Seconda puntata del viaggio di Marco Grassano in Frisia.
Facciamo colazione nel primo locale aperto in cui ci imbattiamo, il Bakker bart, a un centinaio di metri da casa lungo la via percorsa stanotte. Interno spazioso, ricco di legni, rischiarato da ampie vetrine. Non hanno latte vegetale (di soia o mandorla). Ci arrangiamo col solo caffè lungo, che io abbino però a un dolce. Compriamo poi dell’acqua minerale nel vicino SPAR.

Il noleggio biciclette aprirà solo alle 10. Nell’attesa, passeggiamo un po’ in centro, cominciando a prendere confidenza con la cittadina. Seguiamo il canale di destra, quindi ci immettiamo nell’intrico di vicoli che va a Nord. Anche qui, case sbilenche ma saldamente inchiavardate, per sfidare l’instabilità del suolo. Ordine e pulizia. Sfociamo in un viale di edifici più eleganti, dalle solide facciate mercantili decorate con scritte maiuscole a me incomprensibili.
Seguendolo in curva, torniamo sul canale di prima e vediamo emergere dai tetti l’acuminata torre campanaria centrale di una “kirkona”, come abbiamo preso a chiamare scherzosamente le arcigne chiese indigene. Davanti a noi, sul vasto ponte – quasi una piazzetta bombata – che scavalca il naviglio, una scultura bianca riproduce uno di quei corni a forma di enorme pipa suonati sulle Alpi.

Giriamo verso il tempio svettante e quindi, ad angolo retto, lungo il canale che si diparte in direzione Sud, rasentando la Farmacia Centrale in stile simil Liberty. Il corpo idrico confluisce in uno maggiore, che superiamo su un ponte a bilanciere. Proseguiamo in sponda sinistra. Casette rivierasche orlate di rustica vegetazione spontanea. La rete dei canali ormai ci avvolge. Varchiamo un altro ponticello, con strane e massicce prue di legno su un fianco e sull’altro. Le immagino intese a proteggere il pilone centrale dagli impatti con le imbarcazioni. Ci manteniamo, anche qui, in riva sinistra.
Sulla sponda opposta, una compatta cittadella si protende verso l’acqua in una sorta di “Bar del Molo”, con relativo noleggio natanti. Il naviglio compie blandamente curva e controcurva, nel punto in cui avevamo notato la statua della mercantessa. Una fascia di edifici di concezione avveniristica. Invece di dirigerci alla Stazione, superiamo un passaggio a livello e imbocchiamo una via ariosa, di costruzioni pure abbastanza recenti ma a dimensione umana, con le corsie separate da una fila di parcheggi alternati ad aiuole fuori terra.
Troviamo quasi subito, sul lato destro, la Fietsstation 058, dalle molteplici vetrine. Entriamo, chiediamo, ascoltiamo, paghiamo e ce ne usciamo spingendo due velocipedi con sei rapporti di cambio ma con la sella stretta, dura come legno. Niente a che fare con la quasi poltroncina delle bici noleggiate ad Amsterdam. Pazienza: sopporteremo con stoica rassegnazione.
Sul lato strada opposto notiamo transitare lentamente, in direzione della ferrovia, un grosso organetto variopinto, tirato da un uomo. Una cinghia di trasmissione, collegata a un motorino, fa girare la ruota che lo aziona. Ne proviene, con sonorità da giostra di paese, una musica forte, in cui si alternano brani universalmente noti – Barbie Girl – a valzer di presumibile ascendenza locale. Chissà se è un modo per questuare qualche soldo. La sola idea mi immalinconisce.
Obbedendo alle indicazioni del navigatore, seguiamo questa arteria, diretta a sud. In mezzo a una caterva di altre vetrine, ci colpisce l’insegna – bianca su fondo nero – De Boer Woonprofessianals, arredatori.
La via si trasforma di colpo, dopo un incrocio, da commerciale in residenziale: un viale ricco di vegetazione e munito, su entrambi i fianchi, di piste ciclabili rosse. Le piste sottopassano gli snodi viarii più complessi e in un tratto coincidono con la stradina parallela, ammattonata, a servizio di abitazioni in fila, ma non si interrompono mai, neppure sul ponte che scavalca un grande canale, dove un robusto guardrail le separa dal traffico motorizzato. Gradualmente, l’urbanizzazione si dirada e i coltivi aumentano, fino a farci immergere in un’oggettiva campagna piatta e verde.
Qui il navigatore la fa totalmente da padrone, dettando il tragitto secondo svolte e percorsi che non sono necessariamente i più lineari – perché devono assecondare gli squadrati specchi d’acqua e le fitte rogge, più o meno ampie, da cui è incisa l’intera area, come a tracciare una centuriazione romana – e che da soli non avremmo mai trovato (e non sapremmo più ricostruire).
Pedalando nella luce tenera e nella piacevole temperatura del mattino, osserviamo sui prati attorno a noi, oltre le cunette e i filari di alberi, gruppi al pascolo di pecore (molte delle quali sdraiate a sonnecchiare o a impigrire), di bovini (credo della famosa razza frisona) e di cavalli. Uno degli equidi indossa quella specie di gualdrappa che mi aveva incuriosito quattro anni fa.
Le nostre selle sono davvero rigide, il fondoschiena comincia a dolere. Dopo un po’, lo fanno anche le gambe, non più abituate all’esercizio. Anzi, è proprio la fatica che avverto nelle cosce e nei polpacci – e non l’occhio, incapace di cogliere i dislivelli troppo piccoli – a dirmi se il percorso è in pur lieve salita.

Quando, passati due terzi del viaggio, dobbiamo portarci all’altezza di un altro ponte, per superare l’ennesimo, ampio canale, perdo colpi e rimango tristemente indietro.
Ci manca ormai poco. Sulla sinistra, oltre una densa cortina di alberi, capannoni in legno, una darsena, attività di manutenzione motoscafi. Le prime case del villaggio di Earnewâld (Eernewoude, in frisone). Alla seconda traversa, svoltiamo nella via principale, selciata a lisca di pesce. Abitazioni monofamiliari, una ha panni stesi al sole. La chiesetta, circondata dal cimitero (kerkhof, appunto).
Arriviamo sulla sponda di un corpo idrico non ben definibile. Un piccolo traghetto azzurro, riservato alle bici (e, chiaro, ai loro conducenti), fa la spola tra le due rive, partendo ogni volta che è carico. Veniamo trasbordati in pochi istanti. Siamo nel Parco Nazionale De Alde Feanen, che in frisone occidentale (lo cerchiamo in Rete…) dovrebbe voler dire “Le vecchie paludi”.
Marco Grassano
Seconda parte. Segue