Lo scorso 13 gennaio si è chiusa ai Mercati di Traiano a Roma la mostra Mediterranea di Pedro Cano, alla presenza dell’artista di Murcia – che però vive per buona parte dell’anno in Italia – il quale ha personalmente condotto una visita guidata all’esposizione, ripetendo l’iniziativa che aveva avuto luogo a dicembre. Il gruppo, di cui faceva parte chi scrive (grazie alla preziosa cortesia delle addette stampa di Zetema), avrebbe dovuto essere limitato a 30 persone, ma ha abbondantemente superato la cifra ed era in gran parte composto da conoscenti e da allievi del maestro, come testimoniavano i calorosi scambi di saluti tra il pittore e i visitatori.

Baffo intrigante alla Carlos Fuentes, Cano ha illuminato con il suo piglio energico e la sua ironia una giornata grigia e piovigginosa, in forte contrasto con la luce mediterranea che bagnava le opere esposte (anche se lui stesso avrebbe poi raccontato che a Spalato disegnò il Palazzo di Diocleziano in un febbraio particolarmente freddo e uggioso).
Parlando un italiano perfetto, addolcito dall’accento spagnolo che conferiva un tono di eccentricità ai termini romaneschi con cui condiva il discorso, il pittore ha salutato i presenti e ha subito voluto condividere la gioia per il riconoscimento appena conferitogli dall’Accademia Pontificia dei Virtuosi al Pantheon.

Ha poi illustrato le nove tappe del suo periplo mediterraneo (Alessandria d’Egitto, Cartagena, Istanbul, Maiorca, Napoli, Patmos, Sicilia, Spalato e Venezia), soffermandosi sulle particolarità di ciascuna e rievocando aneddoti e impressioni.
Ha più volte sollecitato domande che gli permettessero di spiegare la tecnica di realizzazione e ogni volta che gliene veniva rivolta una, si preoccupava di sapere il nome dell’eventuale maestro seguito dal richiedente, come a sincerarsi del suo grado di iniziazione all’arte dell’acquerello.

A metà del percorso ha deciso di farci un graditissimo regalo, distribuendo i pieghevoli che erano avanzati all’editore. Il più richiesto è subito diventato quello dedicato a Patmos, appena Cano ha avvertito che ne erano rimasti soltanto sei esemplari. Ha mescolato i foglietti e li ha inseriti nella sua borsa, chiedendoci poi di pescarne a sorte uno per ciascuno.
Il caso ha voluto che a me capitasse proprio quello di Patmos e quando mi sono ripresentato per il secondo giro – visto che ne avanzano ancora molti – mi ha regalato quelli di Cartagena (“Cartagena non la vuole nessuno”, si lamentava) e di Napoli, apprezzando il fatto che me ne stessi zitto e non partecipassi alla ridda di richieste che avevano riportato nelle ora austere sale del museo l’atmosfera frizzante dell’antico mercato.

Tornata la calma, ha sottolineato l’importanza della musica nella composizione e ancora prima nel godimento della visita del chiostro della certosa di Maiorca, con la sua fitta rete di canne intrecciate per impedire l’accesso agli uccelli che paradossalmente lo trasformano in una gigantesca voliera.
Davanti al pannello dedicato a Spalato ha invece puntato il dito (fisicamente) contro gli errori di traduzione che inevitabilmente capitano, come quello che ha trasformato il palazzo imperiale di Diocleziano da “alveare calviniano” (cioè degno di figurare in un’opera di Italo Calvino) ad “alveare calvinista”!
La mostra Mediterranea sarà esposta alla Fondazione Benetton a Palazzo Bomben a Treviso, dal 26 gennaio al 3 marzo 2013. Avremo occasione di parlarne di nuovo a breve.
Saul Stucchi
di Pedro Cano
Dal 28 settembre 2012 al 13 gennaio 2013
Mercati di Traiano
Roma
Fondazione Benetton Studi Ricerche