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1 Giugno 2020

Riassunto del secondo libro della Guerra gallica di Cesare

Anno 57 a.C.

Il secondo libro della Guerra gallica di Giulio Cesare si apre sulle iniziative dei Belgi. A muoverli è il malumore per la presenza dei Romani in Gallia e il timore che facciano una spedizione contro di loro. A ogni buon conto Cesare arruola altre due legioni e le affida al legato Quinto Pedio perché le conduca nella Gallia Ulteriore. Lui stesso toglie il campo e in due settimane arriva al confine dei Belgi.

Caio Giulio Cesare, busto dei Musei Vaticani

Le divisioni dei Belgi

Qui gli si presentano i Remi, i Belgi più vicini alla Gallia, per mettere le mani avanti: non hanno fatto lega con gli altri contro Roma. Cesare chiede e ottiene informazioni sugli altri Belgi. I più potenti sono i Bellovaci, poi ci sono i Suessioni guidati dal re Galba, a cui è stata affidata la direzione della guerra. Segue l’elenco delle altre popolazioni, con le rispettive forze.

Cesare lega a sé i Remi ottenendone come ostaggi i figli dei capi. Poi chiede agli Edui di penetrare nel territorio dei Bellovaci per dividere le forze dei Belgi. Per quanto riguarda lui guida l’esercito oltre il fiume Aisne e lì pone l’accampamento. I Belgi assaltano la principale città dei Remi che a stento resistono, grazie all’intervento di alcune truppe inviate in soccorso da Cesare.

Cesare predispone le legioni e le macchine da guerra per la battaglia campale davanti all’accampamento che però non ha luogo perché nessuno dei due schieramenti si decide a passare la palude che li divide. I nemici tentano di assalire il ridotto affidato a Titurio e di ripassare il fiume Aisne, ma fallisce l’obiettivo con gravi perdite. Altre pesanti perdite subisce nella ritirata che prende l’aspetto di una fuga, sotto l’incalzare delle truppe inviate da Cesare.

L’indomani Cesare a tappe forzate conduce l’esercito nel territorio dei Suessioni e tenta di prendere di colpo la città di Novioduno, senza però riuscirvi. Allora fa predisporre le macchine per l’assedio che incutono timore nei nemici, tanto da convincerli a mandare ambasciatori per la resa. Cesare si muove contro i Bellovaci, rifugiatisi a Bratuspanzio. Anche in questo caso ne ottiene la resa, promossa per intercessione di Diviziaco. Anche gli Ambiani si arrendono.

La resistenza dei Nervii

Resistono invece i Nervii che non commerciano vino e altri beni di lusso, convinti che infiacchiscano il valore, come succede con gli altri Belgi che si sono dati ai Romani. Tra i Belgi che si sono accodati all’esercito romano qualcuno fa la spia ai Nervii, informandoli sull’ordine di marcia delle legioni, distanziate tra di loro dai carriaggi. Ma Cesare fa procedere l’esercito nell’ordine che usa quando si avvicina al nemico, mettendo davanti sei legioni senza i bagagli che trovano invece posto in mezzo, precedendo le due legioni che chiudono la fila.

I nemici, nascosti nei boschi, si avventano contro i bagagli dell’esercito romano e poi attaccano i legionari intenti alla predisposizione del campo. Cesare non ha il tempo necessario per eseguire tutta la trafila di operazioni come “da manuale”, ma conta sulla teoria e sulla pratica dei suoi soldati che si mettono a combattere ciascuno nel punto in cui si trova.

Quelli della Nona e della Decima Legione respingono gli Artebrati oltre il fiume, uccidendone molti. Al centro i soldati dell’Undicesima e dell’Ottava battono i Viromandui, mentre i Nervii, guidati da Boduognato, attaccano la Dodicesima e la Settima.

I Treveri, inviati come ausiliari da Cesare, vedono perduta la battaglia per i Romani e decidono di tornarsene in patria, dove annunciano la (falsa) notizia della sconfitta dei legionari. Cesare vede quanto gli sta succedendo intorno e dà per primo l’esempio di eroica resistenza, strappando lo scudo a un soldato della retroguardia e avanzando in prima linea. Vedendolo, i legionari ritrovano animo, mentre infuria la battaglia per l’accanita resistenza dei nemici. I Nervii ne escono quasi sterminati. I vecchi e i pochi superstiti si arrendono a Cesare.

La resa degli Aduatuci

Gli Aduatuci si concentrano in una sola piazzaforte super protetta. All’inizio dell’assedio scherniscono i legionari che montano le macchine da guerra, ma poi si spaventano quando le vedono muoversi e si arrendono.

Cesare impone loro la consegna delle armi ed essi accettano (anche se poi, come si scoprirà in seguito, ne tengono nascosto un terzo). Verso sera però escono dalla città per assaltare i Romani, pronti a difendersi e a ricacciarli all’interno. Il giorno dopo i legionari entrano in città e Cesare vende schiavi i sopravvissuti, pari a oltre cinquantamila.

La fama di questa guerra lampo si diffonde tra i barbari, tanto che i popoli al di là del Reno mandano messi a Cesare per accettarne il comando. Il generale conduce le legioni negli alloggiamenti invernali e se ne torna in Italia, mentre il Senato gli decreta un rendimento di grazia di quindici giorni, “cosa che fino ad allora non era accaduta a nessuno”.

Saul Stucchi
Busto di Giulio Cesare conservato nei Musei Vaticani (da Wikipedia)

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