Con i suoi 39 comuni che totalizzano appena 90.000 abitanti, la Valle di Susa è un’area ricca di tradizioni e di cultura, con una storia che affonda le proprie radici nel passato delle popolazioni europee. Alle pendici dei suoi monti sono sorti insediamenti di Celti e Romani, Franchi e Longobardi, tra i suoi frutteti e vigneti si è udita la lingua dei Bizantini, dei Saraceni, dei soldati di Napoleone. Ogni popolo, ogni evento storico ha lasciato le sue tracce: nelle tradizioni locali, nelle feste comunali e nelle ricorrenze religiose è possibile scorgere immagini e simboli di usanze agresti, di rituali – magari anche pagani – legati alla natura e al volgere delle stagioni, al ritorno della vita e alla speranza di ottenere messi abbondanti e una vita sicura.
Viaggiare per la Valle di Susa in autunno e in inverno significa compiere un percorso attraverso questi aspetti, vivere usanze secolari e dissetare gli occhi con un fiume di colori. Dal fondovalle della Bassa Val di Susa, attraverso la Val Cenischia, fino all’Alta Valle, sono molte le feste a cui è possibile partecipare. Si può cominciare con la Sagra della della Toma a Condove, per assaggiare la Toma Piemontese, la Tuma del lait brusc o altri formaggi saporiti, oppure andare a Villar Focchiardo e San Giorio per la Sagra del Marrone… ma c’è altro, molto altro.
Fiori sulla testa e spade in pugno
A San Giorio il passato indossa le variopinte giacche decorate degli Spadonari, che marciano al ritmo del tamburo. Questi esponenti di una delle più importanti associazioni di rievocazione storica, accompagnano spesso feste ed eventi con i loro costumi tradizionali originari dell’epoca rinascimentale. Li possiamo vedere anche a Venaus, o a Giaglione, nel giorno di San Vincenzo. In quest’occasione, quattro di loro accompagnano l’effige coperta di fiori del branch, accompagnata da priore danzanti. Amati dalla gente e variopinti, con i loro copricapi floreali e le loro giacche variopinte, gli Spadonari compiono un’armoniosa danza cerimoniale, facendo oscillare le lame delle loro grandi spade a due mani, rappresentando così i gesti con cui i contadini dissodano il terreno, propiziando la rinascita dei raccolti.
Quando l’orso imperversa
Se nella città di Venaus durante la festa di San Biagio e Santa Agata (dal 3 al 5 di febbraio) è possibile applaudire gli Spadonari in processione per i patroni, lo spettacolo di Urbiano si discosta dai canoni religiosi e ammicca invece rituali più rurali e – quasi – superstiziosi. Il primo di Febbraio, in questa frazione di Mompantero, si celebra il Ballo dell’Orso. Nel corso di questa festa, musica e danze – conditi da vin brulé e sapori contadini – pervadono le strade, mentre i quartieri vengono invasi dalla belva: l’orso! Questo è in realtà un cittadino travestito – la cui identità è segreta – che percorre le vie di Urbiano cercando di sfuggire ai cacciatori che, in costume, lo braccano per ogni dove. L’orso imperversa per il centro abitato ma – come accade nel mito della fanciulla e del drago – la bellezza può dove il braccio è inutile: la ragazza più bella della città è in grado di ammaliare la belva e placare così la sua ira.
Di natura più cruenta, ma altrettanto spettacolare, è la festa del patrono di San Giorio, San Giorgio: il 23 aprile gli armati non inseguono un orso, ma partecipano alla deposizione del feroce feudatario che tiranneggiava i borgo.
L’evento – con figuranti in costume – è accompagnato dai cibi tradizionali e costituisce una vera festa per tutta la città. Se invece si desidera un assaggio più “ravvicinato” del fascino tradizionale della Valle di Susa – fatto di festa e danze – allora ci si deve segnare come data il 20 gennaio: quel giorno, infatti, a San Sebastiano a Chiomonte si terrà il celebre ballo della pouento, forse nato come forma di ringraziamento per lo scampato pericolo della peste del 1630.
La pouento è un’intelaiatura di legno, su cui sono fissati nastri colorati, uno per ogni famiglia di Chiomonte. Otto o dieci coppie di ventenni (ragazzi e ragazze in costume tipico) accompagnati da bambini ballano portando in giro per evoluzioni la pouento. In passato la festa durava fino a quando l’intelaiatura resisteva. Oggi ci si accontenta di una giornata di festa e la pouento viene conservata per gli anni successivi.
La quiete del sapere
Gli amanti della cultura meno movimentata, potranno però bearsi delle oasi di pace di Novalesa nel suo borgo alpino arricchito dalla millenaria abbazia e del Museo Diocesano di Arte Sacra. La città di Susa, infine, schiuderà la sua storia ai curiosi: le guide dell’Associazione Amici del Castelo illustreranno il passato della città e delle sue rocche, mettendo il ricco patrimonio culturale della città definita “porta d’Italia” a disposione di chi vorrà approfittare.
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