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Voi siete qui: Biblioteca » Nooteboom, Ortalli e Isnenghi: tre libri su Venezia

14 Dicembre 2021

Nooteboom, Ortalli e Isnenghi: tre libri su Venezia

“Venezia può essere estenuante” scriveva anni fa Tiziano Scarpa. “Ti muovi tutto il giorno a piedi. Vieni frastornato da mille notizie storiche, artistiche, urbanistiche. Resti stordito da cento scenari indimenticabili.” L’effetto, se fosse possibile non sapere nulla ma proprio nulla di Venezia, lo si proverebbe leggendo il diario di viaggio di Cees Nooteboom “Venezia. Il leone, la città e l’acqua” (edito da Iperborea).

Cees Nooteboom, Venezia. Il leone, la città e l'acqua, Iperborea

Catalogo di opere, chiese, calli che lo scrittore olandese attraversa a tratti come un sonnambulo che però molto sa della città per lunghe e ripetute frequentazioni, e vorrebbe sentirsi veneziano pur sapendone l’impossibilità. Un modo per cercarne l’aura segreta – operazione difficile perché raramente la storia di un luogo, di una città è stata così impastata di mito – o forse nessuno è stato bravo quanto i veneziani a creare una storia parallela a quella vera facendola passare per tale.

Venezia inventata

Ce lo ricorda Gherardo Ortalli in “Venezia inventata. Verità e leggenda della Serenissima” (il Mulino): come per ogni storico il punto è accertare i fatti, ma anche all’autore preme ricordare che non è facile distinguerli dal mito, dal racconto. Peraltro, è lecito domandarsi se si tratti davvero di storie parallele, una vera e un’altra inventata: le vicende che presumiamo reali a Venezia si intrecciano e confondono con i miraggi e le utopie di chiunque abbia avuto una voce pubblica per celebrarla a modo proprio, specie se il tema è quello assai chiacchierato delle origini. Che chiama in causa gli stessi veneziani, la cui matrice politica spesso condizionava e orientava il mito fondativo.

Gherardo Ortalli, Venezia inventata. Verità e leggenda della Serenissima, il Mulino

Percorrendone le tappe più significative, “Venezia inventata” di Ortalli ci permette di assistere alla ricostruzione di “uno straordinario sistema mitografico”, a partire dai testi di Giovanni Diacono (Istoria Veneticorum, Venetici) che fabbricano uno dei presunti profili storici più duraturi, clamoroso più per le reticenze che per le invenzioni vere e proprie: la fuga delle popolazioni della provincia veneta dall’assedio dei Longobardi in luoghi (la laguna) che non erano disabitati come si volle far credere (e molti ancora ritengono).

Inevitabili nel mito identitario sarebbero stati i riserbi, le omissioni sulla dipendenza da Costantinopoli, e prima ancora dall’ordinamento romano. In seguito, le colluttazioni ideologiche fra vocazione laica e sovranità religiosa (il classicissimo scontro fra Papato e Impero), il puntello delle Crociate, le reliquie di Marco l’evangelista – mai sarebbero mancate le torsioni per orientare la “vera” storia di Venezia nella direzione preferita, ossia quella di un’indipendenza originaria poco verosimile.

Ora, nella messe recente di pubblicazioni ricevibili sulla città nessuno dimentica quanto sia problematico scriverne, il luogo comune è dietro ogni calle (lo sa uno scrittore come Nooteboom, o quelli che lo hanno preceduto e da lui ricordati, Ruskin, Thomas Mann, Ezra Pound, la lista sarebbe lunghissima).

Se Venezia vive

Su un luogo comune se non da sfatare ma almeno da rivedere lavora un storico eccellente come Mario Isnenghi, che in “Se Venezia vive” (Marsilio) traccia alcune interessanti intersezioni proprio fra storia e racconto letterario, avendo però un obiettivo affatto particolare: l’indagine su un certo côté decadente, la “morte a Venezia” che prima dell’emblema manniano si era più volte candidato a imprimere l’aura di cui sopra. Il fatidico, sepolcrale 1797 con cui si apre notoriamente il romanzo epistolare di Foscolo ci mette del suo con un gesto certo più perentorio fra gli altri del poeta-patriota incerto (per colpe in gran parte non sue) su quale poi fosse questa patria.

E invece no, secondo Isnenghi, storico disposto a riconoscere “la dimensione delle percezioni”, ma avendo la barra dritta sul suo compito – ricostruire i fatti e se possibile “ricongiungere il passato all’oggi”: Venezia ha continuato a vivere, nell’Ottocento come nel secolo successivo. Per non dire che all’estetica funerea anche l’immaginazione ha buon gioco a contrapporne un’altra vitalissima: a partire da quella del ’48 (in nessun altro luogo dell’Europa durò diciassette mesi).

Mario Isnenghi, Se Venezia vive, Marsilio

C’è Campoformio ma c’è anche la Foscarina dannunziana – va detto, tutta l’esperienza veneziana di D’Annunzio può riassumersi in una cifra ambivalente, dalla caduta interiorizzata nel Notturno all’esagitata vocazione imperialista. Così come, volendo sintetizzare all’estremo, se ispirazione vera c’è stata nella cultura sociopolitica della città, per Isnenghi si è annidata per lo più in un’ossimorica “rivoluzione conservatrice”. Della quale, fuori dal mito, vanno registrati i manufatti, i progetti – l’invenzione del Lido, per tutte: Venezia anche città operosa, insomma, e perché no, modernista.

Approccio naturalmente opposto a quello di Nooteboom, il cui libro è corredato da bellissime fotografie. Anche qui c’è un intento contrario al processo di museificazione che è ormai abituale a qualsiasi racconto veneziano: Nooteboom cerca di ridar vita ai segni, sospeso fra l’utopia di individuare un senso, un movimento nel presente o la tentazione di rivivere egli stesso nel passato (correndo talvolta il rischio di rallentare eccessivamente il ritmo).

L’ambiguità scorre anche in queste pagine ma per motivi diversi, propri di un’immaginazione e di un’andatura stilistica precipue: allo scrittore non basta una matura conoscenza dei simboli, delle pietre, dei segni classici o misconosciuti di Venezia per non farli svanire nel momento in cui appaiono. Luoghi e memorie si confondono, a leggerlo Nooteboom – capriccioso nel suo divagare, temporalmente sfasato, virtuoso dell’asincrono – spesso non sai se descrive dal vivo o fantastica nel chiuso di una cameretta. Come a sfuocarla, Venezia, fra le nebbie inevitabili che accompagnano la memoria di chiunque l’abbia vista e poi perduta per sempre.

Michele Lupo

  • Cees Nooteboom
    Venezia. Il leone, la città e l’acqua
    Traduzione di Fulvio Ferrari
    Iperborea
    2021, 256 pagine
    19,50 €
  • Gherardo Ortalli
    Venezia inventata
    Verità e leggenda della Serenissima

    il Mulino
    2021, 248 pagine
    22 €
  • Mario Isnenghi
    Se Venezia vive
    Marsilio
    2021, 400 pagine
    19 €
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