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Voi siete qui: Europa » Una sera con passeggiata e cena cretese a Rethimno

21 Dicembre 2019

Una sera con passeggiata e cena cretese a Rethimno

La quindicesima parte del reportage di Marco Grassano su Creta è dedicata al racconto di una cena e di una passeggiata a Rethimno.

Per la cena, ci sediamo al tavolo sull’angolo con un varco trasversale, accanto a una vetrina dal telaio di legno smaltato di verde. Tovaglie a quadretti rossi, su cui hanno steso, di traverso, un telo bianco. La pavimentazione è a specchi di lastrici rettangolari, delimitati da listelli in pietra avorio. Il locale occupa anche un paio di camere nella casa antistante. Appese alla sua parete esterna, tinteggiata in giallo narciso con bordi amaranto, due tele senza cornice: una raffigurante un suggestivo volto femminile, e l’altra alcune scialuppe in secca su una piazzetta ombrosa. Dalla nostra parte, il rozzo affresco di una casupola bianca, sedie sparse, un pergolato.

Ci portano il menù: un pieghevole verdino con una stilizzazione di posate. Scegliamo, complessivamente, fiori di zucca ripieni (κολοκυθοκεφτέδες), zuppa di pomodori, una specie di caponata o ratatouille calda (μπριάμ), un piatto di calamari e un’insalata greca (χωριάτικη σαλάτα). Niente più retsina, per me: solo minerale frizzante.

I fiori sono in umido, a mo’ dei dolmades, e altrettanto buoni. La zuppa, bollente, mi fa sudare, eppure il mio stomaco la gradisce parecchio. Le verdure stufate sono abbondanti, ma pian piano riesco a finirle, aiutandomi con l’ottimo pane. I calamari, fritti in pastella, sono accompagnati da riso, patatine, insalata e da uno spiedino di melanzane, zucchine e peperoni.

Desiderando anche il dolce, vado dentro a ordinare una torta di latte casalinga (γαλατόπιτα), vagamente simile al crème caramel, squisita. Il cameriere ci porta poi, di sua iniziativa (come mi anticipa, mentre passo, un tizio grigio e tozzo, seduto accanto alla porta), il dessert gratuito: panna cotta con fettine di anguria e melone – abbinamento assai piacevole. Sedici euro a testa, il conto. Scopriamo, pagando, che il ristorante non è il Kyria Maria, come credevo, bensì la Loggia: e infatti, il monumento veneziano si intravvede in fondo a un camminamento, a destra dell’uscita.

Curiosiamo in tutta questa stretta Οδός Μοσχοβίτη, che somiglia vagamente alla Via Roma di Rocchetta Nervina e si presenta stracolma di offerte gastronomiche, compresa la taverna del mio primo viaggio. Non importa: abbiamo cenato ottimamente lo stesso.

La fontana Rimondi a Rethimno (Creta)

Arriviamo di fianco alla celebre Fontana Rimondi, che riprendiamo con risultati non eccelsi, a causa del buio. Per mantenere stabile la fotocamera durante il maggior tempo di esposizione necessario di notte, ci vorrebbe, infatti, il treppiede, e ovviamente in valigia non l’abbiamo messo, perché non ci stava. Rinunciamo, quindi, a tentare ulteriori scatti, per stasera.

Proseguiamo. Botteghe e persone si affollano anche da questa parte. Chissà in che punto si trova – se ancora esiste – “il negozio di souvenirs remoto e isolato, avanti in una via in cui non c’era quasi nessuno, con la donna grassa in blu che gestiva” del quale avevo preso nota sul mio taccuino di diciannove anni fa (l’ho portato con me) e dove avevo comprato un κομπολόι di ambra. Balconi di legno schermati, “alla turca”, da cui vedere senza essere visti – caratteristici anche di La Valletta.

Procediamo nella calca del vicolo, fino alla piazzola su cui si affaccia una chiesetta: la ricordo, perché allora l’avevo fotografata fuori e dentro. Una placca dice “Ενετικός Ναός της Κυρίας των Αγγέλων”, ossia “Venetian Church of Our Lady of the Angels”. Appellativo chiaramente francescano: la basilica di Santa Maria degli Angeli, ad Assisi, ha ispirato il nome della città californiana di Los Angeles, fondata, come pure San Francisco, dai Frati Minori.

La Chiesa di Nostra Signora degli Angeli a Rethimno

Il portoncino è spalancato. Ci affacciamo. L’interno, greve di legni e di argenti, non ha però nulla di cattolico. Mi affiora una poesia di Kavafis:

“Amo la chiesa con i suoi labari, con i suoi
amboni e le sue luci, e le immagini, e i suoi
candelabri, e l’argento degli arredi.

Com’entro là, nella chiesa dei Greci,
con gli incensi fragranti, con le sue liturgie
risonanti di voci e di armonie,
con le parvenze dignitose e pie
dei preti, il ritmo greve di gesti e movimenti,
il fulgore dei lunghi paramenti,
corre la mente all’èra bizantina, alle splendide
glorie di nostra gente”.

Kostantinos Kavafis, In chiesa, trad. di Filippo Maria Pontani

Continuiamo, per un tratto, verso ovest, in Οδός Π. Κορωναίου. L’esistenza sembra farsi, quaggiù, meno caotica, più appartata. Un arco a volta, a destra del quale ritroviamo la lapide turca immortalata durante la mia precedente visita. Vorrei che qualcuno me la decifrasse, ma mi rendo conto di quanto la cosa sia improbabile.

Una lapide turca a Rethimno (Creta)

Torniamo indietro fino alla Fontana Rimondi e svoltiamo per avviarci a uscire dal centro. La ressa, le luci sfolgoranti e i poliedrici commerci mi rammentano una ricca festa patronale di paese, ai tempi della mia infanzia.

Passando davanti all’ingresso dei Giardini Pubblici, notiamo che, in fondo al vialetto, una luce verde illumina gli zampilli della fonte.

Quindicesima parte – Segue

Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalie:

  • La Fontana Rimondi
  • L’interno della chiesa di Nostra Signora degli Angeli
  • La lapide turca
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