Recensione a “Grande Albergo Delle Rose”, di Riccardo Mandelli (ETPbooks editore).
Di solito, non recensisco libri di storia (non è il mio mestiere…): a meno che siano scritti con una capacità evocativa tale per cui l’autore, come osserva Fernand Braudel, “rimette con pazienza al loro posto le esperienze del passato, restituendo a ognuna i primi frutti della sua esistenza, e le colloca sotto un cielo, in un paesaggio che possiamo vedere con i nostri occhi, uguali a quelli di un tempo… Per un momento, di attenzione o di illusione, tutto sembra rivivere”.
Il volume di Riccardo Mandelli “Grande Albergo delle Rose”, pubblicato dall’attento editore attico ETPbooks (posseggo, uscita per i suoi tipi, la bella traduzione del poema rinascimentale cretese Erotokritos), presenta proprio le caratteristiche suggerite dal sommo storico d’Oltralpe.

Primavera del 1912. La campagna militare di Libia è in pieno svolgimento. In un’ottica di strategia antiturca, l’Italia decide di occupare il Dodecaneso, di fronte all’Anatolia. Tra le nuove conquiste, Rodi. Pochi mesi dopo, passeggiando sull’isola e ammirandone le variegate bellezze, lo scrittore Guido Milanese e il giornalista Luigi Federzoni (futuro Ministro degli Interni: ricordate la “questurinizzata federzonite” cui Carlo Emilio Gadda dà la baia nel “Pasticciaccio”?) ne immaginano il radioso futuro in campo turistico.
Le guerre si susseguono. Arriviamo al 1922 (“Ieri, un secolo fa” recita il titolo di un bel libro di Fulvio Tomizza, intenso cantore dell’Adriatico). Il diplomatico Mario Lago (savonese di famiglia allobroga) viene nominato da Mussolini governatore delle isole italiane dell’Egeo. Si insedia a Rodi e comincia a lavorare alacremente per la sua modernizzazione, col supporto tecnico dell’architetto romano Floristano Di Fausto (e, più tardi, dell’ingegner Michele Platania). Ed è proprio così che sorge l’idea di costruirvi un Grand Hotel per vacanzieri danarosi, affiancato da una stazione termale e da un casinò (l’accoppiata fra ricerca della salute e gioco d’azzardo aveva fatto la fortuna turistica di molte località europee).
Ecco, queste pagine (corredate da un’ampia scelta di istantanee d’epoca) ci conducono per mano attraverso tutte le vicende e le vicissitudini dell’Albergo delle Rose: dalla posa della prima pietra, ai ripensamenti estetici (per assecondare i nuovi gusti autarchici del Regime), alla vexata quaestio del gioco (da legalizzare o no, coi vari maneggi e intrallazzi per ottenere l’approvazione governativa), al passaggio di giurisdizione dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, ai negoziati che vi si svolsero – nel 1949 – per il riconoscimento dello Stato di Israele, agli ospiti illustri della seconda metà del Novecento (il Maresciallo Tito, il premier greco Karamanlis, l’arcivescovo Makarios, l’altro premier greco Georghios Papandreu, e poi Aristotele Onassis, Winston Churchill…), fino alla triste chiusura – verso la metà degli anni Settanta – e alle successive rimessa in funzione a scopi diplomatici (1988) e riapertura al pubblico (1999).
La Grande Storia si sminuzza qui in una miriade di piccoli episodi che coinvolgono tanti personaggi, più o meno conosciuti, o magari del tutto ignoti a noi pubblico medio. Lo scrupolo “da storico professionista” di Mandelli documenta dettagliatamente (riportando con precisione la fonte) ognuno di essi. Ma il suo “piglio da scrittore” sa animare queste immagini, fino a farle rivivere, a ogni lettura, nella nostra mente.
Qualche esempio di tale icasticità.
“Dagli spalti delle mura antiche, Rodi sembrava proprio il ‘sogno di pietra’ sognato dai Cavalieri di San Giovanni, o forse da quelli dell’Apocalisse”.
“Fucili puntati alle 6, quando le prede si stagliano sullo sfondo luminoso, contornate da un alone leggero di particelle vibranti”.
“Non voleva essere accostato a una cosa brutta e sporca come il gioco d’azzardo: lui era un onesto venditore di armi” (non mancano, come si può vedere qui e altrove, gli spunti sarcastici).
“La battuta di caccia, quei momenti silenziosi sulla montagna, quando la prima cicala inizia a frinire, il mondo s’illumina e l’uomo può uccidere in santa pace”.
“Le raffiche di vento mescolavano la sabbia, le foglie dei platani, la schiuma delle onde e le pene degli infelici”.
“Sul campo avevano iniziato a scendere signori in giacca, cappello e movimenti sciolti come quelli dei baccalà”.
“L’immensa nave si mosse (…) Era un castello trapuntato di luci che si riflettevano sul mare calmo, una creatura soprannaturale che si allontanava in un ventaglio di schiuma”.
“Quando accompagnava sulla scena la soubrette Dedè Mercedes in abito lungo fino ai piedi ma attillatissimo e sforacchiato, lui faceva notare al pubblico che non portava biancheria”.
“Da lì si vede tutto l’arco della spiaggia, il trampolino fissato per sempre sul fondo del mare, l’albergo, la punta della Sabbia, l’acquario di Bernabiti, il muro azzurro dell’Anatolia che si solleva dall’orizzonte cupo, la terra ‘quasi nostra’ (…) Camminiamo lungo il cimitero della moschea di Murat Reis, sotto gli eucalipti, dove i turbanti scolpiti sulle lapidi si avvicinano sempre più per confidarsi i segreti indicibili di uno stato scomparso”.
Cari amici lettori, spero di avervi invogliati a sufficienza. Vi garantisco che non vi pentirete di avermi dato ascolto…
Marco Grassano
Riccardo Mandelli
Grande Albergo delle Rose
Rodi, l’Italia, giocatori e spie: 1912-1949
EPTbooks
Collana Saggi & Critici
2021, 204 pagine
15 €