Trolley… Benedetti e maledetti trolley! Forse niente più di queste valigie con rotelle identifica il viaggiatore moderno, anche quello che gira il mondo per lavoro. Venerdì sera ho visto il film Tra le nuvole, con George Clooney nei panni di un tagliatore di teste, inviato dalla sua società in tutte le città d’America ad alleggerire le aziende in ristrutturazione di tutti i dipendenti ormai diventati inutili.
Alla giovane collega arrivata a insegnargli come licenziare via web (…), il bel George spiegherà i vantaggi della vecchia e sperimentata prassi “faccia a faccia”, impartendole una lezione anche sul compagno inseparabile di ogni viaggiatore, appunto il trolley. La macchina da presa si sofferma sulla maniacale cura con cui lui riempie la valigia, sistemando in geometrica disposizione biancheria, vestiti e accessori. Sul suo bagaglio sarebbe potuta comparire la massima iscritta sul tempio di Delfi, ovvero niente di troppo. Pensavo a questo (e a molto altro, in realtà) quando sabato mattina entravo alla BIT di Milano, intruppato in un flusso di visitatori molti dei quali trascinavano – come fosse un’appendice del corpo, una coda – una valigia a rotelle.

La Borsa Internazionale del Turismo è da sempre un indicatore piuttosto affidabile del mercato turistico italiano. Oggi si chiude l’edizione di quest’anno e da domani chi vorrà avrà tutto il tempo per studiare i dati e tracciare un bilancio. La mia sensazione personale, rafforzata dal confronto con quella di alcuni colleghi, è che la crisi sia tutt’altro che passata. Basterebbe come indizio la sola “cura dimagrante” che si sono auto-imposti gli espositori, a cominciare dagli enti del turismo: gli stand sono diventati più piccoli e meno “teatrali”.
Le risorse a disposizione sono state decurtate e la prima legge dell’economia ha imposto tagli pesanti. Il pubblico, almeno a quello che ho visto ieri, è comunque accorso in massa. Bisognerà poi verificare nel prossimo futuro quanti dei visitatori della BIT si sono poi trasformati effettivamente in turisti…
Al di là e oltre la contingente crisi economica, rimane evidente l’inadeguatezza del sistema di trasporto pubblico milanese (appesantita dallo sciopero di venerdì sera e dalla coincidenza col carnevale ambrosiano) e quella di molti operatori turistici (nazionali, ma non solo) che si presentano alla BIT come se fosse una sagra di paese e non una fiera internazionale. Così alla richiesta di una cartella stampa o almeno del biglietto da visita di un addetto a cui domandarlo, il giornalista di turno si vede consegnare un foglietto di carta sul quale la giovane receptionist ha scritto a mano il nome della responsabile stampa della regione ospite (non il comune di Vattellapesca, parliamo della Lombardia…).
E via di questo passo, con episodi che sarebbero comici se non svelassero l’impreparazione di alcuni operatori del settore. Inoltre sono ancora una piccola minoranza gli enti e i privati che scelgono la forma digitale per la propria comunicazione: domina il pesante catalogo cartaceo destinato quasi sempre al cestino più vicino.
E allora il giornalista senza trolley ma con zainetto porta computer e un modesto bagaglio culturale sulle spalle prova un ingenuo (e un poco infantile) piacere imbattendosi nella statua di Borges allo stand dell’Argentina. Ma non osa prendere posto accanto a lui, sulla panca.

Saul Stucchi