• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina
  • Luoghi
    • Italia
    • Europa
    • Mondo
    • A letto con ALIBI
  • Mostre
    • Arte
    • Fotografia
    • Storia
  • Spettacoli
    • Teatro & Cinema
    • Musica & Danza
  • Biblioteca
  • Interviste
  • Egitti

Alibi Online

Voi siete qui: Biblioteca » “Le civette impossibili”: otto perle di Brian Phillips

13 Aprile 2021

“Le civette impossibili”: otto perle di Brian Phillips

È difficile crederlo – o anche solo immaginarlo, finché non si arriva in fondo – ma sono proprio le civette a fare da fil rouge ai racconti che compongono il libro “Le civette impossibili” di Brian Phillips, pubblicato da Adelphi ne “La collana dei casi”, con la traduzione di Francesco Pacifico. A proposito: sarei curioso di sapere come suona la frase originale che Pacifico ha tradotto con “lei ci si mise di buzzo buono, ma era dura”. Magari qualcosa come “She rolled up her sleeves, but it was hard”…

Brian Phillips, Le civette impossibili, Adelphi

Quella che segue non vuole essere una recensione, o perlomeno una recensione tradizionale. Mi accontento piuttosto di segnalare alcuni passaggi che mi hanno colpito in maniera particolare. Dico subito che la raccolta mi è piaciuta molto, aggiungendo che avrei difficoltà a rispondere alla domanda: “quale testo ti è piaciuto di più?”. Ciascuno di essi, infatti, lascia il segno e dà spunti di riflessione: sulla vita, la società americana, la natura, il viaggio, la tecnologia, il giornalismo e la scrittura.

Le mie civette

  • Jay – possiamo in qualche modo definirlo il protagonista del primo testo, il reportage “Nella grande solitudine” – era “un uomo dalle mille sorprese”. Una di esse era che “aveva trascorso una giornata della sua infanzia passando l’aspirapolvere sui tappeti di Rudyard Kipling”. Un romanzo in una frase.
  • “Che perdano o vincano, ai lottatori di sumo è proibito tradire qualunque emozione”. Vi invito a scoprire come Phillips riesce a tenere insieme, nel reportage sul Giappone “Mare delle crisi”, la descrizione di un torneo di questa lotta che ha molto della cerimonia con il racconto della tragica fine di Mishima. Vi dico soltanto una cosa: ho impiegato poco a trovare in rete il video dell’incontro tra Hakuhō e Tochiōzan descritto a pagina 76 (poco più dei quattro secondi che dura). Come quasi sempre, è meglio il libro del film!
"Le civette impossibili" di Brian Phillips, Adelphi
  • “Autostrada perduta” è dedicato agli UFO. Apro una parentesi: il sito del New York Times ha pubblicato lo scorso 9 aprile un articolo a firma di Sarah Maslin Nir, intitolato “They Are Not Alone: U.F.O. Reports Surged in the Pandemic”. L’autrice racconta che il 2020 è stato un anno generoso per gli ufologi statunitensi che hanno praticamente raddoppiato il numero di avvistamenti. La causa del significativo incremento non è da attribuire a ragioni aliene, quanto piuttosto al cielo privo di inquinamento luminoso per molti mesi dell’anno scorso. La pandemia del Covid-19 ha drasticamente tagliato il numero di voli.
    Torno al reportage sugli UFO. La scena più bella è quella che in cui Phillips descrive il Gesù in veste bianca e scarpe da tennis grigie, seguito da alcuni discepoli, che camminava per strada verso l’UFO Museum di Roswell trasportando la Vera Croce. Il giornalista era in auto. “La processione ha raggiunto un incrocio proprio mentre passavo. Nello specchietto retrovisore ho visto Gesù che guardava da una parte e dall’altra prima di attraversare la strada”.
  • Leggendo “Verrà il lupetto grigio”, incentrato sul regista russo Jurij Borisovič Norštejn, ho pensato più volte al “Piccolo lupo” di Mario Ramos (ché non di sole civette sono pieni il mondo e la nostra immaginazione). Su YouTube ho visto “Riccio nella nebbia”, “che ogni bambino russo conosce a memoria”, e poi sono andato a prendere su uno scaffale della mia libreria “Quando c’era l’URSS” di Gian Piero Piretto (pubblicato da Raffaello Cortina Editore). L’ho aperto a pagina 516 e ho riletto il paragrafo dedicato a Norštejn e ai suoi capolavori. “Il lupetto sottrae al poeta il testo della ninna nanna e si sposta nel tempo e nello spazio. Nessuna parola può neppur lontanamente rendere l’incanto della visione. Ci sono anche le musiche di Mozart e Bach. L’insieme è superlativo”.
  • “Mangiatrici di uomini” non sono le donne, come pensavo prima di leggere l’omonimo racconto, bensì le tigri indiane. Di questo bel reportage mi sono appuntato sul taccuino una citazione che riporto qui: “Che l’intelligenza umana potesse risolvere i problemi creati dall’intelligenza umana era esattamente l’idea cui stavo smettendo di credere”. Un aforisma che vale un libro.
  • Come anticipa il titolo, “Al buio: la fantascienza nelle città di provincia” parla di “Science-Fiction” televisiva e di provincia americana. Confesso di non nutrire alcun interesse né per la prima né per la seconda. Di sicuro mi spaventa più la seconda. Leggete cosa scrive Phillips a proposito della sua scuola. “Quando le lezioni di biologia arrivarono al modulo sull’evoluzione, il nostro professore, che era anche l’allenatore di lotta, mise in chiaro che avrebbe continuato, ma obiettava sui contenuti. Ce lo disse mentre menava colpi in aria col gessetto. Dovevamo sentirci liberi, disse, «di non berci per forza quel che sta scritto nel manuale». Metà classe annuì e assunse un’aria torva”. Ho i brividi.
  • In una prossima edizione “Regina e futura regina” dovrebbe avere una postilla con l’aggiornamento sulla recente scomparsa del Principe Filippo (morto il 9 aprile all’età di 99 anni). Così lo ritrae Phillips: “… lui è stato homeless nei più bei castelli d’Europa; ha nutrito la fiammella del suo prestigio personale durante notti terribili. La mappa che leggeva a tale luce non gli mostrò mai questi decenni di vago, gradevole servizio. Lo aiuta, ovviamente, sapere che sta facendo il suo dovere. Ma il dovere, intorno alla grana sottile della sua mortificazione, è una perla che non chiude mai del tutto”.
  • “Ma non la solita storia d’amore” è un mini-romanzo su un’epoca (più di una, in realtà), una famiglia (più di una, in realtà), un amore (più di uno, in realtà). La frase che mi sono segnato non è dell’autore. Lui l’ha trovata nel diario di Lydie Marland: “Cercherò di essere breve, di concentrarmi sui fatti (anche se i fatti sono cosa di superficie, non raccontano mai la storia)”.

Ecco: Brian Phillips ha cercato di raccontare le storie, non i fatti. Per me c’è riuscito.

Saul Stucchi

Brian Phillips
Le civette impossibili
Traduzione di Francesco Pacifico
Adelphi
La collana dei casi
2020, 318 pagine
20 €

In copertina:
Poster pubblicitario di Raymond Savi­gnac per la Olivetti Lexikon (1948).
© Raymond Savignac, by SIAE 2020

Tweet
Share
0 Condivisioni

Archiviato in:Biblioteca

Barra laterale primaria

Articoli recenti

  • “Everybody wants to be a cat”: mostra di Simone Cozzi
  • A Milano tornano “I giorni dell’ostinazione”
  • “Le armoniose stagioni” di Vivaldi al Conservatorio di Torino
  • “La più bella. La versione di Elena” di Brunella Schisa
  • Recensione del romanzo “Orbital” di Samantha Harvey

Footer

INFORMAZIONI

  • Chi siamo
  • Contatti
  • Informativa privacy & Cookie

La rivista online

ALIBI Online è una rivista digitale di turismo culturale, diretta dal giornalista Saul Stucchi. Si occupa di mostre d'arte, storia e archeologia, di cinema e teatro, di libri di narrativa e di saggistica, di viaggi in Italia e in Europa (con particolare attenzione alle capitali come Parigi, Madrid e Londra). Propone approfondimenti sulla cultura e la società attraverso interviste a scrittori, giornalisti, artisti e curatori di esposizioni.

Copyright © 2026 · ALIBI Online - Testata giornalistica registrata al Tribunale di Milano; reg. n° 213 8 maggio 2009
Direttore Responsabile Saul Stucchi