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21 Settembre 2022

“La calda estate del commissario Casablanca”

Non durerà soltanto una stagione: è questo l’auspicio che il lettore augura a se stesso quando chiude “La calda estate del commissario Casablanca”, il romanzo d’esordio di Paolo Maggioni, pubblicato dalla SEM Società Editrice Milanese. Gli indizi sparsi lungo le oltre duecento pagine del giallo fanno ben sperare che Giuliano Casablanca, soprannominato Ginko (ma per noi è già il “Maigret di Paolo Sarpi”), tornerà a occuparsi di brutte faccende in quel di Milano. Maggioni ha infatti creato attorno alla figura del protagonista una squadra di comprimari a cui siamo già affezionati.

Casablanca è descritto con una veloce pennellata di due righe, come un “ragazzo un po’ invecchiato, senza divisa ma sempre in cravatta, l’aria da schiaffi, il sorriso tagliente sopra un ricordo di abbronzatura”. Ha per amico fraterno Stucas, a cui lo stringe un legame inscindibile, tanto che “ormai erano una specie di reciproca scatola nera negli incidenti della vita”.

E che Casablanca abbia alle spalle una vita accidentata lo dice anche lo strano rapporto con l’ex fidanzata Camilla. Il premio per la simpatia va al sino-romano Zhong, mentre il più antipatico è senza dubbio il sovrintendente “Minimo Sindacale” che fa “della zelante pedanteria il suo metodo di lavoro”.

Paolo Maggioni, La calda estate del Commissario Casablanca, Società Editrice Milanese

Trattandosi di un giallo non rivelerò nulla della trama, limitandomi a dire che ruota attorno a un ragazzo finito nei guai e a un altro che fugge dal suo paese: “e così Milano racconta due storie diversissime, pescate nel mazzo solo apparentemente uniforme della nuova emergenza migratoria”.

Preferisco soffermarmi su alcuni aspetti del romanzo. Innanzitutto c’è – e non poteva mancare – Milano. Che Maggioni la ami lo sanno tutti i suoi ascoltatori, di ieri e di oggi. Ma anche quei pochissimi che non dovessero aver mai sentito un suo servizio comprenderanno dalle descrizioni l’intensità della passione che Paolo ha per la metropoli.

È una Milano tra gentrificazione (per esempio nei quartieri NoLo e Isola) e tradizione. Una città che lui conosce bene per averla girata in lungo e in largo con la sua Vespa (ricordo che un bel po’ di anni fa il sito di un quotidiano nazionale aveva pubblicato un’intervista in cui lo si vedeva appunto girare in motoretta). Così ci regala descrizioni come questa, dedicata a via Vittor (per Vettor) Pisani: “il boulevard dritto come uno spillo che sapeva d’Europa, la rampa di lancio verso il quartiere dei grattacieli e lo sfondo verde del parco di Porta Venezia”. E poi Gratosoglio e Chinatown e viale Fulvio Testi e San Carlo e San Siro…

Città come “palcoscenico affascinante”, ma anche meta dei viaggi della speranza. Metropoli tentacolare e gabbia e giungla per chi ha l’incubo della “terza settimana” e guarda con angoscia al futuro.

Ma la descrizione più intensa e bella è a pagina 128: quasi una canzone d’amore (anzi, senza il quasi) a Milano, con una strizzatina d’occhio al Nanni Moretti di Caro diario.

La precedente menzione a San Siro richiama l’altro grande amore di Maggioni: l’Inter. E Casablanca non poteva che essere interista, come il lettore deduce a pagina 96, quando il commissario scherza con un migrante dicendogli che “a Milano c’è una sola squadra…”. Il poliziotto trae insegnamento dalle partite di calcio (come l’autore dalla “raffinata antropologia” della Gazzetta dello Sport), metafore della vita e dei casi su cui indaga. Giocare in attacco può essere una forma di estrema difesa e, se già non le conoscete, scoprirete la Variante Minaudo e a quella Comandini.

Il terzo ingrediente di questo cocktail estivo – da gustarsi però in tutte le stagioni – è il giornalismo, la professione di Paolo e il suo terzo grande amore pubblico (di quelli privati troviamo traccia nella dedica in esergo e nei ringraziamenti alla fine). Ci sono le “iene del giornalismo”, ma anche i cronisti dal volto umano, come Massimo Torre.

L’esperienza maturata in strada Maggioni la mette in ogni pagina: nella descrizione del “golden moment”, nella rievocazione di appunti presi direttamente sullo smartphone (ah, la vita agra del cronista!), nel riferimento al “service per chi non si schioda mai dalla sedia”, negli inserti giornalistici, nella descrizione della questura…

In quante case avrà messo piede il giornalista Maggioni? Ci potrebbe scrivere un trattato di sociologia con quello che ha visto e sentito. E invece ha preferito affidare alle pagine di un romanzo giallo (a una serie, je crois) alcune delle lezioni che ha imparato.

Al commissario piaceva ascoltare gli anziani, entrare per un attimo nelle loro vite, sbirciare con la coda dell’occhio le fotografie nei portaricordi: nipotini adolescenti, figli sorridenti nello scatto ingiallito del giorno del diploma, tailleur marroni di giornate di festa, candeline, emozioni assortite. Un diffusissimo romanzo della nazione, per immagini”.

“La calda estate del commissario Casablanca” è un bell’incrocio di storie e ambienti, tra caffè disgustosi (ma anche una sontuosa sfilata di dolci in pasticceria), omaggi ai maestri del genere, ricordi personali e familiari (come il concerto di Chat Baker. E gli perdoniamo il lapus di “Arnold dei Jefferson”) e memorie che dovrebbero essere condivise e conservate (come la tragica fine dell’agente Paolo Scrofani).

A quando il prossimo caso per il commissario Casablanca?

Saul Stucchi

Paolo Maggioni
La calda estate del commissario Casablanca
Società Editrice Milanese
2022, 240 pagine
18 €

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