculture calchi di oggetti quotidiani: lo spazio sotto le sedie e i letti e all’interno di armadi, vasche da bagno e interni di case viene invertito cosicché il vuoto diventa solido, il negativo si trasforma in positivo. L’oggetto da cui si è partiti sembra essere stato assorbito dallo spazio, lasciando le tracce della sua presenza nel calco del vuoto che lo circondava. Attraverso la descrizione dell’assenza, l’artista riesce comunque a far emergere associazioni sensoriali grazie anche all’uso di materiali quali poliuretano, resine, gesso e gomma che acuiscono la percezione di qualcosa che non esiste più, ma che una volta era indissolubilmente legato alla vita umana.
Molti dei lavori di Rachel Whiteread presentano questo aspetto: da un lato sono nostalgici e confortevoli, dall’altro si rivelano sinistri e alieni. Il suo interesse si sposta progressivamente verso l’architettura intesa come spazio della collettività e della storia. Nel 1992 realizza la prima serigrafia Mausoleum Under Construction (Mausoleo in costruzione), basata su un’immagine di loculi cimiteriali, la cui struttura a griglia evoca le geometrie minimal.
La retrospettiva in programmazione al MADRE di Napoli sarà la prima mostra museale della Whiteread in Italia. Per l’occasione l’artista creerà anche una grande installazione pensata appositamente per gli spazi dell’istituzione partenopea, utilizzando decine di case di bambola di varie epoche fino a formare un villaggio immaginario, reminiscente le ricostruzioni storiche negli allestimenti museali dei siti archeologici, analizzando e decostruendo la nostra percezione critica dei contesti abitativi.
Marisa Merz
Rachel Whiteread
3 febbraio – 23 aprile 2007
Museo Madre – Via Settembrini 79, Napoli
Orario: dal lunedì al giovedì e domenica ore 10.00 – 21.00; venerdì e sabato ore 10.00 – 24.00; chiuso il martedì
Biglietti: intero € 7; ridotto € 3,50
Telefono: 081 19313016
www.madrenapoli.it