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Voi siete qui: Biblioteca » Da Iperborea “Il violino del pazzo” di Selma Lagerlöf

19 Luglio 2023

Da Iperborea “Il violino del pazzo” di Selma Lagerlöf

In Selma Lagerlöf ‒ scrittrice svedese vissuta tra il 1858 e il 1940, prima donna a ottenere il Premio Nobel per la letteratura nel 1909 ‒ il fantastico e il fiabesco hanno un ruolo molto importante. Lo si riscontra anche ne Il violino del pazzo (pubblicato da Iperborea con la traduzione di Andrea Berardini).

Per il giovane Gunnar Hede il violino non solo è sfogo, libertà, magia, conforto. Gunnar sembra un Orfeo prima di conoscere Euridice: gli basta posare l’archetto sulle corde perché la melodia trascini lui e chiunque l’ascolti, richiamando ciascuno al proprio destino per mezzo di una forza sotterranea.

«Era quella la sua strada, il cammino luminoso che gli si apriva davanti. Disse a se stesso: “Lo voglio, voglio diventare un musicista, devo diventarlo. […] Posso stregare la gente con il mio violino”».

Le cose, però, precipitano per salvare la residenza di famiglia Munkhyattan, rifugio e custodia della memoria della famiglia del giovane Gunnar.

Selma Lagerlöf, Il violino del pazzo, Iperborea

Consapevole che dovrà darsi da fare per trovare il denaro necessario per la magione, Gunnar decide di partire. Un giorno, mentre passa in un villaggio, sente arrivare delle note da un cortile, così Gunnar scende e si aggrega a una compagnia di saltimbanchi e suona il violino, facendosi prestare lo strumento da un vecchio suonatore cieco, accompagnato dalla nipote, Ingrid, una ragazzina dagli occhi grandi e seri, dal sorriso raro e travolgente.

Dopo questa giornata di spensieratezza, Gunnar prosegue il viaggio. Come suo nonno, infatti, ha iniziato a fare il commesso viaggiatore. Racimolata la somma per salvare la tenuta, continua a lavorare, ma perde tutto il resto, compresa la ragione. Diventa avido. Il denaro è l’unica passione che lo domina, accantonata quella del violino.

La vita di Gunnar consiste nel girare per i borghi della Dalecarlia ‒ regione che si trova nella Svezia centrale ‒ preso in giro da tutti, per l’aspetto inquieto e impaurito da tutto ciò che non può controllare, per vendere i suoi utensili. Non ricorda più chi è e cosa ama e continua a girare il mondo con il sacco pieno di coltelli, forbici e accette. Lo chiamano Becco, lo considerano pazzo.

Un giorno Gunnar arriva in un piccolo cimitero dove siede sul ciglio della terra scavata da poco e suona il violino. Le note richiamano alla vita Ingrid, la ragazza incontrata in quel giorno di spensieratezza, che nel frattempo ha perso il nonno ed è stata adottata dalla famiglia di un pastore da cui non ha ricevuto amore. La ragazza si è ammalata e, i parenti acquisiti ritenendola morta, l’hanno seppellita. Risvegliata dal sonno apparente della morte, lei lo segue.

Sulla loro strada i due troveranno la casa nel bosco di una vecchia buona e saggia, infine la tenuta di Munkhyttan. Una volta giunto alla tenuta, è Ingrid a riportare alla vita Gunnar, riconsegnandogli il violino.

Allora si scopre la relazione che da sempre ha legato il giovane allo strumento: il violino gli parla e lui ascolta ogni parola. «Era meraviglioso, comunque, che non appena passava l’archetto sulle corde, ne uscisse qualcosa di così bello. Era il violino che si occupava di tutto, sapeva cosa andava fatto, l’uomo si limitava ad ascoltare. Nessuno poteva capire come avvenisse. […] L’uomo avrebbe volentieri trascorso in quel modo l’intera giornata, lasciando che quelle incantevoli note sbocciassero dal violino come piccoli fiori bianchi e colorati. Avrebbe suonato fino a coprire i fiori tutto un prato, tutta una valle lunga, tutta una vasta pianura», scrive la Lagerlöf.

La musica, associata al talento, è vita. Il suono del violino è talmente portentoso da richiamare alla vita Ingrid che tutti a un certo punto della storia credono morta e che invece è caduta in un torpore tanto profondo.

Il violino del pazzo è anche una storia di fantasmi, di creature perdute e ritrovate, ambientata in un luogo a tratti misterioso e desolato, in cui il confine tra la vita e la morte, così come quello tra la realtà e il sogno, si fa incerto, permeabile.

C’è qualcosa di incredibilmente toccante in Selma Lagerlöf, che va oltre ciò che racconta. La sua prosa ha un che di antico, le cadenze della fiaba e delle saghe orali, ma si rivolge anche alla psicologia dei personaggi, questo fa della Lagerlöf un’indagatrice delle sfumature dell’anima.

Claudio Cherin

Selma Lagerlöf
Il violino del pazzo
Iperborea
Collana Gli Iperborei
Traduzione di Andrea Berardini
2023, 160 pagine
17 €

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