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Voi siete qui: Italia » Pratolino: il parco delle meraviglie nato da un amore proibito – 2

18 Dicembre 2009

Pratolino: il parco delle meraviglie nato da un amore proibito – 2

pratolino2_ante Seconda e ultima parte del reportage di Lorenzo Iseppi sul parco di Pratolino, alle porte di Firenze. La prima parte si può leggere qui.

Questo luogo di delizie è un dono d’amore del granduca Francesco I, marito di Giovanna d’Austria, figlia dell’imperatore asburgico. Ma non è per la moglie, impalmata per motivi dinastici, bensì per l’amante veneziana Bianca Cappello, che in barba all’ostilità dei genitori fugge di casa a soli 15 anni e sposa il gentiluomo Pietro Bonaventuri. Questi viene assassinato in strada e molti vedono nel delitto la spiccia soluzione scelta dal sovrano per liberarsi dello scomodo rivale. D’altronde non sarebbe l’unico omicidio che gli viene attribuito.

Dopo la congiura di Orazio Pucci ed altri nobili il monarca sarebbe responsabile dell’uccisione d’una sorella e della cognata Leonora Alvarez de Toledo, ritenute in qualche modo coinvolte nella cospirazione. Comunque la bella signora della Serenissima viene vista come un’intrusa ed è osteggiata un po’ da tutti. E quando la nuova coppia muore nel 1587 per una presunta febbre terzana, si vocifera che in realtà sia finita vittima del veleno destinato al cardinale Ferdinando I, da sempre nettamente ostile a quell’unione.

Il quale, scoperto per tempo l’inganno, scambia la torta letale con quella destinata al peccaminoso fratello. E la donna, di fronte al fallimento del complotto, decide di seguirne la sorte. Questa è anche la versione dei fatti ricostruita nel film muto girato ai primi del Novecento dal regista Mario Caserini, per cui la vicenda assume una qualche somiglianza con la tragedia di Giulietta e Romeo.

pratolino2_09Il “giallo” dura fino ai nostri giorni. Nel 2004, infatti, nella chiesa di San Francesco a Bonistallo tornano alla luce le viscere dei due protagonisti, che un documento attesta interrati nel tempio dopo l’autopsia. Quattro specialisti analizzano i resti del fegato trovando tracce di arsenico. Tuttavia non tutti gli studiosi danno al responso delle indagini il valore di prova, anche perché certi composti tossici potrebbero derivare da trattamenti per la conservazione degli organi in questione.

Alcuni sollevano dubbi sulla compatibilità o meno di questa sentenza con i sintomi sofferti da entrambi durante la lunga agonia e raccontati con precisione dagli storici. Si racconta di vomito, difficoltà respiratorie e blocco renale, che darebbero ragione ai sostenitori del delitto. Viceversa, la febbre molto elevata risulta abbastanza anomala. Di certo è che sulla tenuta di Pratolino, costata l’incredibile somma di quasi 800 mila scudi d’oro, aleggiano diversi fantasmi. E l’eden che in superficie celebra le virtù benefiche dell’acqua è forse attraversato in sotterraneo da rivoli di sangue.
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Alla scomparsa del munifico mecenate la proprietà conosce un lungo periodo d’abbandono. Si registra un breve periodo di ripresa con il figlio di Cosimo III, appassionato di musica e letteratura. Egli nel 1697 costruisce un teatro e promuove spettacoli di qualità, dando vita ad una notevole stagione culturale. Poi torna la nebbia e l’area viene utilizzata esclusivamente come riserva di caccia. Le infiltrazioni e l’incuria dissestano progressivamente l’inestimabile patrimonio artistico. Le statue più preziose si salvano grazie al loro trasferimento nel giardino di Boboli. Tra le opere rimaste figurano una Diana cacciatrice, un Apollo scolpito all’antica, il piedone sinistro d’una prima versione del colosso di Jean de Boulogne.
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Solo con l’avvento dei Lorena il sito riprende vita, anche se cambia aspetto. Nel 1819, infatti, sotto la direzione dell’ingegnere boemo Joseph Fritsch, nasce un giardino all’inglese, che quadruplica la superficie ma diminuisce le aeree coltivate. L’intervento comprende anche la dolorosa scelta di demolire il palazzo, abbattuto con l’uso delle mine. Pochi decenni dopo il terreno passa nelle mani della ricca famiglia russa dei Demidoff.

Il capostipite è un artigiano di Tula, che tratta il ferro e si specializza nella produzione di armi. Con il suo contributo lo zar vince la guerra contro la Svezia e in cambio gli conferisce un titolo nobiliare. Esponente di spicco del casato é il conte Nicola, che nel 1812 equipaggia a proprie spese un intero reggimento per contrastare l’avanzata verso Mosca di Napoleone. In seguito diviene ambasciatore e raggiunge Firenze, dove si distingue come finanziatore di opere umanitarie e filantropiche. Il figlio Anatolij, per una beffa del destino, sposa addirittura Matilde Bonaparte, figlia di Gerolamo, il più giovane dei fratelli dell’imperatore francese. Anzi, è proprio lui a fondare il museo napoleonico dell’isola d’Elba. Ad acquistare la perla medicea di Pratolino è nel 1872 Pavel II, ricordato per il ruolo di mecenate con un monumento all’interno del parco.
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Con lui si recuperano i manufatti superstiti e l’architetto Emilio de Fabris ricava dalle paggerie la nuova abitazione residenziale. Il suo stemma figura persino sulla facciata di Santa Maria del Fiore, a destra dell’ingresso centrale. Unisce il giglio della città che lo ospita e il piccone delle miniere degli Urali, a ricordo del generoso contributo nella costruzione del duomo. Nel 1981, infine, alla scomparsa dell’ultimo rampollo della dinastia, l’area viene acquisita dall’amministrazione provinciale.
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(seconda parte – fine)
Testo e foto di Lorenzo Iseppi


Didascalie:

  • La “Grotta di Cupido”
  • La scultura di Apollo
  • Il piedone sinistro d’un prima versione di Appennino
  • Il monumento a Pavel II Demidoff
  • Le paggerie ristrutturate dall’arch. Emilio De Fabris
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