L’editoriale “L’ALIBI della domenica” è dedicato questa settimana a una visita davvero inconsueta al Museo Poldi Pezzoli di Milano.
L’email ricevuta lo scorso 14 maggio conteneva un invito impossibile da rifiutare. Me la mandava la Fondazione Bracco e diceva: “Gentile Saul Stucchi, siamo lieti di invitarLa alla visita guidata virtuale al Museo Poldi Pezzoli di Milano. Quando: giovedì 21 maggio ore 18.00 oppure giovedì 28 maggio ore 18.00. Dove: piattaforma Zoom”. Ho immediatamente confermato la mia presenza.
La mia ultima visita – reale – risaliva al 9 dicembre, quando vi entrai per ammirare la piccola ma deliziosa mostra “Leonardo e la Madonna Litta”. A darmi l’occasione di rivedere, anche se solo virtualmente, i capolavori della Casa Museo di via Manzoni è stata una delle iniziative progettate per il palinsesto “Fondazione Bracco a casa con te”. Così, a una manciata di giorni dalla riapertura del Poldi Pezzoli (il 18 maggio), ero alla scrivania del mio studio pronto a collegarmi alla piattaforma di videoconferenze.
Sullo schermo campeggiava il profilo della “Dama” del Pollaiolo, a cui facevano compagnia le altre signore protagoniste dell’iniziativa: la direttrice del Museo Annalisa Zanni, Giorgia Balestrino dell’Ufficio Conservatori ed Elisabetta Patti, responsabile dei progetti culturali della Fondazione Bracco.

La direttrice ha esordito comunicando la notizia che questi primi giorni stanno andando benissimo, anche grazie al fatto che i primi tremila visitatori pagano soltanto 1 €, mentre il resto del biglietto è a carico dell’Associazione Amici del Museo Poldi Pezzoli.
L’attività di promozione non si è mai interrotta e grande è stato il lavoro da remoto per mantenere vivo il rapporto con il pubblico, coronato dal successo di iniziative come le Poldi Pezzoli Stories su Instagram. Quella dedicata alla Madonna del Libro del Botticelli ha registrato 257 mila contatti. “Non siamo diventati invisibili”, ha detto con una punta d’orgoglio la direttrice Zanni.
Ci accoglie Gian Giacomo
Poi ha preso avvio la visita guidata virtuale, affidata alla dottoressa Balestrino. Non poteva che iniziare dal ritratto del padrone di casa, Gian Giacomo Poldi Pezzoli, dipinto da Hayez nel 1851. Campeggia all’ingresso per accogliere e ricevere i visitatori, ospiti della Casa Museo. E al ritratto su tela è venuto dietro quello della sua personalità di collezionista che ha ereditato dalla madre l’amore per l’arte, anzi, per le arti, alimentandolo poi con i viaggi all’estero (tra le mete Parigi e Londra in occasione delle Esposizioni Universali).
Il primo nucleo della collezione si formò attorno alla raccolta di armi. La Sala delle Armi, oggi sita al piano terra, sulla sinistra per chi entra, era anticamente al primo piano. Andò purtroppo distrutta durante la Seconda guerra mondiale. L’allestimento attuale (del 2000) porta la firma di Arnaldo Pomodoro che ha mantenuto alcuni elementi – come l’arco ogivale – della messa in scena di Filippo Peroni, pittore-scenografo che lavorò anche per la Scala. Qui sono esposte alcune armi del Cinquecento lombardo.
La dottoressa Balestrino ha spiegato che durante le Cinque Giornate di Milano gli insorti entrarono nelle case dei concittadini per confiscare armi con cui opporsi agli Austriaci. Mentre lo raccontava mi è tornato in mente il quadro di Carlo Bossoli L’Armeria di Ambrogio Uboldo invasa dagli insorti milanesi per provvedersi delle armi il 19 marzo 1848, conservato al Museo del Risorgimento in Palazzo Meriggia, ma esposto al Poldi Pezzoli nel 2018-2019 per la mostra sul Romanticismo, in condivisione con le Gallerie d’Italia (era stato esposto anche per la mostra “Gian Giacomo Poldi Pezzoli. L’uomo e il collezionista del Risorgimento” del 2011-2012).
Gli insorti fecero irruzione anche nella dimora di Poldi Pezzoli, da cui vennero asportati alcuni pezzi attribuiti a Pompeo della Cesa, armoraro milanese richiesto in tutta Europa. Una sua armatura è poi ricomparsa nella collezione dello Stibbert a Firenze, uno dei “concorrenti” di Gian Giacomo. La fabbrica delle armature era un’arte messa al servizio della rappresentazione del signore più che della guerra, ha chiosato la direttrice: “queste armature erano vestiti di metallo” che rendevano omaggio all’oreficeria lombarda.
Il primo piano
Attraverso lo scalone d’onore la visita è proseguita al primo piano, con una rapida incursione nelle tre salette che prima ospitavano la biblioteca e ora invece le opere del Rinascimento lombardo, la più significativa delle quali è la Madonna con Bambino di Giovanni Antonio Boltraffio, “l’allievo più talentuoso di Leonardo” nelle parole della direttrice Zanni che ne ha elogiato il raffinatissimo studio anatomico.

La dottoressa Balestrino ha proseguito accompagnando noi, visitatori virtuali, nella Sala degli Stucchi, “fondamentale per comprendere il gusto artistico di Gian Giacomo”. Nella sua casa ogni ambiente rispondeva al gusto di un’epoca. Il Salone Dorato, che prendeva il nome dal soffitto cassettonato in color oro, testimoniava con le sue raccolte assai eterogenee la vastità del gusto collezionistico di Poldi Pezzoli.
Eravamo ora nel cuore della collezione ed è arrivato il momento di ammirarne i capolavori. Ecco la Madonna del Libro di Sandro Botticelli. Impossibile descriverne i particolari in pochi minuti, ma c’è stato almeno il tempo di soffermarsi sul manto in blu lapislazzulo, sul velo trasparente con fili d’oro e sulla simbologia dei frutti. Opera della fase giovanile, si deve a una committenza ricca e prestigiosa.
Il Compianto sul Cristo morto, invece, appartiene alla sua fase finale, quando l’artista aderisce al movimento di riforma del Savonarola. Siamo stati invitati ad ammirare il ritmo musicale che spinge verso l’alto di questa composizione che rivela un ripensamento religioso oltre che politico nel Botticelli. Anche quest’opera è stata protagonista di una delle Poldi Pezzoli Stories su Instagram e Facebook.
Il Cavaliere e la Dama
Un salto di un settantennio ci ha portati al Cavaliere in nero di Giovanni Battista Moroni. Un “ritratto straordinario” (Zanni) datato al 1560-65 circa. La direttrice si è soffermata sulla caratteristica cromatica, in quanto il nero è un colore velocemente deperibile, e sull’elsa della spada di cui nell’armeria è presente un esemplare identico. Ma attenzione: il dipinto non è più nella collocazione in cui lo mostrava il tour virtuale, appunto nel Salone Dorato, bensì nella Sala delle Archeologie (da notare che la mappa sul sito del Museo mostra il dipinto in entrambe le sale!).

La Madonna con il Bambino del Mantegna è attualmente in restauro. In autunno una mostra dossier servirà a comunicare al pubblico importanti scoperte che la direttrice non ha voluto anticipare.
Protagonista è la “Dama” di Piero del Pollaiolo (Ritratto di giovane donna), vera icona del Museo. Quella realizzata attorno a questo capolavoro è stata la mostra in assoluto più visitata del Poldi Pezzoli, esposizione che insisteva sulla grande qualità della pittura di Piero, spesso sottovalutato rispetto al fratello Antonio.
Il ritmo della passeggiata virtuale si è fatto più veloce. Molti erano ancora i gioielli che meritavano almeno un accenno. Siamo passati nella Sala Nera, detta così per l’antica decorazione in ebano e poi in quella dei Vetri di Murano che in origine ospitava la camera da letto di Gian Giacomo. L’ha immortalata un dipinto di Luigi Bisi che la dottoressa Balestrino ci ha mostrato sullo schermo.
Rosina e Dante
Era il momento di dedicare qualche parola alla madre di Gian Giacomo, Rosina Trivulzio, amica e committente dello scultore Lorenzo Bartolini, uno degli allievi più brillanti del sommo Canova, autore de La fiducia in Dio. A pochi passi è appeso l’Autoritratto in un gruppo di amici di Hayez, “una specie di selfie“, ha detto la dottoressa Balestrino che poi ha proseguito con una rapida presentazione delle sale successive, soffermandosi sul dipinto Gondole sulla laguna (laguna grigia) di Francesco Guardi (1765).
La direttrice Zanni si è concentrata invece su alcune collane appartenute a Rosina (mi riprometto di osservarle con maggior attenzione alla prossima visita reale), realizzate da Fortunato Pio Castellani che aveva riscoperto la tecnica della granulazione inventata dagli Etruschi, proprio grazie all’osservazione diretta dei loro gioielli. La signora amava tanto questi gioielli che il figlio fece indossare una di queste collane al busto della madre scolpito da Bartolini quando questa morì.
La visita si è chiusa nello Studiolo Dantesco, la Wunderkammer di Gian Giacomo Poldi Pezzoli che qui teneva la sua scrivania, sotto lo sguardo di Dante, eroe del Risorgimento. Il prototipo monumentale della Vetrata Dantesca, realizzata da Giuseppe e Pompeo Bertini per l’Esposizione Universale di Londra del 1851, è esposto alla Pinacoteca Ambrosiana.
Il giovane Luca, un ex collaboratore del Museo, ha letto il passo di Paolo e Francesca dal V canto dell’Inferno e poi la parola è tornata alla direttrice Zanni per i ringraziamenti alla Fondazione Bracco e per i saluti di arrivederci che ci ha rivolto ricordando le parole di uno dei visitatori di questi primi giorni di riapertura: “Finalmente ritroviamo le nostre opere”.
Saul Stucchi
Didascalie:
- Francesco Hayez
Ritratto di Gian Giacomo Poldi Pezzoli (1851)
Olio su tela
© Museo Poldi Pezzoli, Milano
- Giovanni Antonio Boltraffio
Madonna con Bambino (1487 – 1488)
Pittura a tempera su tavola
© Museo Poldi Pezzoli, Milano
Museo Poldi Pezzoli
via Manzoni 12
Milano
Informazioni:
https://museopoldipezzoli.it