“Ah, eccolo qua!” esclama una visitatrice rivolgendosi all’amica. Sono arrivate alla settima sezione della mostra che Palazzo Reale dedica a Giuseppe Arcimboldo e finalmente possono ammirare alcune delle sue opere più famose. È comprensibile questa ansia di rivedere i quadri che già si conoscono, quasi che solo la conferma di riconoscere una tela o una tavola le dia statuto di opera d’arte.
Comprensibile, ma sicuramente limitata e limitante. Uno dei punti di forza di questa mostra (aperta fino al prossimo 22 maggio) è proprio quello di presentare Arcimboldo negli ambienti che lo videro nascere e fiorire, dal circolo leonardesco alla corte imperiale degli Asburgo, in modo da comprenderne l’evoluzione e apprezzarne il genio con maggiore consapevolezza. Ecco allora che il percorso prende avvio dall’eredità che Leonardo aveva lasciato a Milano. Le teste grottesche del Maestro di Vinci sono la matrice delle invenzioni di Arcimboldo. Mentre si ammirano i disegni a penna e inchiostro o a gesso, gli altoparlanti diffondono brani musicali quattro-cinquecenteschi. Il visitatore viene invitato a soffermarsi sugli stridenti accostamenti tra bello e brutto, giovane e vecchio.
A me personalmente è piaciuta in particolar modo la seconda sezione, dedicata alle arti suntuarie a Milano. Qui scopriamo un Arcimboldo “inedito”, ovvero progettista di slitte. Il ducato doveva buona parte della propria ricchezza all’industria della seta. Giovanni Stradano (al secolo Jan van der Straet) ce ne illustra la lavorazione in sei scenette, a partire dal baco. Nel secolo che corre dal 1536 al 1630 Milano diventa la capitale europea della moda grazie alla inarrivabile qualità dei suoi pregiati filati di seta e oro.
In questa sala sono esposti un ritratto in bronzo dell’imperatore Carlo V, opera di Leone Leoni, una splendida armatura “alla romana”; medaglie con ritratti di uomini di stato e di lettere (tra loro Giorgio Vasari e Pietro Bembo), ma i capolavori sono la borgognotta (elmo) “alla romana antica” e la rotella con testa di Medusa, opera di un anonimo artigiano milanese che si merita la qualifica di artista.

La terza sezione presenta Arcimboldo a Milano, con la riproduzione dell’affresco dell’Albero della Vita di Cristo realizzato per il Duomo di Monza. Insieme al padre Biagio, suo primo maestro (lo vediamo in un ritratto eseguito dal grande Bernardino Luini, arrivato in prestito dal British Museum), Giuseppe disegnò i cartoni di alcune vetrate del Duomo di Milano. Una parete è occupata da un arazzo con la scena della Dormitio Verginis (ovvero il trapasso di Maria), realizzato da Giovanni Karcher su cartone dell’Arcimboldo (figlio).
Il percorso espositivo prosegue con le interessanti sezioni dedicate alla riscoperta della natura e al collezionismo enciclopedico, utili per comprendere l’approccio scientifico di Arcimboldo nella riproduzione di animali e piante. A metà del Cinquecento Milano offriva ad artisti e intellettuali molte opportunità di studio e di confronto, anche grazie a un vivace ambiente medico-scientifico che faceva progredire la scienza attraverso l’attenta osservazione della natura in tutti i suoi molteplici aspetti. E quali erano gli strumenti per la condivisione e la diffusione del sapere? Non certo internet e i media moderni! Erano i libri, lontani progenitori di quelli che ancora gli studenti della mia generazione ricordano come i libri “delle ricerche”, campionari di immagini e informazioni utili a rispondere ai quesiti più disparati. Il meraviglioso e il diverso attraevano gli studiosi del tempo come il miele gli orsi. Guardate la riproduzione della “puella pilosa di annorum duodecim”, la bambina vestita di tutto punto e guantata, ma con il viso completamente ricoperto di peli!

Ed eccolo finalmente l’Arcimboldo come ce lo aspettiamo: ci sono le Stagioni, gli Elementi che alludono ai simboli del governo asburgico e poi le pitture ridicole, ma anche opere che testimoniano il suo successo come la versione delle Stagioni eseguita a metà del Cinquecento da un anonimo, forse da identificare in Giovanni Ambrogio Brambilla.

Un allestimento molto scenografico mette in mostra (è proprio il caso di dire) i disegni per i costumi in maschera. Già allora a Milano non si lavorava e studiava soltanto: tornei e feste avevano il loro posto nel calendario della città e un’occasione come l’ingresso dell’imperatore Carlo V nel 1541 andava festeggiato secondo un cerimoniale curato nei minimi dettagli. Al centro della sala campeggia un armato a cavallo che incute un po’ di paura, mentre in sottofondo viene diffusa una musica di trombette. C’è ancora spazio per il Vertunno che “nasconde” il ritratto dell’imperatore Rodolfo II, rappresentato (più classicamente) anche nel quadretto di Joseph Heintz esposto lì accanto e per le opere successive al definitivo ritorno dell’artista a Milano, come l’autoritratto. Osservate con attenzione: sopra le palpebre individuerete i numeri sei e uno, ovvero l’età alla quale Arcimboldo realizzò l’opera. Il percorso si chiude con la Testa delle quattro stagioni dell’anno, prestata dalla National Gallery of Art di Washington.
Saul Stucchi
ARCIMBOLDO
Fino al 22 maggio 2011
Palazzo Reale
Piazza Duomo 12
Milano
Orari: tutti i giorni 9.30-19.30
Lunedì 14.30-19.30
Giovedì e sabato 9.30-22.30
Biglietto: intero 9 €; ridotto 7,50
Catalogo: Skira
Informazioni:
Tel. 02.92800375
Didascalie:
- Giuseppe Arcimboldo
Il Fuoco (part.), 1566
olio su legno di tiglio; 66,5×51 cm
Vienna, Kunsthistorisches Museum, Gamäldegalerie (inv. GG 1585) - Anonimo armaiolo e anonimo ricamatore milanesi
Rotella con le fatiche di Ercole già dell’arciduca Ferdinando II del Tirolo
ferro azzurrato, sbalzato e cesellato, ageminato in oro e argento; seta anche dipinta, con ricami in oro e argento; d 60,5 cm
Vienna, Kunsthistorisches Museum, Hofjagd-und Rüstkammer (inv. HJRK A 802) - Ulisse Aldovrandi
Tragelafo (Tragelaphus sp), in alto; Antilope cervicapra (Antilope cervicapra), in basso, XVI-XVII secolo
tempera e acquerello su carta; 423×275 mm
Bologna, Biblioteca Universitaria - Giuseppe Arcimboldo
L’Estate, 1563
olio su legno di tiglio; 67×50,8 cm
Vienna, Kunsthistorisches Museum, Gamäldegalerie (inv. GG 1589)