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Voi siete qui: Europa » A Creta con Marco Grassano: soggiorno ad Agios Nikolaos

4 Aprile 2020

A Creta con Marco Grassano: soggiorno ad Agios Nikolaos

Il reportage di Marco Grassano sull’isola di Creta fa tappa ad Agios Nikolaos.

Varchiamo il cancelletto in ferro nero del piccolo hotel Eleni Studios: il battente destro è aperto. Tutt’attorno, piccoli specchi quadrangolari di terreno, ombrati dai ciuffi pungenti di due gigantesche yucche e coperti di vasi, sia di fiori annuali che di piante perenni.

Pavimentazione realizzata cementando schegge di marmo grigio perla, dalla sagoma irregolare. Al centro, una decorazione tonda, fatta di frammenti rosso mattone, basalto e arancio. Una gatta giovane, dal mantello bianco chiazzato di nero, di cenerino e di fulvo, si avvicina lenta, miagolando, e si accoscia davanti a noi per farsi accarezzare.

Eleni Studios ad Agios Nikolaos, Creta

Ester è incuriosita da un foglio affisso alla piccola bacheca in sughero posta di fianco allo stipite dell’uscio marrone, con la metà superiore a vetri. Lì sono segnati gli arrivi previsti: cognome degli ospiti e corrispondente numero di camera. Ci sono anche i nostri. Nell’atrio, dal pavimento specchiante, non c’è nessuno.

Una scala con ringhiera di colonnine, tornite nello stesso legno della porta, sale a destra. Una freccia sulla parete in fondo, accanto all’ascensore, segnala che la nostra stanza si trova di sotto. Gradini di lastre granigliate. Giriamo a chiocciola per due piani. Le luci si accendono automaticamente al passaggio. Sfociamo in un corridoio che termina con l’uscita sulla viuzza posteriore, molto più bassa dell’antistante Papandreu. Il numero assegnatoci lo troviamo a sinistra. La chiave è nella toppa. Entriamo, lasciando la porta spalancata.

La volta del locale non è altissima – lo si direbbe piuttosto una tavernetta – ma la superficie è ampia. Un bell’angolo cucina e il bagno sulla sinistra. I letti sono separati da un pilastro, munito di scansie che fungono da comodini e su cui si fanno notare un paio di libri (“Il pendolo di Foucault”, in inglese… Umberto Eco ci perseguita anche qui!). Poltrone con telaio in finto bambù smaltato, imbottite da gonfi cuscini rossicci. Un armadio bianco. L’abbinata cassettiera. Alle pareti, stampe di tema mitologico cretese: il labirinto, la capra Amaltea, un toro. Pavimento in ceramica color ambra. In alto, lo schermo piatto della TV.

Arriva un uomo tarchiato, baffuto, dai capelli grigi, che sa parlare inglese. Ci fa firmare la scheda di soggiorno e vi annota gli estremi dei nostri documenti di identità. Dice che la signora Eleni, la titolare, possiede anche una taverna, poco distante da qui, in riva al mare. I prezzi sono molto economici, rispetto al centro, e la cucina, tipica, è di ottima qualità. La trattoria si chiama Kri-Kri, nome delle capre endemiche di questo areale. Spiega anche come andarci.

Decidiamo di sperimentarla per il pranzo. Usciamo dalla porticina sul fondo, di metallo, quasi interamente vetrata. Salendo un paio di scalini, raggiungiamo il piano stradale. Prendiamo verso sinistra, fra costruzioni difformi e moderne che abbracciano uno scoscendimento rimasto inedificato, pieno di erbacce secche ma ingentilito, ai margini, da qualche alberello.

Al primo angolo, svoltiamo in una lunga gradinata di cemento, divisa in parecchie rampe, che declina attraverso gerbidi rossastri e pietrosi, punteggiati da chiazze sparse di cupa flora arbustiva. Al termine, ci ritroviamo immersi nel riverbero torrenziale della litoranea. La seguiamo, assecondando la baia. Ristoranti si alternano a negozi di carabattole per la balneazione e a spazi, più o meno verdeggianti, già destinati a un futuro sviluppo edilizio. Una mezza curva. Una piccola rotonda.

Tiriamo dritti, mantenendoci sul marciapiede. Verso sinistra, radi insediamenti gastronomici leggermente sopraelevati, qualche villetta, piccole botteghe turistiche. Una spiaggia, un parcheggio senza pavimentazione, una vasta e piatta struttura alberghiera si succedono, invece, sulla destra. Aree ruderali. Un ampio noleggio auto. Abitazioni private, alcune munite di piscina. Hotel di lusso, con capaci posteggi, aiuole e grandi palme. A destra, su un promontorio e poi lungo la riva, una zona residenziale immersa nella vegetazione.

La taverna Kri-Kri ad Agios Nikolaos

La nostra taverna viene annunciata da una freccia: mancano 70 metri. Su un piano rialzato, un negozio che espone cappelli da spiaggia, borse di tela, creme solari, ciondoli di pessimo gusto, e, subito dopo, l’insegna marrone, tonda: Κρι-Κρι / Ελληνική κουζίνα / από το 1978 – Greek cuisine since 1978.

Ascendiamo una breve scaletta in marmo di Carrara e arriviamo alla terrazza del locale, coperta da una tettoia bianca, di legno. Il pavimento ricorda quello del cortile della pensione. Guardando verso l’esterno, si vedono, in successione: la strada, un muretto inferriato, cespugli che nascondono strutture balnearie, il mare, l’isola delle capre, la linea irregolare delle alture sulla riva opposta della baia. Sedie impagliate e tavolini, tutto smaltato di grigio.

Sul piano d’appoggio, già apparecchiato, le tovagliette individuali celebrano i 40 anni del ristorante. Disegni a china istoriano i fogli: un ramo d’ulivo ricco di turgide drupe, un fico abbinato a una noce, alcune api, un grappolo d’uva, un mazzetto di erbe spontanee (wild herbs) in fiore.

Un breve testo bilingue illustra i “Segreti della dieta cretese” (Cretan diet secrets / Μυστικά της κρητικής διατροφής). In pratica: la “santa alleanza” tra olio extravergine e vino rosso; pane scuro, fatto di grano, orzo e segale; pomodoro (oriundo americano, è vero, ma inseritosi benissimo quaggiù); verdure; pesce; piante aromatiche autoctone (origano, santoreggia, maggiorana, menta, timo, camomilla, alloro, rosmarino, salvia); latticini, yoghurt compreso; noci; uva passa; fichi; miele…

Apriamo il libercolo plastificato del menù, redatto in sei idiomi (greco, inglese, tedesco, russo, francese e italiano). Nella pagina di frontespizio, un breve testo spiega il nome della taverna. Copio, tal quale, la versione italica: “Kri-Kri è il soprannome per il nativo selvatico cretese, meglio conosciuto con il nome latino Capra Aegagrus Cretica. È un animale che esisteva a Creta sin dal periodo minoico, 4.000 anni fa, ed è considerato Sacro. Oggi i Kri-Kri sono protetti dallo stato greco e vivono in zone controllate speciali di Creta, come la gola di Samaria, i pantani di Aghili, che è l’isola che si può vedere dal nostro ristorante, l’isola di Dias, ecc.”.

Consultando la colonna tipografica di destra, in lingua nostrana, scegliamo, ordiniamo e gustiamo l’insalata della casa, piatto assai abbondante: un misto di varietà a foglia verde, arricchito da pomodori, cetrioli, formaggio, noci, miele, chicchi di melograno, e completato da un condimento di olio d’oliva, origano, aceto balsamico. Come dolce, optiamo per un gelato misto. Giunge a sovrintendere alla gestione (o magari a mangiare anche lui) l’attivo ometto che ci aveva registrati in camera e consigliato la taverna. Ci riconosce, si rallegra e ci fa portare, gratis, un botticino di potente ρακή.

Una gatta ad Agios Nikolaos

Sotto la sferza bollente del sole, è decisamente più faticoso risalire la scala in cemento di quanto sia stato scenderla. Una volta in camera, ci laviamo i denti. Prendiamo l’ascensore e usciamo nel cortiletto. La gattina chiazzata si fa di nuovo avanti, accetta due coccole e poi, constatando che non abbiamo nulla di mangereccio da offrirle, si allontana – altera o indispettita – fra i vasi. In questo momento, esce dall’altra porta della palazzina una donna mora, abbastanza stagionata, credo la titolare. Ci chiede, scherzosa, indicando la micia: “Is it your friend?”. Rispondo, sorridendo anch’io, di sì. E lei, sarcastica nei confronti dell’animale: “Oh, yes, a great friend for food!”.

Ventinovesima parte – Segue

Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalie:

  • Eleni Studios
  • Vista dalla taverna Kri Kri
  • La gatta “amica per il cibo”
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