Corrado Bonicatti rappresenta, nel panorama dell’arte italiana contemporanea, una presenza rara per la maestria della luce in una pittura che lo inserisce tra gli eredi di Morandi, Music, Mafai, Afro, per non citarne che alcuni. L’artista è uno degli ultimi maestri del ’900 che nutre l’ambizione e una grande attenzione a recuperare antiche tecniche che, attraverso innumerevoli velature, gli permettono di raggiungere ricche finezze cromatiche e fluidità di riflessi, concentrando un senso epifanico e insieme pudico della bellezza. “Bisogna essere capaci di riflettere anche le cose più pure” aveva affermato Gide. E Bonicatti, attraverso un colore legato alla sua particolare capacità percettiva, riesce a trasferire sulla tela un clima morbido che racconta solitudine e grandiosità di panorami romani, svela interni di intimità sussurrata; sublimando notazioni figurative che prendono vita e si trasformano, l’artista promuove un misterioso accadimento estetico attraverso la luce: il valore evocativo della sua opera stimola a cercare, al di là dell’immagine, l’equivalente interiore della esperienza visiva.

Se guardo i quadri di Corrado Bonicatti, vedo una città celeste, una città di luce, come Kash, la mitica città omologa alla sommità della testa, il punto attraverso cui entriamo in contatto con il cielo. E’ questo il miracolo della luce, la luce alla cui guida il mio amico pittore, stesura su stesura, con fedeltà e sapienza si affida.” (Ruggero Savinio; dalla Monografia “Bonicatti”, De Luca Editori d’Arte, Roma, 2009)