Una settimana sul Lago di Bolsena, qualche tappa programmata, il resto da improvvisare.
È stata proprio una gita improvvisata a farmi scoprire Celleno, uno dei luoghi più belli visti durante questa calda vacanza di agosto.

Celleno è un piccolo e affascinante borgo della campagna viterbese. Il suo nome ha origini antiche, riconducibili alla civiltà etrusca e sembra derivare da “cella” intesa come cavità, grotta scavata nel terreno tufaceo, caratteristico della zona. Nonostante si trovi tra due bacini idrografici, in passato Celleno non aveva acqua e le donne erano solite recarsi quotidianamente a Fontanile per fare scorte.
L’acqua arrivò solo nel 1958 grazie all’opera dell’allora sindaco Alessandro Bonucci, soprannominato “il sindaco delle fontanelle”. La sua azione servì a poco perché il borgo, che già allora contava pochi abitanti, si spopolò definitivamente di lì a qualche anno. Infatti, a partire dagli anni Trenta del secolo scorso, i frequenti terremoti, le frane, l’attività di demolizione da parte dell’uomo e il desiderio di una vita migliore ne hanno causato il progressivo abbandono fino a trasformare, agli inizi degli anni Sessanta, Celleno in un vero e proprio Borgo Fantasma.
Una storia senza tempo
Oggi il paese di Celleno conta circa 1300 abitanti, una comunità ritrovata, che da circa tre anni, anche grazie al prezioso lavoro dei volontari della Pro Loco, ha ridato vita al vecchio borgo, testimone di secoli di storia e di vita popolare.
Il Borgo Fantasma di Celleno racconta una storia senza tempo. Varcando la sua porta, si ha la sensazione di trovarsi in un mondo diverso, lontano dalla realtà, in cui il tempo ha smesso di scorrere. Lungo i vicoli tutto appare come è stato lasciato al momento dell’abbandono: biciclette arrugginite accanto alle mura, vomeri e aratri nei campi, attrezzi e arredi domestici all’interno delle abitazioni. Tutto sembra aspettare il ritorno dei proprietari.

A giungere alla Porta Vecchia oggi ci sono i turisti. Un passo avanti per un tuffo indietro, in un passato ai più sconosciuto e appartenente a diverse epoche.
Entrando nel Borgo, ci si trova in Piazza del Comune, il fulcro dell’abitato, su cui si affacciano importanti edifici. La chiesa di San Donato, risalente al periodo medievale, conserva alcuni tratti originari, ma le frane e i terremoti ne hanno causato il definitivo abbandono.
Castello Orsini, oggi Palazzo Castellani, fu di proprietà dei Gatti fino al Quattrocento, passò nelle mani degli Orsini all’inizio del cinquecento e alla Chiesa alla fine del XVI secolo, che lo amministrò fino all’Unità d’Italia, quando divenne di proprietà dello stato. Nel 1973 venne acquistato dal pittore Enrico Castellani, che lo restaurò e vi stabilì la propria dimora fino al 2017, anno della sua morte.
Il butto etrusco
Nonostante le case siano disabitate e in molti casi distrutte per gli smottamenti del terreno, attraversando i vicoli non si avverte un senso di abbandono e smarrimento. Ci si sente protagonisti di quella realtà. Un po’ come se si indossasse un costume, adatto ad ogni scenario. Perché ovunque si indirizzi sguardo, si viaggia nel tempo.
Nel borgo succedono anche cose impensabili, come l’incontro tra Medioevo e tecnologia, che riesce a dotare di parola il butto etrusco. Fotocamera, QR code, play: il butto inizia a raccontarsi in prima persona. Il pozzo medievale, tra i più grandi del Centro Italia, era utilizzato come discarica domestica, in cui venivano gettati i resti del pasto e i contenitori di ceramica rotti e inutilizzabili. Ascoltare la testimonianza del pozzo all’interno del pozzo stesso è davvero un’esperienza incredibile.
Ma il butto è (mi si perdoni il gioco di parole) un pozzo di sorprese, vero e proprio custode di tesori. Nel febbraio 1975, grazie a un litigio dai toni accesi e a una soffiata, il personale di Vigilanza della Soprintendenza alle Antichità dell’Etruria Medievale scoprì cinque tombaroli intenti a scavare in un butto all’interno di un edificio in rovina, nei pressi della piazza principale del vecchio paese.

I tombaroli avevano ritrovato pezzi di ceramica risalenti al XIV e XV secolo. L’intervento archeologico condotto dalla Soprintendenza consentì di recuperarne un’enorme quantità, confermando così le origini etrusche di Celleno.
Tra il 2016 e il 2018, gli specialisti dell’Università della Tuscia hanno concluso le operazioni di recupero, restauro e catalogazione dei reperti, che consistono in un nucleo di circa 7.500 frammenti di “maiolica arcaica”, una ceramica da mensa prodotta in alcuni paesi dell’Italia centrale, tra cui la zona di Viterbo.
Queste sono le storie che ho ascoltato e portato a casa con me, ma Celleno ha molti altri tesori da scoprire e storie da raccontare. Sicuramente ha tanto altro da offrire: il Borgo Fantasma di Celleno è un piccolo mondo magico in cui perdersi, tra antichità e tradizione. Entrare fra le sue mura è entrare in spettacolo senza tempo, in cui tutti sono protagonisti, con i loro occhi, il loro cuore e il loro bagaglio da riempire, per tornare più ricchi nella realtà e più felici dalla vacanza.
Un ringraziamento al signor Piero, volontario della Pro Loco di Celleno, che mi ha accompagnata nella mia visita.
Appuntamenti
Se avete intenzione di programmare una visita al Borgo Fantasma di Celleno, vi segnalo alcuni appuntamenti da non perdere:
- La Festa della Ciliegia, che si tiene la seconda domenica di giugno, tra carri allegorici e degustazioni. Celleno è conosciuto come il “paese delle ciliegie”, tanto che la Ciliegia di Celleno è stata inserita nell’elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.
- La Notte dell’Arpia (luglio), un appuntamento con musica, concerti, teatro e gastronomia nella suggestiva cornice del Castello e del borgo antico.
- Teverina Buskers (settembre), il Festival Internazionale degli artisti di strada, organizzato dall’associazione Il Circo Verde e dal Comune.
- Il Presepe vivente. Se oggi il Borgo Fantasma di Celleno sta riprendendo vita, è anche grazie al presepe vivente, un evento caratteristico che durante le festività natalizie anima l’intero paese antico, con figuranti, artigiani, rievocazioni storiche e degustazioni di prodotti tipici che attirano numerosi visitatori.
Ilaria Cattaneo
Informazioni
Pro Loco Celleno