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Voi siete qui: Europa » Gita in battello per i canali di Amsterdam

19 Marzo 2019

Gita in battello per i canali di Amsterdam

Ventunesima parte del reportage di Marco Grassano sull’Olanda.

Usciamo in strada. Non me la sento di visitare altri musei e di provare altra tristezza. Per meglio smaltire l’abbondante pranzo, decidiamo di tornare a casa a piedi, passando di fronte alla casa di Anna Frank. Senza entrarci, visto che non abbiamo potuto prenotare.

Ci riportiamo alla Sinagoga, ripassiamo dietro la chiesa di Mosè e Aronne, superiamo il canale piantonato dal pub nero, seguiamo un pezzo della strada che curva blandamente a destra e quindi svoltiamo a sinistra, in una via pedonale (e, ovviamente, ciclabile) densissima di vetrine: per lo più di abbigliamento e ristorazione.

Il Palazzo Reale di Amsterdam

Passiamo un ampio naviglio, attraversando il ponticello Bushuissluis. L’imponente sede storica della Compagnia Olandese delle Indie Orientali. Le vetrine riprendono. Un’enorme libreria (Volkswarenhuis) espone solo testi in olandese. Un canale più piccolo e alberato, che superiamo – valicando il Paulusbroederluis – e fotografiamo. Un terzo canale, col relativo Vrakenssluis. In questo tratto di via, gli esercizi si fanno prevalentemente gastronomici. E infatti sfociamo nella piazza con l’obelisco e il Palazzo Reale attraversata stamattina: attrazione turistica quant’altre mai.

Mantenendo la Reggia sulla destra, incrociamo un lungo tram bianco e azzurro. Svoltiamo quindi a dritta, costeggiando dapprima il retro del nobile edificio e poi, sull’altro marciapiede, il Centro commerciale Magna Plaza, immensa e cesellata mole dalle linee architettoniche quasi russe.

Altro tram in senso opposto. A destra, il sobrio gotico ecclesiastico della Nieuwe Kerk: “nuova” rispetto a chissà cosa, mi chiedo. Svoltiamo a sinistra poco dopo, imboccando una viuzza che ne taglia un’altra e sfocia, sull’angolo del Café Van Zuilen, fasciato di legni solenni, in un ampio lungocanale. Proseguiamo nella straducola che continua fino al canale successivo. Tiriamo dritti lungo un naviglio perpendicolare, che ne interseca altri due. Al termine prendiamo a sinistra.

Amsterdam: l'ingresso della casa di Anna Frank

Dopo qualche decina di metri, ecco i portoncini verdi della Anne Frank huis: un’abitazione come tante altre, affacciata su un canale qualsiasi e posta di fianco a un semplice magazzino, nella quale però si è svolta parte di una tragedia storica immane, che non ci è permesso dimenticare.

Il navigatore ci fa tornare indietro fino al primo ponticello a sinistra, ce lo fa superare e inizia quindi a guidarci verso Nord. Un’angusta via di case tradizionali, senza traffico e con qualcosa di vegetale che foglia a ogni parete. Poi, ortogonalmente, un viale doppio pieno di veicoli. Oltrepassiamo un canaletto e approdiamo di fronte a una probabile piscina coperta (Het marnix / Jacuzzi fitness). Alla sua destra, superiamo un canale più ampio.

Amsterdam: tramonto su San Nicola

Traversiamo un giardino pubblico di alberi annosi e di aree erbate geometriche, tra le quali corrono e curvano i binari del tram. Un altro canale. Una via dall’aria decentrata, simile a Viale Medaglie d’Oro di Alessandria, ma molto più lunga.

Ecco ancora un naviglio, che valichiamo su un ponte riservato a pedoni e ciclisti. Costeggiamo, su una spianata, due vasche tonde, che mi sembrano sedimentatori in disuso. Proseguiamo tra la striscia d’acqua marrone e una serie di piccoli prefabbricati a uso turistico (26; 28 Kunstenhuis…) fino a svoltare a destra, davanti alle panche e ai tavolacci esterni del basso ristorante di mattoni a vista Rainarai.

A pochi metri, i tavoli di un altro locale di mattoni, con l’insegna tonda della birra Heineken. Un monumento costituito da un semiglobo in muratura che regge una bronzea coppia umana accosciata. Uno dei due corpi si appoggia mostruosamente su quattro gambe. Attraversiamo un ponticello e ci immettiamo nell’area verde percorsa il primo giorno, pedalando, per tornare in albergo.

Dalla cartina, scopriamo trattarsi del Tuinpark Nut en Genoegen, che proseguendo diventa Volkstuinvereniging Sloterdijkermeer. Si direbbero i tuoni e i lampi del dio Thor. “Lingua divina e terribile”, come scrisse Cesare Pavese del greco omerico.

Il Museo delle Scienze di Amsterdam

Sbocchiamo nei pressi dell’hotel. Sono quasi le sei. Ci dirigiamo allo SPAR. Vogliamo comprare qualcosa per un pasto leggero in camera. Non abbiamo il tempo di cenare con comodo, se vogliamo essere in centro per le otto, e comunque il pranzo è stato sostanzioso.

Ci prendiamo due ricchi mix di frutta e dell’ananas a cubetti, dolcetti Lava (pasta al cioccolato farcita di cocco; biscotto ripieno di caramello salato), latte al cacao e bottigliette di acqua minerale variamente insaporite, oltre a una nuova barra di fondente Tony, che ci accompagnerà nei prossimi giorni.

Facciamo la doccia e mangiamo, poi raggiungiamo la fermata del tram 19 dietro l’Holiday Inn, fra i cavalcavia e il parcheggio biciclette. La vettura è ferma sui binari, in attesa dell’orario di inizio corsa. I biglietti possiamo farli direttamente a bordo e pagarli col bancomat. Sempre impeccabili per funzionalità, i trasporti olandesi.

Partiamo e sfiliamo fra interminabili tratti di condomini a schiera, che ci paiono tutti simili. Costeggiamo per un po’ un canale e quindi lo attraversiamo. Svoltiamo a destra. Scendiamo alla fermata di Leidseplein, accanto a un colonnato che richiama la Porta di Brandeburgo. Ci infiliamo in un ampio passaggio, alla base dell’edificio successivo. Porta a una piazzetta piena dei tavolini di vari bar, soprattutto l’Hard Rock Café. Un Irish Pub e, dirimpetto, un Ristorante Pizzeria. Un ponticello ciclo-pedonale.

Tenendo la sinistra si arriva, sull’altra sponda, al chiosco della Blue Boat Company – Canal cruises. Entriamo. Apparecchiature per bevande calde e fredde. Esposti in vendita, dolciumi e salatini confezionati, e souvenirs di varia foggia. Esibiamo, sullo smartphone, le nostre prenotazioni e ritiriamo i tagliandi cartacei. Ci spostiamo sul pontile di doghe impregnate, un gradino più in basso del marciapiede.

In battello sui canali di Amsterdam

Il battello delle 20:15 è pieno; veniamo fatti scendere su quello, rossoblù, in partenza alle 20:30. L’addetto in divisa marinara che stacca i talloncini – tarchiato, di mezza età – porta una fasciatura al braccio destro, appena sotto il gomito: esattamente come me, che mi ero ferito, cadendo in montagna, una settimana prima della partenza. Lo faccio notare a Ester, sorridendo.

Ci accomodiamo sui sedili imbottiti che fiancheggiano uno dei tavolini. Le pareti della motobarca piegano verso l’alto, chiudendosi a volta. Nella loro struttura di legno si aprono ampie vetrate, permettendo una soddisfacente visione dell’esterno. Tre ragazzi di colore si siedono accanto a noi, verso il corridoio. Parlano un inglese dalle sonorità creole. Estraiamo dalla bustina sigillata gli auricolari, li colleghiamo e, consultando le indicazioni esposte, sintonizziamo il dispositivo sul canale corrispondente all’italiano.

Appena il natante si mette in movimento, parte anche l’audio. I due narratori, uomo e donna, si presentano: sono una coppia di maturi abitanti di Amsterdam, dove vivono da sessant’anni. Vogliono guidarci lungo i canali della loro città, per farcela conoscere. Prendo appunti, mentre mi guardo attorno cercando di cogliere i riferimenti delle loro parole.

Ad Amsterdam si contano circa 600.000 biciclette. Il suo nome viene dalla diga (dam) sul fiume Amstel. Dal canale Singelgracht, che inizialmente segnava il confine del caseggiato, ci immettiamo nel Leidsegracht. I canali principali sono tre: Prinsengracht, Keizersgracht e Herengracht.

Il primo è contraddistinto da sponde basse, per agevolare il carico e lo scarico delle merci; le facciate che lo costeggiano terminano in frontoni da cui sporgono le travi per il sollevamento, tramite carrucole, di casse e balle. Il secondo aveva destinazione prevalentemente residenziale. Il terzo era riservato ai cittadini ricchi; le sue banchine sono più elevate, per difendere dall’acqua le eleganti abitazioni.

Il nucleo urbano storico – sorto a cavallo del punto in cui l’Amstel si immetteva nell’IJ, laguna dello Zuiderzee – è frutto di successivi ampliamenti. Poggia su pali di fondazione, come Venezia. I canali, raccogliendo e allontanando l’acqua, evitavano anche che il borgo venisse allagato.

I fabbricati lungo il Keizersgracht (“Canale dell’Imperatore”) erano originariamente in legno. Dopo ripetuti incendi, a partire dalla fine del Cinquecento l’uso del legname fu proibito. Gli edifici che si vedono adesso sono di laterizi (rossi e bianchi) e pietra (importata). I frontoni, ormai passati di moda, presentano sagome diverse: a gradini (step), a campana (bell), a triangolo…

Ventunesima parte – Segue
Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalie:

Il Palazzo Reale
L’ingresso della casa di Anna Frank
Tramonto su S. Nicola
Il Museo delle Scienze
In battello sui canali

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