“La giustizia non è una pallottola” è la nona inchiesta dell’ispettore Stucky, il poliziotto creato da Fulvio Ervas. La pubblica, come sempre, l’editore Marcos Y Marcos che ha scelto per la copertina una bella illustrazione di Vendi Vernić.
L’artista croata, nata a Zagabria nel 1991, vincitrice dell’edizione 2018 del Premio Internazionale d’Illustrazione Bologna Children’s Book Fair – Fundacion SM, è un’amante del caffè. L’ho letto in una sua intervista. Sarà sicuramente un caso, ma il romanzo di Ervas profuma proprio della nera bevanda che diffonde il suo aroma tra le pagine. Avendo la stessa passione di Vendi, mi sono segnato tutte le occorrenze in cui si manifesta, dall’inizio fino a un passo dalla conclusione, quando il mio quasi omonimo (ma perfettamente omofono) si beve un “caffè alla Landrulli, denso e napoletano”.

Ma fin dal principio – siamo nel secondo capitolo a pagina 15 – al caffè (qui bevuto in un bar diverso dalla sua caffetteria preferita di Treviso, ovvero il Goppion) si mescola uno dei temi chiave della storia: la diffusione delle armi. Nella pagina precedente il lettore si è imbattuto nella frase che dà il titolo al libro, pronunciata dall’ispettore all’indirizzo dello zio persiano, daij Cyrus. Questi è intenzionato ad armarsi per difendersi contro gli intrusi che violano i limiti della sua proprietà, ma il nipote, a ragione, è decisamente contrario.
Stucky & Co.
Al pari di altri narratori, Ervas si serve della forma romanzo non solo – è evidente – per intrattenere il lettore con una storia ben confezionata, ma anche per farlo riflettere su un tema ovvero un problema più o meno d’attualità, se non per riempire un vuoto lasciato dal giornalismo, almeno per affiancarlo in questo compito. La società è in perenne cambiamento e i più distratti tra noi – la maggior parte, ahimè – non si accorgono dei processi in atto se non quando l’evidenza esplode – è il caso di dire – in qualche caso clamoroso.
A corona di Stucky ritroviamo qui i compagni delle inchieste precedenti, a cominciare dal commissario Montini (con il quale l’ispettore ha uno scontro d’opinioni che lascia il protagonista “con l’umore al nero di seppia”) e dagli agenti Spreafico, Mortara, Landrulli, Tagliabue… Ma fanno la loro comparsa in scena due nuove colleghe: le agenti Silvia Lopresti dalla questura di Padova e Gloria Salvalaio dalla omicidi di Udine. E naturalmente ci sono le sorelle di vicolo Dotti – Sandra è preoccupata per il nuovo ragazzo di Veronica… – pronte a dare una mano e un sostegno eno-gastronomico al nostro eroe.

Trattandosi di un romanzo giallo non mi soffermerò sulla trama, se non per riferire il minimo indispensabile: due storie di sangue macchiano la collina del prosecco e la piana ai suoi piedi, interrompendo la placida quiete (che è solo apparente, come sanno i fedeli lettori di Ervas) del trevigiano. Sono coinvolti un imprenditore narcisista “ma intrigante”, Alessandro Giustinian, una donna misteriosa, una famiglia schiacciata da una tragedia… Ma c’entrano anche i figli delle nostre glorie poetiche: Pietro Alighieri e Francesca Petrarca.
Nel frattempo in Veneto…
Davvero una “regione strana” il Veneto. Così ne parla un personaggio “camaleontico” verso la fine del romanzo:
Nel Veneto succede di tutto. Qui puoi dare da bere i PFAS ai bambini che tanto semo forti, qui puoi sfruttare i tuoi lavoratori pakistani che tanto chi se ne frega dei pakistani che non sappiamo nemmeno dov’è il Pakistan, e puoi farti fregare dalla tua banca sotto casa che tanto i soldi non ti mancano e mica l’hanno fatto apposta, come se uno sorridesse allo stupratore, puoi seppellire sotto le strade tutta la merda che vuoi che tanto qua siamo seri e non ti controlla nessuno e quando non la seppellisci riempi un vecchio capannone. E poi ci dai fuoco. Qua semo el Veneto, no se fermemo mai, caro poissiotto…”
All’altro estremo del libro, nelle pagine iniziali, Ervas non la tocca più piano, facendo dire all’imprenditore Giustinian, amante di Shakespeare di cui ammira la potenza dell’immaginazione, una forza per sua natura ambigua, queste parole:
Be’, l’immaginazione ha un segno positivo, quindi crea, e uno negativo e, purtroppo, dissipa. Usando l’immaginazione negativa abbiamo lasciato svuotare la più bella città del mondo, Venezia, mentre lucravamo su come difenderla. Pensi solo allo scandalo del modulo sperimentale elettromeccanico: è stato uno dei più grandi atti corruttivi in ambito di opere pubbliche del paese e forse d’Europa. Tuttavia c’è dell’ingegno nell’acronimo: MOSE, il richiamo biblico a un evento miracoloso, probabilmente inventato o esagerato ad arte, secondo Spinoza. La perfetta fusione tra tecnologia e fede, come si conviene a una terra laboriosa ma incline alla creduloneria…”.
Credulone, invece, non è il nostro Stucky, tanto che Montini – ma non per fargli un complimento – lo definisce “uno spacciatore di tarli”, ovvero un seminatore di dubbi, figlio del suo “papà” che ha insegnato scienze naturali fino a pochi mesi fa: Ervas è infatti andato in pensione alla fine dello scorso anno scolastico.
Anche in questo libro lo scrittore ha disseminato qua e là riferimenti alle scienze, tra infrarosso e ultravioletto, linfociti e molecole, “campi di forza maledetta”, “leggi dei funghi” e teorie delle crepe. E quanto squallore attorno a un omicidio! Ma per fortuna c’è spazio anche per Chopin, Shakespeare, l’amore e l’amicizia, il riesling trentino… E, naturalmente, il caffè.
Saul Stucchi
Fulvio Ervas
La giustizia non è una pallottola
Marcos y Marcos
Collana Gli Alianti
In copertina un’illustrazione di Vendi Vernić
2022, 320 pagine
18,00 €