Ultime settimane per visitare al Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci a Fontanellato (PR) la mostra Ugo Celada da Virgilio. Enigma antico e moderno: chiuderà infatti i battenti il prossimo 17 settembre (il periodo di apertura è stato prorogato fino al 15 ottobre, ndr).
Ne firma la curatela Cristian Valenti ed è stata organizzata in collaborazione con la Fondazione Cavallini Sgarbi di Ferrare, la Fondazione Monteparma, il MAM – Museo d’arte Moderna dell’alto Mantovano di Gazoldo degli Ippoliti, il Mart – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento, il Museo Virgiliano di Pietole e il Comune di Borgo Virgilio.

Lungo il percorso espositivo sono presentate al visitatore una cinquantina di opere del pittore, nato nel 1895 a Borgo Virgilio quando ancora si chiamava Cerese. Adeguandosi a un uso del tempo, l’artista aggiunse il toponimo al proprio cognome, firmandosi appunto Ugo Celada da Virgilio, come aveva fatto, per esempio, Archimede Bresciani da Gazoldo che forse fu suo mentore.
Visse giusto 100 anni, ma osservando i suoi dipinti – ha detto il curatore – sembra che non sia successo nulla nel corso di quel secolo perché l’artista ha posto uno “schermo” tra la sua opera e il mondo. Il padre lo voleva sarto ma Celada preferì dedicarsi all’arte. Partì volontario nella Prima guerra mondiale e nel corso della seconda, nel 1943, il suo studio milanese venne bombardato e il materiale in esso contenuto quasi completamente distrutto, provocando una lacuna in parte insanabile.
Il curatore ha però sottolineato la scarsità di fonti documentarie anche per la fase successiva perché l’artista ha eliminato o nascosto quanto c’era di documentazione. Si aggiunga, inoltre, che Celada non datava le proprie opere. La periodizzazione del suo catalogo, dunque, è uno dei principali problemi degli storici dell’arte alle prese con il suo lavoro.

Comunque è assodato che dopo la Seconda guerra mondiale Celada scivolò progressivamente fuori dal mondo dell’arte “ufficiale”, rimanendo un pittore escluso e dimenticato. Non poco deve aver contato il suo atteggiamento polemico verso i cambiamenti e i movimenti artistici a lui contemporanei, come l’Astrattismo e l’Arte concettuale. Eppure negli anni Venti e Trenta partecipò a varie edizioni della Biennale di Venezia, tanto che il collega Émile Bernard nel 1926, in una recensione molto positiva, lo lodò come il migliore pittore italiano dell’epoca. Celada espose anche alla Permanente di Milano.
Nelle tre sale espositive le opere di Celada vengono messe in dialogo con lavori di altri artisti coevi o a lui anteriori, anche di secoli, come Giovanni Pietro Pedrini detto il Giampietrino e Ludovico Carracci. Secondo il curatore Valenti, infatti, in precedenti mostre si era commesso l’errore di presentare i suoi lavori in modo avulso. Nei suoi dipinti non ci sono mai citazioni dirette, ma si ritrovano rimandi latenti, sotto traccia.
Di quadro in quadro il visitatore può ammirarne la grande versatilità in temi e in stili e le tangenze con il Realismo Magico. La sua pratica di lavoro era molto vicina a quella della bottega rinascimentale: non è dunque un caso rintracciare l’influenza del Mantegna.

Ci sono dipinti, disegni e bozzetti: paesaggi, scene di natura morta o silente dall’atmosfera sospesa, nudi (il nudo è forse il tema che lo contraddistingue maggiormente) e ritratti. Da notare che Celada si specializzò in ritratti ritratti su commissione.
Sulle pareti, qua e là, citazioni. Ne trascrivo una dello stesso Celada, riprodotta su una parete a cui sono appesi un Autoritratto con manichino del pittore (datato attorno al 1945) accanto a Manichini degli anni Quaranta e all’Autoritratto con corazza di Giorgio de Chirico (1947):
Il Manichino è un modello perfetto… e non perché rimane un oggetto inanimato, ma perché l’artista può farne la creatura che vuole, può infondergli i propri sentimenti, le proprie passioni… infondo in fondo, il ritratto di un manichino è un po’… un Autoritratto.”
La mostra al Labirinto della Masone ha lo scopo di far conoscere al grande pubblico questo artista difficile da inquadrare ed etichettare, sottraendolo alla ciclica “riscoperta” che periodicamente lo riporta sotto i riflettori.
Il biglietto d’ingresso comprende l’accesso al sorprendente labirinto di bambù e all’ancor più sorprendente – lasciatemi dire – collezione permanente di Franco Maria Ricci, ricca di sculture e dipinti, fino ai ritratti di Tullio Pericoli: su tutti, naturalmente, quelli di Jorge Luis Borges, l’altro genius loci del Labirinto.
Saul Stucchi
Didascalie:
- Ugo Celada da Virgilio
Natura morta con panettone, s.d.
Olio su tela, 68 x 84 cm,
Collezione privata - Ugo Celada da Virgilio
Bambina che legge, 1938
Olio su masonite, 64 x 64 cm,
Fondazione Cavallini Sgarbi, Ferrara - Ugo Celada da Virgilio
Ritratto di gentiluomo, s.d.
Olio su compensato, 105,5 x 83 cm
Collezione Franco Maria Ricci, Labirinto della Masone, Fontanellato (PR)
Ugo Celada da Virgilio
Enigma antico e moderno
Informazioni sulla mostra
Dove
Labirinto della MasoneStrada Masone 121, Fontanellato (PR)
Quando
Dal 7 maggio al 17 settembre 2023Prorogata fino al 15 ottobre 2023
Orari e prezzi
Orari: tutti i giorni, tranne il martedì, 10.30 – 19.00Ultimo ingresso 17.30
Martedì chiuso
Biglietti: intero 18 €; ridotto 15 €
Il biglietto, giornaliero, comprende la visita al labirinto di bambù e alla collezione permanente di Franco Maria Ricci