Non ho mai amato, da lettore, i titoli che iniziano col “se” e da giornalista posso dire di non averne abusato. Addirittura potrebbe essere il primo in assoluto, quindi si tratta di un piccolo peccato veniale, che mi sono concesso soprattuto per ragioni di spazio. Ma veniamo al dunque.
Avendo la fortuna di visitare molte mostre, ho potuto constatare l’inarrestabile aumento del prezzo dei biglietti. Siamo arrivati alla cifra tonda di 10 euro e sono ancora molti quelli come me che non resistono alla tentazione di convertire nella vecchia valuta. In questo caso il calcolo è semplicissimo: 19.360 lire.
Spendere quasi 20 mila delle vecchie lire per visitare una mostra temporanea a me sembra un’esagerazione. Da tempo ne discuto con amici, colleghi e addetti ai lavori e le considerazioni che vengono espresse riguardano sempre il costo della vita, quello dell’organizzazione di un’esposizione e i numeri ancora piuttosto bassi dei visitatori che “costringono” gli organizzatori ad alzare il prezzo del biglietto per ammortizzare almeno in parte le spese (sento spesso affermare che tutte le mostre sono in perdita: quelle che hanno successo vanno in rosso di poco, i flop invece si traducono in un bagno di sangue, finanziariamente parlando).

Eppure. Eppure ci sono mostre che si fanno apprezzare anche per la scelta di contenere il prezzo del biglietto. Mi va di menzionare almeno Histrionica, in corso al complesso di San Nicolò a Ravenna: per visitarla occorrono infatti appena 4 euro. E poi non bisognerebbe mai dimenticare quella che io chiamo la “soglia del Louvre”. L’ingresso al più importante (e visitato) museo del mondo costa infatti 9,50 €. Che il biglietto intero per una mostra temporanea superi questa soglia è, a mio modesto parere, imbarazzante, illogico e immorale. Oltre che controproducente.
Voi che ne pensate?
Saul Stucchi