Se pensate che la vita di coppia sia a volte (o spesso, ahivoi) soffocante, non avete mai assistito allo spettacolo “Abito” di e con Agnese Bocchi e Tobia Scarrocchia. Io l’ho visto ieri a Campsirago (Colle Brianza, in provincia di Lecco), nell’ambito de Il Giardino delle Esperidi Festival che si svolgerà fino a domenica 3 luglio.
I due autori / attori solitamente mettono in scena lo spettacolo nel soggiorno di casa loro a Bergamo, oppure a Recanati. Con lievi modifiche l’hanno adattato a uno degli ambienti di Campsirago Residenza in Palazzo Gambassi.

La scenografia consiste quasi completamente in una struttura che è insieme cabina armadio, appartamento, confessionale, quinta teatrale, rifugio e tomba. Proprio a una tomba etrusca e a una mastaba egizia mi ha fatto pensare per tutti quegli oggetti di vita quotidiana ma morti e inutilizzabili che riempiono le ante della cabina.
E in effetti i quadri, in alternanza cupi e vivaci, in cui i due raccontano la loro vita di coppia sembrano alludere a un passato morto e sepolto: rievocato in un aldilà in cui la luce artificiale, per quanto potente, non dà il calore di quella naturale. Un mondo ctonio.
Dialogano, ballano, litigano e si abbracciano (“Abito” è uno spettacolo molto fisico), si travestono (finanche in salsa bondage), mentre fuori rimbombavano le parole di Cesare Pavese per la lettura no-stop della sua opera integrale.
La chiave d’interpretazione può forse offrirla la citazione da Cartoline dei morti di Franco Arminio che ricorre più volte nella pièce e che riporto qui sotto:
Nascere è un naufragio e quello che succede dopo non ci asciuga mai. Almeno dovremmo dircele queste cose, con dolcezza, stesi uno a fianco all’altro. E invece stiamo in piedi, dispettosi, acuminati, in allarme.
Ma potrebbe essere come una di quelle chiavi incollate alla cabina armadio, dunque finta e inservibile.
Saul Stucchi
Il Giardino delle Esperidi Festival
XVIII edizione
Dal 23 giugno al 3 luglio 2022