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Voi siete qui: Europa » Un alessandrino a Creta in libreria trova il suo omologo

12 Novembre 2019

Un alessandrino a Creta in libreria trova il suo omologo

La settima parte del reportage di Marco Grassano su Creta è dedicata alla visita di una libreria molto interessante…

Ester vuole prendere un caffè. Ci fermiamo appena prima del cinema, in un piccolo locale, ad accesso sdoppiato, che ci attira con gli espositori esterni refrigeranti per le bibite. È difficile chiedere un caffè all’italiana, qui. Se non si specifica nulla, te lo preparano al modo turco. Se si ordina un espresso, ti domandano se lo preferisci “lungo” o “corto”. In ogni caso, va detto, i prezzi sono decisamente inferiori che da noi.

Rifacciamo il cammino fino alla piazza della fontana Morosini, osservando, divertiti, ancora un po’ di articoli turistici. Decidiamo di cercare un altro ottico lungo la via del mercato. Ne troviamo uno proseguendo sulla destra appena arrivati alla vecchia stazione di pompaggio: ΌΠΤΙΚΑ – Δήμητρα Σταυράκη.

Ci rivolgiamo goffamente al giovane barbuto e moro che ci troviamo di fronte, seduto al banco: “We wanted a small contentor for contact lens”. L’uomo comprende la nostra richiesta e la ripete – in greco – alla graziosa dottoressa che sta armeggiando in fondo al negozio, non enorme ma modernissimo ed elegante. Lei ci si avvicina sorridendo e ci porge la piccola custodia, chiedendoci se ci serve anche un flaconcino di liquido. Ringraziandola, le rispondiamo di no, perché abbiamo giusto quel che ci serve per non avere problemi col bagaglio, al rientro in aereo. Ci dice allora quanto dobbiamo pagare: due soli euro.

Un affresco scrostato a Iraklio (Creta)

Imbocchiamo un passaggio, distante pochi metri, che attraversa a galleria il basso condominio. Alcune vetrine e qualche anziano seduto a chiacchierare. Sfociamo in un vicoletto posteriore, Στοά Γιαλεράκη. Rottami sparsi. A sinistra, verso il tramonto incombente, un affresco scrostato, in prevalenza blu, dove compaiono, sotto un cielo mosso di nuvole, un porto, un faro, alcuni pescherecci e una schiera di casette basse.

Finché è giorno, preferiamo orientarci senza ausilio informatico. Sfilando sotto la tenda esterna di una rivendita, prendiamo, verso destra, una via piuttosto stretta: Καρτερού, dice la targa toponomastica. Insegne di ristoranti – Βρανάς, Αθάλη.

Svoltiamo, verso nord, in Οδός Θησέος. Un grande mural riproduce la faccia di un ragazzo. Lo stile e l’abbondanza di azzurri del dipinto me lo fanno ipotizzare opera della stessa mano che ha tracciato la malconcia marina appena vista. Nel cortile di un vasto edificio dall’architettura contemporanea, la rossa guardiola di un parcheggio sotterraneo a pagamento. Ha la curiosa foggia delle minuscole edicole votive che spesso, transitando, si scorgono a bordo strada.

Svoltiamo ora nella Κόσμων, piena di motorini parcheggiati in fila indiana, dirigendoci verso la 1821 (intitolazione commemorante la guerra per l’indipendenza greca). Il fondo della viuzza inquadra una vetrina con la scritta ΕΡΓΑΣΤΈΡΙΟ. Mia figlia mi segnala che, in antico, l’εργαστήριον era una bottega artigiana, o laboratorio che dir si voglia. Ritengo che il senso del vocabolo sia rimasto invariato.

Risaliamo la patriottica strada, in senso contrario a quello unico di circolazione. Anche qui è un susseguirsi densissimo di colorite vetrine, principalmente di moda. Si direbbe proprio che chi vive o viene a Iràklio sia interessato soprattutto a vestirsi e calzarsi. Convergiamo, ad angolo acuto, con la via del mercatino.

Attraversiamo la grande Δικαιοσύνης e percorriamo il breve tratto pedonale che conduce alla fontana. Un negozio di borse e valige, esposte sul marciapiede al riparo della tenda sporgente. Un anziano religioso, dall’ondeggiante tonaca bluastra, ci sfila di fianco, reggendo in una mano la borsa di qualche acquisto. Schiera di caffetterie, coi loro tavolini a invadere lo spazio.

Entriamo nella libreria che mi ero memorizzato: Βιβλιοπωλείο Πολύγραφος – Στεφανίδης Αλέξανδρος. Qui si indica sovente, sull’insegna, anche il proprietario dell’esercizio. Bella vetrina, a luce intera, con decorazioni quadrettate nere. Pochi i libri che vi sono esposti, in modo da non frastornare l’osservatore. Che viene però allettato dall’ampia visione delle colme scaffalature interne in legno chiaro (pino o abete) e degli altri libri, posati su panchette e sporgenze in modo da esibire la copertina. I ripiani di sinistra ospitano volumi per bambini e ragazzi. A destra e in fondo, il settore adulti.

Il ciclostile di una libreria di Iraklio a Creta

Ci avviciniamo al banco, sulla sinistra, dietro cui sta, in piedi, il titolare, più rasato di me. In basso, visibile attraverso un vetro, un vecchio ciclostile. Una didascalia riporta la definizione, estrapolata da qualche dizionario, della parola πολύγραφος, che in greco moderno è appunto il ciclostile o mimeografo.

Il nome del negozio non è, dunque, un omaggio agli umanisti rinascimentali, come credevo. Ma richiama, in ogni caso, l’importanza di uno strumento, anche se ormai obsoleto, nel far circolare testi e idee durante gli anni Sessanta e Settanta, quando le attuali tecnologie elettroniche non erano disponibili.

Chiedo ad Αλέξανδρος se ci sono testi di autori greci moderni in qualche lingua europea che io possa leggere. L’uomo mi accompagna a uno scaffale dietro di me e mi indica una riga di volumetti con le copertine disegnate a pastello, pubblicati dalla casa editrice ateniese Aiora Press. Testi bilingui, dove all’originale viene abbinata la traduzione in inglese, o francese, o persino italiano. Prendo, nella nostra lingua, una selezione di poesie di Konstantinos Kavafis e una raccolta di sue prose, “Note di poetica e di morale”.

Torno alla cassa. Il libraio mi felicita per la scelta, osservando che si tratta, a suo avviso, del maggior poeta greco novecentesco. Gli rispondo che anche a me piace parecchio, aggiungendo che, casualmente, faccio lo stesso lavoro di Kavafis, nel servizio che si occupa di acqua e di irrigazione, ad Alessandria… città omonima della sua, ma non la stessa! L’uomo sorride, non so se mi ha capito del tutto. Sapessi parlar greco…

Ci portiamo al Museo Storico, sul lungomare, sperando sia ancora possibile visitarlo, ma purtroppo, come tutti gli altri, chiude alle 17. È curioso che in Grecia si pranzi e si ceni tardissimo, e che al contempo le attività culturali chiudano così presto. Mi viene in mente che in Olanda i negozi abbassavano le serrande alle 17.30, ma si andava poi a cena alle 19…

Rientriamo nel vicino hotel per riposarci un poco, prima di andarcene a fotografare la marina tremolante nella sera – e, naturalmente, a mangiare.

Varchiamo, sulle strisce, la litoranea, poi attraversiamo i giardinetti, ridenti di esili palme in lunghe aiuole erbose – bordate da siepi verdi e argentee – e di tamerici in riquadri di terreno brullo. Scendiamo una scalinata, rasentando un disadorno campetto per giochi infantili. Fra le panchine, un’esigua, maltenuta superficie, delimitata da ringhiere, contiene pochi ruderi affioranti.

Tramonto a Iraklio (Creta)

Eccoci affacciati al parapetto in pietra, a strapiombo sulla scogliera. Anche da qui possiamo osservare, verso ovest, il dentellato crinale dorarsi, arrossarsi e illividirsi. Nitida, cristallina, la mezzaluna crescente trapunge l’oltremare del cielo. La gualcita distesa liquida spumeggia contro le rocce e incupisce, allontanandosi, le proprie tonalità.

Le ampie rovine dissepolte, forse appartenenti a qualche antico tempio cristiano, non consentono di proseguire fino al porto. Torniamo indietro, cercando i primi gradini che ci conducano al marciapiede della strada carrozzabile. Lì accanto, la chiesa “rinforzata” e i brandelli di muro che la accompagnano.

Prima dell’oblunga copertura coi tavolini dei ristoranti, riguadagniamo, attraverso una scaletta, la passeggiata pedonale, percorrendola fino al convergere di varie vie nella rotonda da cui ha inizio la darsena.

La marina di Iraklio (Creta) al tramonto

Il porto crepuscolare scioglie le luci in strisce malferme riflesse dall’acqua. I chioschetti illuminati stampano il loro chiarore freddo contro lo spegnersi del tramonto, che proietta in cielo un fugace ventaglio di raggi rosei.

Settima parte – Segue

Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalie:

  • L’affresco nel vicolo
  • Il ciclostile (polygraphos)
  • “Che fai tu luna in ciel…”
  • Un chiosco sulla marina
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