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Voi siete qui: Teatro & Cinema » Recensione di “Schiava d’amore” di Nikita Michalkov

18 Dicembre 2022

Recensione di “Schiava d’amore” di Nikita Michalkov

Non so quanti tra i miei fedeli lettori abbiano tenuto il conto, ma questa recensione mi risulta essere la mia centesima.

Qualcuno potrebbe chiedermi come mai, circondati da tanti capolavori della cinematografia, io abbia scelto questo film di Nikita Michalkov per celebrare la ricorrenza. La risposta è semplice: io suddivido i film (ma anche i libri, o le opere pittoriche, teatrali, etc.) in lavori di qualità indiscutibile, su cui si è sparso nel tempo fin troppo inchiostro e, pellicole, testi o spettacoli cui sono legato da un punto di vista affettivo. Come per “Schiava d’amore” (1975). Comunque, sono abbastanza discreto da non spiegare il motivo che mi lega al film, e procedo allora con l’analisi.

È lo stesso regista che racconta la genesi di questo lungometraggio.

Siamo in pieno periodo sovietico. I due sceneggiatori (Friedrich Gorenstein e Andrej Končalovskij, fratello di Nikita) affidano il loro lavoro al famoso regista Rustam Khamdamov, il quale inizia a girare, nel 1974, un film su Vera Cholodnaja dal titolo: “La felicità triste”. Le riprese, però, vengono interrotte. Končalovskij allora, propone a Nikita di portare a termine il film.

Tuttavia, in parte anche per rispetto verso Khamdamov, viene deciso che l’opera sia integralmente rifatta, seguendo una sceneggiatura diversa; due grossi problemi sono il budget molto ridotto dopo il primo tentativo (solo 300 mila rubli) e il fatto di avere un mese e mezzo di tempo a disposizione. La pellicola conserva la protagonista (Elena Solovéj) e vede la luce nel 1975 con il titolo di “Schiava d’amore”.

Una scena del film "Schiava d'amore" di Nikita Michalkov

La vicenda raccontata è un classico esempio di metacinema, nel quale viene raccontata la genesi (o per meglio dire, la parte finale) di una pellicola girata nel pieno della rivoluzione bolscevica del 1917.
Il film può essere analizzato sotto diverse chiavi di lettura.

La prima e la più semplice è quella storica: siamo ad Odessa, lontano da Mosca e qui imperversano le guardie bianche che prendono di mira le classi più umili per fermare l’ondata rivoluzionaria di cui si sente già arrivare l’eco.

Cinema nel cinema è poi la fatica della troupe per riuscire a portare a termine il lavoro: il budget è molto risicato, la pellicola sta per terminare e tutto procede a rilento, proprio come nel film di Michalkov.

Tuttavia l’aspetto più importante di “Schiava d’amore” è sicuramente la feroce critica verso la classe borghese. I componenti della troupe passano il tempo in sterili battibecchi, pause oziose, senza alcuna percezione di quello che sta accadendo nella loro patria. Siamo alla rappresentazione crudele del decadimento inesorabile di una società priva di valori e incapace di sollevarsi dal baratro in cui sprofonda.

E anche il cinema, in questa analisi, viene messo sotto accusa: c’è una classe sociale che si autocelebra su celluloide, insieme con i suoi sogni e le sue finzioni, mentre la realtà ha preso decisamente un’altra direzione.

…è terribile quando un artista tradisce la verità storica semplicemente per ignoranza e non per scelta, anche se è chiaro che l’artista, come diceva Tolstoj, ha un’aspirazione soggettiva, mentre lo storico ambisce all’obiettività”…

Nikita Michalkov

“Schiava d’amore” è un classico melodramma, ambientato in un’epoca particolarmente difficile, reso con un delicato manierismo e formalmente perfetto. Grande merito, oltre che al regista, va anche alla fotografia di Pavel Lebešev curata particolarmente nelle sfumature crepuscolari.

Nikita Michalkov

Qualche parola su Nikita Sergeevič Michalkov.

Attore, sceneggiatore, regista e produttore, nasce a Mosca nel 1945. Proviene da una famiglia di intellettuali e artisti: il bisnonno (Vasilij Ivanovič Surikov) e il nonno (Pëtr Petrovič Končalovskij) erano pittori; la madre (Natal’ja Končalovskaja) poetessa e traduttrice; il padre (Sergej Vladimirovič Michalkov) scrittore e poeta.

Inizia a studiare recitazione in teatro fin da bambino e, nel 1964, ancora studente è protagonista nel film “A zonzo per Mosca” di Georgij Danelija. Si diploma quindi (in regia) nel 1971, presso l’istituto statale di cinematografia. Dopo “Amico tra i nemici, nemico tra gli amici” (1974), ottiene il primo grande successo – anche fuori dai confini russi – con “Schiava d’amore”.

Seguono tra le tante, altre pellicole significative, come “Partitura incompiuta per pianola meccanica” (1977), “Oblomov” (1980), “Oci ciornie” (1987), “Urga” (1991) e “Sole ingannatore”(1994). “Urga – territorio d’amore” ottiene anche il Leone d’oro al Festival di Venezia.

Pur essendo legato moltissimo alla Russia e alla sua cultura, le sue opere si sono spesso discostate dai modelli del cinema sovietico per rifarsi alla grande tradizione della letteratura del suo paese.

Io adoro il cinema d’autore e lo pratico anche; ma i film d’autore sono come le ostriche: nessuno può vivere mangiando solo ostriche, ci vuole anche pane e salame”

Nikita Michalkov

Note e osservazioni

Il titolo “Schiava d’amore” è il titolo del film muto che la troupe sta girando ad Odessa: metacinema anche nel titolo.

Nikita Michalkov ha sempre affiancato al ruolo di regista quello di attore e anche nei film da lui diretti si è divertito a fare – come molti altri registi – qualche comparsata. In questa pellicola è il militare baffuto che si vede soprattutto alla fine.

Della famiglia artistica di Nikita fa parte anche il fratello maggiore, Andrej Končalovskij, già incontrato come sceneggiatore di questo film. Andrej, che ha frequentato lo stesso istituto statale di cinematografia del fratello, inizia come sceneggiatore appunto, ma poi passa anche lui dietro la macchina da presa. Visto il successo dei suoi lavori, anche fuori dalla Russia, decide di trasferirsi negli USA definitivamente negli anni Ottanta e lì ottiene fama e successo con pellicole d’azione (“A trenta secondi dalla fine”, “Tango & Cash”), seguite poi da altre opere meno “americane”.

A differenza del fratello, Nikita, che pure avrebbe potuto uscire dalla Russia, resta sempre molto legato alla cultura e all’anima della sua patria. Ne fa fede l’endorsement da lui dato più volte in questo 2022 alla “operazione speciale” di Putin in Ucraina.

L’Occidente vuole che la Russia sia comprensibile, mentre la Russia vuole essere compresa. Faccio un esempio. In un qualsiasi Hilton lei vada, a Parigi come ad Hong Kong, riceverà un continental breakfast: caffè, succo di frutta, croissant. Non capirà neppure dove si trova. Ecco, l’Occidente vuole questo quando parla di una Russia comprensibile: ci vuole come un continental breakfast, ovvia e standardizzata”.

Per chiudere in bellezza, torno a “Schiava d’amore”. Chiunque abbia avuto la fortuna di vedere questo film, sarà rimasto affascinato dall’ultima scena: un tram senza conducente che trasporta Olga (Elena Solovéj) a folle velocità, inseguita da soldati a cavallo. Si tratta di un finale sospeso, con tante possibili interpretazioni, ma quello che resta negli occhi dello spettatore è un’immagine poetica che va ben oltre la vicenda raccontata.

L S D

Schiava d’amore

  • Regia: Nikita Michalkov
  • Sceneggiatura: Friedrich Gorenstein, Andrej Končalovskij
  • Montaggio: Pavel Lebešev
  • Interpreti: Elena Solovéj, Aleksandr Kalyagin, Rodion Nachapetov, Oleg Basilašvili
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