A che punto sono le ricerche su vecchi temi della filosofia e della psicologia quali il Sé o la coscienza? O quella sui rapporti (ammesso che di rapporti si possa parlare) fra mente e cervello?
Probabilmente sono difficilmente praticabili oggi senza le neuroscienze e per questo abbiamo letto l’ultimo lavoro tradotto in italiano da il Mulino, “Il codice del tempo (cervello, mente e coscienza)”, del neuroscienziato e psichiatra Georg Northoff, docente all’Università di Ottawa, alfiere di una neurofilosofia non riduzionista, notoriamente aperto all’indagine in varie direzioni.
Nel libro, Northoff alle parole-chiave di cui sopra allega un’ulteriore dirimente questione – peraltro centrale anch’essa nella storia del pensiero filosofico: quella del tempo.

Sì che alla consueta revisione di Hume o Kant o Cartesio, già all’opera in altri suoi libri, per riformulare il concetto di tempo e delle sue implicazioni con mente e cervello, Northoff ne recupera le matrici greche, Chronos (tempo cronologico) e Kairos (il momento “giusto”), le mette a confronto e getta con la seconda un ponte verso il pensiero orientale.
In luogo del tempo come contenitore, proprio della fisica classica, già antichi pensatori cinesi come Zhuang-zi “riconducevano i fenomeni superficiali o diversi aspetti del tempo come momento e sequenza” a un modello ondulatorio. Con ciò prefigurando la tendenza della fisica contemporanea a rifiutare l’idea del tempo come un cestino dei rifiuti da riempire e a pensarlo invece come “costruzione continua di relazioni spazio-temporali”.
Ciò, nella prospettiva di Northoff, vale per il mondo e vale per il cervello – lo studioso canadese parla di neuroonde. “Le onde del cervello si sincronizzano con quelle del corpo e del mondo. L’esperienza di ognuno sulla terra è legata a questo campo di azione: “Perciò il tempo è mente e la mente è tempo”.
Evidente l’intersezione che Northoff trova inevitabile fra ricerca neuroscientifica e filosofia – che poi ciò fosse un destino possibile anche della psicoanalisi ce lo dice lo stesso interesse di Freud per la biologia. Northoff salta a piè pari l’annoso problema mente-cervello e scava nell’interdipendenza ontologica di cervello e mondo in termini di onde nel tempo. Nell’integrazione e nell’allineamento fra i due termini consiste ciò che chiamiamo coscienza.
Essa cambia (il “flusso” di William James) sotto la direzione del Sé e varia per velocità e durata – seguendo questa interpretazione, dalle loro alterazioni è possibile una lettura delle malattie psichiatriche. Le onde del cervello in una persona depressa correrebbero troppo lentamente – laddove le frequenze troppo veloci determinerebbero la mania. Soprattutto nel primo caso rileva un distacco fra l’individuo e l’ambiente circostante, ciò che potremmo chiamare il tempo del mondo.
A fronte della malattia psichica non si tratterebbe dunque di vedere “cos’ha una persona nel cervello”, ma piuttosto quanto sia omogenea – sincronica – l’interfaccia temporale fra il cervello e lo spazio-tempo in cui agisce (e pensa).
In questo campo di relazione si gioca la partita fra le onde del tempo e quelle del cervello – lo stesso concetto di mente viene abbandonato e sostituito dalle neuroonde. Se il tempo “è il fondamento delle caratteristiche mentali, il problema mente-corpo si rivela privo di senso, e possiamo dirgli addio”.
Immagino che, come dire, se è davvero questo lo stato dell’arte ce lo dirà il tempo.
Michele Lupo
Georg Northoff
Il codice del tempo (cervello, mente e coscienza)
il Mulino
2021, pagine 200
19 €