Missione Premio Strega 2023: 5 di 12.
“Igiaba ha già vinto: è la prima italiana afrodiscendente candidata allo Strega.” Con queste parole Tiziana Ferrario ha presentato al pubblico della (pienissima) Sala Azzurra Igiaba Scego, che nella giornata di venerdì 19 maggio è intervenuta al Salone Internazionale del Libro di Torino per parlare del suo ultimo romanzo Cassandra a Mogadiscio (Bompiani, 2023), fra i dodici semifinalisti del Premio Strega.

Al di là della candidatura, una vittoria personale, per la scrittrice, l’essere riuscita a scrivere questo libro. Un libro che racconta ciò che non si può e non si riesce a raccontare: la guerra.
Cassandra a Mogadiscio è un memoir scritto in forma di lettera aperta alla nipote Soraya. Attraverso i ricordi e la memoria della madre, la sua hooyo, Igiaba racconta alla ragazza la sua storia, la storia della Somalia, che ha dentro per discendenza, e della sua famiglia dispersa in tutto il mondo. Igiaba fa da tramite fra Soraya e la madre, diventa il ponte di questo sapere, che permette di unire la nipote, che parla solo inglese e francese, alla nonna, che con quella nipote fatica a comunicare e spera impari presto l’italiano.
L’italiano assume, così, un ruolo molto importante nel libro: lingua dal passato violento, che si è trasformata, ha adottato e cresciuto nuovi cittadini, diventando una lingua madre, quella che permette a Igiaba di scrivere la sua storia. La sola lingua che può unire la nonna alla nipote.
“È strano: la tua ayeyo ha più fiducia nella lingua italiana, la lingua degli ex colonizzatori, che nel somalo natio.”
Fra le pagine, la musicalità dell’italiano s’intreccia alle parole in somalo: quelle della famiglia, aabo, hooyo, edo, e quella del dolore, Jirro.
“Jirro in somalo significa ‘malattia’ […] Ma Jirro per noi è una parola più vasta. Parla delle nostre ferite, del nostro dolore, del nostro stress postraumatico, post guerra. Jirro è il nostro cuore spezzato. La nostra vita in equilibrio precario tra l’inferno e il presente.”
Il Jirro si è insinuato in Igaba il 31 dicembre 1990, quando sedicenne si preparava ad andare a una festa, mentre la madre, a Mogadiscio, affrontava lo scoppio della guerra civile in Somalia. Igiaba ha conosciuto il Jirro nei due anni di rapporto sospeso e di silenzio che ne sono seguiti, interrotti da una sola telefonata della sua hooyo e segnati da una bulimia che rappresentava il suo bisogno di “buttare fuori” il dolore, il trauma, le armi.

Chi ha vissuto la diaspora somala del 1991 conosce quel tormento, quel trauma postbellico, lo strappo violento che li ha costretti a lasciare il paese di origine e a disperdersi per il mondo, a creare una nuova storia a partire da una pagina di Storia che ci è tremendamente vicina e di cui, forse, ignoriamo il dolore e la violenza.
“[…] questa mia esplorazione biografica mi ha portata a vedere la storia […] da prospettive differenti, mettendo nel gioco della memoria anche i fraintendimenti, le lacune e quei territori che è difficile esplorare per paura o per pudore” scrive Scego nei ringraziamenti finali, che titola “Autobiografia in movimento”.
In Cassandra a Mogadiscio la scrittrice parla da italiana, ma lo fa con l’occhio di chi appartiene a un Paese che è stato distrutto, permettendo al lettore di vedere questa pagina di Storia da un’altra prospettiva.
Attraverso la lingua e le parole, Igiaba Scego cuce il suo pezzo di storia, cuce ponti tra famiglie, generazioni e persone, ricama, sul dolore e sul dramma, la sua cura e possibilità di salvezza: il passato, la conoscenza, la memoria.
“Dirò una cosa forse banale, ma in cui credo molto: è importante ricominciare dalla letteratura africana, che racconta la storia del passato e del presente, per comprendere il rapporto tra l’Europa e il sud globale. È importante costruire ponti, non solo muri, con l’altro, perché poi i muri ti possono crollare addosso”, ha detto la scrittrice durante la presentazione al Salone di Torino.
Nota
La fotografia in copertina si trova negli archivi della Fiera di Milano e ritrae la hooyo di Igiaba Scego durante un viaggio in Italia. La fotografia è stata scelta perché ritrae la madre nel suo gesto di cucire (attività che svolge costantemente, ancora oggi) e perché si vedono una donna nera e una donna bianca che fanno una cosa insieme: l’immagine dell’Italia che Igiaba Scego vorrebbe.
Ilaria Cattaneo
Igiaba Scego
Cassandra a Mogadisco
Bompiani
Collana Narratori Italiani
2023, 368 pagine
20 €