“Nomadland” è sicuramente un titolo che abbiamo sentito nominare di frequente nelle ultime settimane. Infatti, il libro scritto dalla giornalista americana Jessica Bruder deve buona parte del suo successo all’adattamento cinematografico firmato dalla regista Chloé Zhao.
Già vincitore del Leone d’Oro per il miglior film alla Biennale di Venezia e dei Golden Globes 2021 come Miglior Pellicola Drammatica e Miglior regia, il film si presenta alla notte degli Oscar, in programma il prossimo 25 aprile, con ben sei candidature. Tra queste c’è anche la candidatura per la Miglior regia, premio che permetterebbe a Chloé Zhao di scrivere una pagina di storia, diventando la seconda donna in 93 anni dell’Academy a vincere l’Oscar come miglior regista.

Dietro alla luccicante Hollywood, però, si trova ben altro.
C’è il lavoro magistrale di Jessica Bruder: un viaggio che racconta una nuova tendenza sociale americana, quella dei nomadi del nuovo millennio. La realizzazione del progetto ha richiesto tre anni di preparazione, miglia di guida percorse da costa a costa e mesi trascorsi su un camper. Il risultato è un racconto d’inchiesta sulla vita degli americani che, schiacciati dal peso dei debiti e di una società sempre più individualista, abbandonano le loro case per trasferirsi sulla strada, in “immobili su ruote”, alla continua ricerca di lavori stagionali per riuscire a sopravvivere.
C’è Linda May, una nonna sessantaquattrenne, che, con la sua cagnolina Coco, vive in una piccola roulotte giallo pallido, la sua casa mobile su misura, bella e accogliente, da lei soprannominata “lo Squeeze Inn”. Linda percorre migliaia di chilometri, passando da un lavoro stagionale all’altro, concedendosi solo il sogno di potersi aggregare, un giorno, a una più ampia comunità di persone, unite dal desiderio di cambiare radicalmente la propria vita in nome della libertà.
Ci sono tutti/e i/le nomadi come Linda May. Buona parte di loro sono persone over 60, che hanno raggiunto l’età pensionabile, ma che non riescono ad arrivare alla fine del mese a causa di un’economia sempre più precaria e dell’assenza di una previdenza sociale adeguata. Così, sono costretti a compiere una scelta necessaria, sofferta: abbandonare tutto quello che hanno per intraprendere una vita fatta di minimalismo. Una vita nomade, sulla strada, macinando migliaia e migliaia di chilometri.
“Qualcuno li chiama ‹‹senzatetto››. I nuovi nomadi rifiutano quest’etichetta. Dotati sia di un riparo che di un mezzo di trasporto, hanno adottato un termine diverso. Si definiscono, molto semplicemente, ‹‹senza casa››”.
“Nomadland” apre la finestra su un’America insolita, a cui noi europei di certo non siamo abituati. Sfuma l’idea del grande sogno americano e tutto appare molto più realistico e umano: dietro alla montagna di sberluccichii e colori che vediamo costantemente, per molti ci sono scelte estreme, lacrime e fatica.
Ho letto “Nomadland” a piccole dosi, nell’arco di quasi due mesi. In alcuni passaggi, ho sentito il bisogno di fermarmi, riflettere, lasciar decantare rabbia e tristezza. La cosa interessante, però, è che i sentimenti che io provavo leggendo questo potente racconto, non erano gli stessi che riconoscevo fra le pagine: la rabbia e la sofferenza, mie compagne di lettura, non c’erano tra i/le nomadi.
Probabilmente questi sentimenti ci sono stati in una prima fase, nella scelta di questo stile di vita, ma lì, nei campus, nelle fabbriche, sulla strada e nella loro comunità, ho trovato solo determinazione, forza, solidarietà e speranza. Per la nostra mentalità, europea, questo stile di vita è totalmente impensabile. Eppure Jessica Bruder, con una grande abilità narrativa, lo rende molto vicino, più di quanto si possa immaginare.
“Per molti aspetti noi moderni vandweller siamo proprio come i montanari di un tempo; abbiamo bisogno di stare soli e di viaggiare, ma di tanto in tanto abbiamo altrettanto bisogno di riunirci ed entrare in contatto con anime affini che ci capiscano”.
Leggere “Nomadland” significa mettersi in gioco, andare oltre le proprie barriere sociali e culturali per entrare in un mondo sconosciuto, affascinante e doloroso.
Ora, non ci resta che guardare la notte degli Oscar. E il film, ovviamente.
PS: il film sarà disponibile in streaming sulla piattaforma Disney+ dal 30 aprile.
Ilaria Cattaneo
Jessica Bruder
Nomadland
Un racconto d’inchiesta
Traduzione di Giada Diano
Edizioni Clichy
Collana Rive Gauche
2020, pagine 384
17 €