A partire almeno dalle scaturigini medievali di un regno degli slavi orientali e del loro incrocio con i variaghi – la Rus´ di Kiev – la storia russa si è costruita per via di una trama difficilmente ricomponibile passando com’è noto attraverso innesti contraddittori, scontri ferocissimi e infiniti conflitti. Al potere più o meno stabile degli zar spesso faceva da contraltare l’attacco dei mongoli, l’insorgere dei guerrieri delle steppe, i cosacchi, le rivolte interne e le pressioni reali o immaginarie da occidente.
Paese troppo vasto per non scatenare tumulti e insieme la necessità di reprimerli con la massima durezza anche quando fu governato da una figura come quella di Caterina la Grande, cui dai tempi dei suoi rapporti epistolari con gli illuministi francesi gli occidentali concedono il beneficio di alcune buone, progressiste intenzioni ma nella realtà convinta che “un paese vasto come la Russia dovesse necessariamente essere governato da un’autocrazia” (lo scrivevamo qui su ALIBI a proposito di Storia della Russia di Orlando Figes).
Proprio durante il suo regno, una rivolta tanto improbabile quanto complicata da domare ebbe come protagonista il cosacco Pugačëv, vagabondo ribelle e transfuga dell’esercito zarista che sarebbe presto entrato nell’immaginario degli oppressi e del popolo russo in genere come esempio della ribellione al potere degli zar.

Si fece carico di raccontarne la vicenda Aleksandr Puškin (1799-1837) primo grande scrittore dell’era moderna, padre della letteratura russa. La Storia della rivolta di Pugačëv, è uno dei romanzi storici che lo hanno reso celebre. Puškin nulla tace della violenza “crudele e spietata” del rivoltoso che sarebbe diventato un eroe per molti rivoluzionari a venire – distaccato nel racconto, lo scrittore non era stato insensibile al clima coevo, romantico, impregnato di una mitologia eroica, un qual certa epica dell’impresa, della gloria, consustanziali nel bene e nel male alla storia russa.
Del resto, Puškin era noto per il suo spirito ribelle, insofferente all’autocrazia russa: e gli anni vissuti sulle montagne del Caucaso avevano rafforzato in sé stesso l’immagine irrequieta di un idealista che la natura selvaggia sollecitava a nobili intenti. Né l’avventuroso soggiorno – stavolta nel lusso – a Odessa, città-mito quant’altre mai diminuì la sua fama di irregolare, non solo per le sue idee ma anche per il vizio di spassarsela con donne sposate a personaggi di potere (sarebbe stato ricambiato con uguale moneta: sfidato a duello un barone diventato l’amante della moglie, ci avrebbe rimesso la vita). Un’indole che poteva ben giustificare l’interesse per un uomo come Pugačëv.
Cosacco del Don, costui sembrò provenire dal nulla, ma attraverso gli Urali, il Volga e il Mar Caspio riuscì non solo a catalizzare per due anni l’attenzione di popolazioni diverse e migliaia di servi della gleba ma a farsi passare per nuovo, legittimo imperatore col nome di Pietro III. Capace di ammaliare folle intere, “si faceva notare per l’insolenza dei suoi discorsi – scrive Puškin -; ingiuriava le autorità, istigava i cosacchi a fuggire nelle regioni del sultano turco, prometteva a ciascuno dodici rubli mensili di salario”.
Riuscì a guadagnarsi il sostegno dei baschiri, dei contadini, dei poveri. Tutto questo Puškin lo racconta con la sobria cadenza realistica che avrebbe maturato negli anni. Impressiona la precisione del dettato (lo leggiamo nella limpida traduzione di Ettore Lo Gatto), l’andamento lineare di un racconto che puntella ogni momento della storia con la sola forza della rappresentazione (la stessa dicitura romanzo pare un po’ forzata) senza turbamenti emotivi. Neppure quando l’epilogo si avvicina e, con esso, lo smarrimento finale di Pugačëv e l‘ombra decisiva di Caterina sullo sfondo ma implacabile.
Ci sarebbe voluta una campagna militare gigantesca per avere ragione del nemico, e dopo la sua esecuzione a Mosca il potere dei proprietari terrieri sui servi della gleba fu più duro di prima. Questo lo diciamo noi a posteriori – ai lettori potranno bastare la descrizione del rivoltoso davanti al boia, l’immagine delle forche e la folla che assiste allo spettacolo di una morte efferata.
Michele Lupo
Aleksandr Puškin
Storia della rivolta di Pugačëv
Traduzione di Ettore Lo Gatto
Quodlibet
Collana Compagnia Extra
2023, 160 pagine
13 €