Ogni epoca (anche la nostra!) può arricchire con tremende immagini la serie dei Disastri della guerra di Goya, dove per “arricchire” si intende ovviamente l’azione che ne produce l’esatto contrario, ché la guerra può portare soltanto miseria e distruzione. Qualche giorno fa, mentre visitavo la bella mostra Gian Giacomo Poldi Pezzoli. L’uomo e il collezionista del Risorgimento, mi tornavano in mente le fotografie in bianco e nero che immortalavano gli ingenti danni subiti dalla sua residenza – museo, devastata dalle bombe alleate sganciate durante la seconda guerra mondiale. Chi non le ha viste nella mostra Brera e la guerra, allestita nella Pinacoteca di Brera tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010, può ritrovarle nel catalogo omonimo (Electa).
Ma torniamo ora alle origini e ai fasti del Poldi Pezzoli: il percorso espositivo si apre con un pannello che riporta in sintesi la biografia del protagonista, dalle nozze dei genitori nel 1819, alla sua nascita tre anni più tardi, fino alla morte nel 1879 e all’apertura del museo nel 1881. La prima teca custodisce tre documenti molto importanti. Nel primo, intitolato “Mia cassa particolare 1861-1879” possiamo leggere il resoconto delle sue spese, come le 2 mila lire date al mercante d’arte Giovanni Morelli per l’acquisto della Madonna con Bambino del Mantegna che ancora fa bella mostra di sé al piano superiore.
Per la propria “borsa” personale Gian Giacomo si riservava poche decine di lire al mese: 20 sono segnate rispettivamente nelle date del 27 maggio e del 4 giugno 1861, mentre 40 ne aveva prese il 20 aprile. Accanto sono esposti il fac-simile del passaporto rilasciatogli dalla Confederazione Elvetica e il testamento olografo redatto il 3 agosto 1871.

Ma ad attirare subito lo sguardo è senza dubbio l’intenso ritratto eseguito da Hayez su commissione della madre Rosa Trivulzio quando Gian Giacomo aveva 29 anni ed era appena rientrato dall’esilio ticinese a cui era stato costretto dopo che gli Austriaci avevano ripreso il controllo di Milano, fallita l’esperienza insurrezionale che era culminata nelle Cinque Giornate del ’48.
Il giovane aderiva agli ideali risorgimentali del riscatto nazionale e si era legato agli ambienti dei liberali moderati. Divenne ricchissimo alla morte del padre che a sua volta aveva ereditato l’immenso patrimonio dal proprio zio Giuseppe Pezzoli in onore del quale ne aveva assunto il cognome aggiungendolo a quello di famiglia.
Proprio all’epoca in cui Hayez lo ritrasse in atteggiamento già maturo e concentrato in sé, Gian Giacomo si era messo a progettare un museo che rendesse fruibili al pubblico le opere delle sue collezioni, selezionate e acquistate secondo tre criteri d’ispirazione a cui resterà sempre fedele: la celebrazione del Medioevo, l’esaltazione di Dante come vate nazionale e il desiderio di rendere testimonianza di tutte le diverse scuole pittoriche italiane. In poche parole aveva in mente un museo fortemente connotato come “vetrina” dell’arte e della storia d’Italia, a godimento e istruzione della generazione presente e soprattutto di quelle future.

Di fronte all’eccezionale ritratto possiamo ammirare La giovane mendicante di Giuseppe Molteni, il ritrattista di famiglia. Dicevamo ricchissimo, ma anche illuminato il nostro Gian Giacomo e attento ai terribili effetti che la morsa austriaca, stretta a soffocare l’economia milanese, aveva soprattutto sui ceti più poveri.
La sua passione più forte era però quella per le armi e in un’apposita sezione i curatori hanno dato conto della “moda” assai diffusa all’epoca tra le classi più benestanti di realizzare vere e proprie sale d’armi nei propri palazzi. In un disegno di Alessandro Sanquirico, scenografo della Scala, vediamo quella dell’autore stesso che si è raffigurato nell’atto di immortalarla.
Ma anche qui protagonista risulta essere il grandissimo Hayez (spero non vi siate persi la mostra a Brera di qualche tempo fa!), con la tela intitolata Ventura Fenaroli arrestato nella Chiesa del Carmine di Brescia da’ Francesi, datata 1834 e arrivata in prestito da una collezione privata. Dell’armeria di Poldi Pezzoli sono esposte alcune foto degli inizi del XX secolo, mentre merita particolare attenzione la tempera su carta di Carlo Bossoli che rappresenta L’armeria del nobiluomo Uboldo invasa dagli insorti milanesi per provvedersi delle armi, 19 marzo 1848 (1848, prestata dal Museo del Risorgimento).

La terza sezione è dedicata alla figura di Dante. Qui sono esposte alcune grandi tele come Pia de’ Tolomei di Eliseo Sala; Sordello e Cunizza (in un’originale forma che ricorda le pale d’altare!), e La porta della casa degli Alighieri di Federico Faruffini. Le date delle opere sono molto importanti: l’Unità d’Italia funzionò infatti come spartiacque anche per quanto riguarda la scelta dei soggetti.
Se prima gli artisti prediligevano fatti drammatici e protagonisti della storia nazionale per presentarli come modelli d’ispirazione e campioni della lotta per l’indipendenza, ora il contesto storico serviva da cornice “romantica” e quasi “esotica” per scene d’atmosfera, per quadri di tranquilla quotidianità, come ben esprime Il liuto di Eleuterio Pagliano, esposto a pochi passi dalla più intensa e drammatica tela de L’origine della compagnia della Misericordia in Firenze (di dieci anni prima: 1857). Molto intensa la tela de L’incontro di Dante e frate Ilario, opera con cui l’esordiente Giuseppe Bertini vinse il prestigioso Premio Brera all’età di 19 anni.

Questo soggetto fa idealmente da legame con l’ultima parte della mostra, che si conclude al piano superiore nello studiolo denominato appunto “di Dante”, dove il padrone di casa morì per un attacco cardiaco il 6 aprile 1879. Dopo aver ammirato le vetrate dello studiolo e gli oggetti d’arte custoditi nelle teche, il visitatore non tralasci di soffermarsi davanti al ritratto del padrone di casa dipinto dal Bertini nel 1880 circa, a quello della madre, opera del Molteni, e al Ritratto di Gian Giacomo Poldi Pezzoli bambino dello stesso artista (vi svelo una curiosità: il Molteni è il personaggio con il cilindro che Hayez ha raffigurato nel proprio Autoritratto con un gruppo di amici, appeso a pochi passi di distanza).
Molto interessanti anche i ritratti dei componenti della famiglia realizzati in smalto su rame da Giovan Battista Gigola e la rappresentazione della camera da letto di Gian Giacomo dipinta dopo la sua morte da Luigi Bisi: a sinistra si nota il ritratto del Bertini e a destra quello della madre del Molteni, come dicevamo ancora in questa stanza, al pari del grande crocefisso posto sulla testiera del letto e dell’inginocchiatoio di fine Seicento.
A questo punto, se ancora non l’avete fatto, rendete omaggio al collezionista ammirando i “suoi” capolavori, a cominciare dalla Madonna col Bambino del Mantegna. Uscendo dal Poldi Pezzoli potrebbe capitarvi di sentire un brano del documentario sulla mostra in cui la voce narrante racconta che per riscattare il palazzo dagli Austriaci che l’avevano requisito Gian Giacomo dovette sborsare l’esorbitante cifra di 600 mila lire: ovvero trecento volte il prezzo di quella tavola.
Saul Stucchi
GIAN GIACOMO POLDI PEZZOLI
L’uomo e il collezionista del Risorgimento
Fino al 13 febbraio 2012
Museo Poldi Pezzoli
Via Manzoni 12
Milano
Orari: da mercoledì a lunedì 10.00-18.00; chiuso il martedì
Biglietto: intero 9 €; ridotto 6 €
Informazioni:
Tel. 02.794889; 02.796334
www.museopoldipezzoli.it
DIDASCALIE:
- Francesco Hayez (Venezia, 1791 – Milano, 1882)
Ritratto di Gian Giacomo Poldi Pezzoli (1851)
Olio su tela
© Milano, Museo Poldi Pezzoli - Giuseppe Molteni (Affori/Milano, 1800 – Milano, 1867)
La giovane mendicante (18499
Olio su tela; firmato e datato «G. Molteni f/1849»
© Firenze, collezione privata - Carlo Bossoli (Lugano, 1815 – Torino, 1884)
L’armeria del nobiluomo Uboldo invasa dagli insorti milanesi per provvedersi delle armi, 19 marzo 1848 (18489
Tempera su carta
© Milano, Museo del Risorgimento - Giuseppe Bertini (Milano, 1825 – 1898)
L’incontro di Dante e frate Ilario (1845)
Olio su tela
© Milano, Accademia di Brera