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Voi siete qui: Biblioteca » Per La Nave di Teseo torna “Nina dei lupi” di Bertante

15 Settembre 2023

Per La Nave di Teseo torna “Nina dei lupi” di Bertante

Nina dei lupi di Alessandro Bertante (La Nave di Teseo, 2023; ma il libro è stato pubblicato da Marsilio Editore nel 2011) appartiene al genere distopico, definizione che limita in molti modi una storia, invece, ricca. Il romanzo è stato inserito anche tra i romanzi dello Strega del 2011, sostenuto da un gruppo nutrito su Facebook. Non è riuscito a entrare nella cinquina dei finalisti, ma ha raccolto critiche molte positive.

Il racconto inizia in un mondo in cui è già avvenuto qualcosa di sconvolgente: la vita tecnologica è finita e gli esseri viventi hanno vissuto nel saccheggio e nella continua sopraffazione. Solo gli abitanti di un piccolo paesino sono riusciti a continuare la loro vita, una vita semplice, in cui la tecnologia è stata messa da parte. Con una certa fortuna hanno superato diversi momenti difficili insieme: condividendo quanto avevano, ma soprattutto lavorando la terra, che in quel piccolo villaggio ai piedi della montagna, sotto la quale da secoli vivono, sembra essere fertile.

Hanno pochi rapporti con il mondo esterno. Solo due uomini, un padre e un figlio, hanno il compito di andare a cercare notizie, l’unica via di accesso è stata fatta saggiamente crollare da Alfredo, il vecchio sindaco, che continua a scandire il tempo.

Nina ha compiuto dodici anni ed è diventata donna per la prima volta, affrontando da sola il delicato passaggio verso l’età adulta. Ha il divieto di andare oltre il sentiero che porta al fiume. E anche se nessuno glielo dice chiaramente, ci sono grandi aspettative su di lei: non è la semplice ragazza che crede di essere. A lei spetta il compito di formare una nuova vita in quel modo ormai desolato. E chissà, forse, la prosperità del villaggio nasce proprio da lei.

Gli abitanti vivono sereni, macchiati, però, da un’ombra: dal ricordo della Sciagura e per quanto sicuri, perché sanno che le montagne li isolano, comprendono che potrebbero essere minacciati, presto o tardi, da coloro che sono fuori, lì dove la vita non è mai sicura tra saccheggi e guerre tra fazioni.

Si capisce abbastanza presto che Nina non è una semplice ragazzina. A lei il compito di salvare il piccolo borgo, quando a un cero punto la galleria, con i suoi detriti, esplode e arrivano degli stranieri con intenzioni tutt’altro che buone. Sono venuti, infatti, per saccheggiare, per prendere quello che gli è stato tolto dopo la Sciagura.

Nina scappa oltre il fiume, che fino a quel momento è stato un limite invalicabile, ma che ha attraversato con Alfredo, prima che questi morisse. Così Nina raggiunge la montagna, sta per morire assiderata, viene soccorsa da Alessio, un uomo che riesce a vivere nel bosco da solo. Alessio aiuta Nina, le dà vestiti, alla fine prova per le un sentimento di amicizia e la vuole proteggere.

Alessio e la stessa Nina comprendono la sua vera natura quando un lupo le si avvicina e lei lo accarezza: c’è un legame che unisce la ragazzina ai lupi e quindi alla parte più profonda del paesaggio e della Natura. Come se in lei ci fossero i semi per un nuovo mondo.

Anche durante l’attacco da parte dei predoni ‒ che sentono uno sparo proveniente dal bosco, quando un branco di lupi vuole sfamarsi con il corpo congelato di un cervo, che invece Alessio desidera per sfamarsi ‒ Nina dimostra di avere dei poteri soprannaturali.

La parte finale del romanzo racconta la liberazione del piccolo borgo e della morte di Fosco, il capo dei predatori per mezzo di Nina e di Alessio. La cacciata dei predoni porta serenità alla comunità e la speranza di un nuovo inizio.

Bertante usa una prosa asciutta, nitida e precisa. Cormac McCarthy è un autore vicino al suo romanzo. Ma nonostante ciò, Nina dei lupi non è un romanzo che vive all’ombra dello scrittore americano de La strada. Esiste un rimando evocativo a La strada, certo, ma Nina dei lupi ha una propria fisionomia. Come se Bertante sia arrivato a “continuare” la storia de La strada, le storie di Sergej Luk’janenko e quelle di Gabriel García Márquez. Ma in modo completamente diverso.

In Bertante è la forza della natura, la terra, nella quale vive Nina, a darle forza, a essere l’energia che attraverso lei permette alla valle di vivere. Bertante si spinge oltre, ben oltre. La Nina di Bertante conserva al suo interno le leggende di tempi andati, ancora presenti nell’immaginario popolare. Dove l’onirico, l’aspetto mitologico è più funzionale alla storia di quanto si non possa immaginare.

Del resto l’autore è chiaro rispetto a Nina dei lupi: il libro non è «un viaggio nella mitopoiesi fondatrice di una nuova civiltà», ma una speranza nei confronti della natura perché «in essa rimanga una remota saggezza che ha a che fare con il tutto e il sempre. E che si tramuti in una fonte di saggezza per la civiltà smarrita dell’uomo plasmata sulla particolarità e l’egoismo».

Claudio Cherin

Alessandro Bertante
Nina dei lupi
La nave di Teseo
Collana I grandi delfini
2023, 240 pagine
19 €

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