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Voi siete qui: Europa » Achille Mizzi, Dante e una cena siciliana sull’isola di Malta

16 Agosto 2018

Achille Mizzi, Dante e una cena siciliana sull’isola di Malta

Prosegue il reportage di Marco Grassano sull’arcipelago maltese.

Vittoriosa sull'isola di Malta: l'insenatura a estLa nostra meta è la Falzon family house. La troviamo pochi metri più in là: una porta rossa, massiccia, a due ante, e, sullo stipite destro, la scritta Nocturne. Sono le 18. Telefoniamo al titolare. Ci risponde di essere in arrivo, anticipandoci che ci vorrà però un po’ di tempo, dipende dal traffico. Ci sediamo sul gradino di marmo rosa. Nell’attesa di poter entrare, esploro un po’ il rione, in cerca di un negozietto dove comprare qualcosa per la colazione di domani, e magari di un ristorante per la cena.

Proseguo sul marciapiede in leggera discesa, sfilando di fronte a case in cui alla struttura levantina si aggiungono porte, ornate da bassi cancelletti in ferro o in legno, che fanno pensare a Londra. Evito una cacca di cane. Svolto a destra al secondo isolato, seguendo le indicazioni di Ester. Proseguo fino al muro perimetrale posteriore della parrocchia, alla cui altezza trovo, accanto alla tenda sporgente – priva però di insegne – di una possibile trattoria, la porta e la piccola vetrina del Daily needs.

Entro. Stretti scaffali di legno, di fronte al bancone, allineano una serie limitata di prodotti per la casa e di alimentari. Prendo dal frigo in fondo un paio di yogurt, secondo le istruzioni ricevute. Sulle scansie trovo invece una brioche impacchettata, di simpatica marca Karuzo, e una confezione di latte e cacao. Il tutto per un euro e settantacinque. Forse questa minuscola bottega periferica mi ispira persino più pena di quelle portoghesi.

[adsense-inarticle]Torno indietro, aggirando ancora la deiezione che nessuno mai rimuoverà. Mi siedo accanto a Ester e le mostro quel che ho comprato. Come nell’Odissea, “cala il sole e si ombrano tutte le vie”.

"Cala il sole e si ombrano tutte le vie" a Vittoriosa, sull'isola di MaltaDopo un quarto d’ora, arriva una macchina, una Renault scura. Ne scende un uomo che potrebbe benissimo impersonare l’ambiguo commerciante mediorientale in qualche film di spionaggio: sui quarant’anni, basso e tozzo, scuro, crespo, con una parziale calvizie al centro, baffetti appuntiti. Si rivolge a noi in inglese e anche un po’ nella nostra lingua. Ci apre la porta e ci fa accomodare.

La diga foranea e l'ingresso alla baia di Vittoriosa sull'isola di MaltaL’interno è arredato con gusto decisamente pacchiano; Kavafis qui si sentirebbe del tutto a suo agio nel ricevere qualche giovane efebico. Già nel corridoio, che termina in un arco di pietra sostenuto da colonne e capitelli, un profluvio di statue, tendaggi, specchi riccamente incorniciati, cassettiere, poltrone, cuscini, lampade, soprammobili, foto.

Appena oltre, una scala di marmo sale a destra verso un pianerottolo presidiato da una imponente pendola. A sinistra, altri mobili scuri e una enorme foto, più giovanile, del proprietario e della sua famigliola. Oltre ancora, il salotto, con un acquario in funzione, un grande mobile a libreria ma pieno per lo più di ninnoli e di porcellane, un televisore e un sontuoso divano sul quale sonnecchia una gatta piuttosto grassa: “Rimane lì tutto il giorno”, ci dice l’uomo.

In fondo, la cucina: attrezzatissima negli elettrodomestici, compreso un televisore enorme appeso alla parete; credenze e mobiletti di legno scuro; superfici di granito attorno al lavello; tavolo e sedie tornite e pesanti; sgabelli posti attorno a un mobile più alto, per la colazione; una grande statua bianca della Madonna. Lasciamo gli yogurt nel frigorifero.

Accanto alla libreria del salotto, la porta del nostro bugigattolo. Due letti a castello: per giungere al superiore, una scaletta grigia, di metallo satinato, leggermente curva, che bisogna togliere se si vuol andare verso il bagno, piccolo ma completo di lavabo, doccia abbastanza comoda e water con un robusto coperchio di legno a smalto trasparente. Un armadio per le coperte; di fronte, una scaffalatura ove deponiamo gli zaini. Uno specchio e, sotto, un piccolo comodino con attorno prese elettriche. Ester appare un po’ sconfortata per lo spazio angusto, ma si rasserena in fretta, facendosi una doccia calda.

La rada di Vittoriosa a Malta. Sullo sfondo La VallettaIl proprietario esce per alcune commissioni. Pochi minuti dopo, suona il campanello: sono due ragazze tedesche che devono alloggiare qui per prendere l’aereo domani. Precisando che non sono io il padrone di casa, le faccio accomodare sul divano. La gatta, se la si accarezza, zampa e mordicchia: non so se per giocare o perché non vuole essere seccata.

Mi faccio la doccia anch’io. Il proprietario, nel frattempo, è tornato. Mentre aspettiamo l’ora di cena, Ester legge seduta sulla sua cuccetta e io chiacchiero con l’uomo, mostrandogli l’antologia poetica di Achille Mizzi. Lo conosce; mi spiega che la poesia maltese si è sviluppata con modalità espressive proprie, legate alla tradizione semitica, nel momento in cui sono passati (switched) dall’italiano all’inglese come seconda lingua, e hanno quindi abbandonato i nostri schemi metrici senza però adottare quelli anglosassoni. Mi racconta di apprezzare molto l’Italia, dove è già stato diverse volte: Genova, Mantova, Venezia, la Toscana.

Sono le otto; usciamo per mangiare. Il presunto ristorante vicino al negozietto non ha aperto i battenti: sembra, a tutti gli effetti, una civile abitazione. Ester trova allora su Trip Advisor un locale inaugurato da poco, ottimamente recensito. Abbiamo però difficoltà a individuarlo sulla mappa. Tentiamo dapprima a sinistra, ma ci ritroviamo fra i giardini municipali – coi soliti alberi dalla chioma squadrata – e una grande scuola primaria. Andiamo allora nell’altra direzione, fiancheggiando la chiesa parrocchiale. Tempio imponente, dotato di frontone e grandi colonne ellenizzanti anche su questo lato. Non riusciamo a trovare il posto. Proseguiamo oltre la via centrale, di fianco e attorno all’edificio della misteriosa Kummissjoni Żgħażagħ. Un wine bar pizzeria ci pare poco invitante.

Torniamo accanto alla chiesa. La filiale della BOV Bank of Valletta, con rampa di accesso per disabili. Proseguiamo per alcuni metri. Vediamo brillare, attraverso una piccola vetrina, la scritta azzurra al neon Trattoria Panormus. “Eccola!” esclama Ester.

Spingiamo la porta ed entriamo. “Salve” ci dice, in italiano, il gestore, senza sapere la nostra provenienza. “Volevamo mangiare qualcosa”. “Prego, accomodatevi dove preferite; oggi il tempo è piuttosto fresco ed è martedì di carnevale: alla Valletta fanno una grande sfilata, non credo venga molta gente a cena”.

Ci guardiamo attorno. I tavolini sono coperti da tovaglie a quadretti bianco-rossi e le sedie sono di legno con schienale squadrato, a due listelli trasversali, come nelle vecchie osterie di fuori porta. Muri di liscia pietra dorata, a vista. Sostegni per bottiglie di vino. In fondo, una parete di mattonelle separa dalla cucina.

Ci sediamo e cominciamo a chiacchierare col signor Mirko. Ci chiede di dove siamo, e commenta, “Ah, fin lassù”. Ci racconta la propria storia. Ha fatto il rappresentante di commercio in Sicilia per una vita, arrivando così a conoscere ogni angolo dell’isola, diversissima per paesaggi e per ricchezze specifiche che la renderebbero autosufficiente. Ci racconta anche dei concerti rock cui ha potuto assistere trovandosi in zona per lavoro. Pochi mesi fa, a 60 anni, si è trasferito a Malta per aprire, con la moglie e il figlio, questo ristorante. Si lamenta del fatto che in Italia è ormai impossibile mantenere un’attività in proprio, che gli italiani non sono più tutelati: tocca emigrare, ed è triste dover lasciare il proprio Paese. Bisognerebbe fare come Trump, che ha ragione quando dice: “Prima l’America”. Emigrazione, certo. Eppure, considerando le distanze, Malta è parecchio più vicina alla Sicilia di Alessandria. Anche molti dei cognomi che si leggono in giro sono siciliani. Gli dico che la Patria è, per me, soprattutto la lingua, e gli mostro il mio Dante: ma non ne sembra molto entusiasta.

Il cibo merita davvero. Antipasti misti magnificamente insaporiti: carciofini ripieni, caponata, piccoli arancini, morbidissime crocchette di patate, fettine di patate al forno. Una pasta con le sarde “più buona di quella di Montalbano”, come mi assicura, e a ragione, il ristoratore. Un fantastico pescespada alle erbe. Un dolce di mandorle raffinatissimo. Un bicchiere di Nero d’Avola, “vino importante” così sfuso, ma ancor più se invecchiato in bottiglia. E per questo bendidio paghiamo solo 35 euro, in totale.

Torniamo nel nostro stanzino e ci corichiamo. I letti, comunque, sono comodi; prendiamo sonno abbastanza in fretta e dormiamo bene. Nella notte, udiamo la gatta miagolare con forza, “Miaaao, miaaao, amiaaao”, come la nostra grigia dopo aver fatto i bisogni nella sabbietta.
Ventunesima parte – Segue
Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalie:

  • Vittoriosa: l’insenatura a est
  • “Cala il sole e si ombrano tutte le via” a Vittoriosa
  • La diga foranea e l’ingresso alla baia di Vittoriosa
  • La rada di Vittoriosa. Sullo sfondo La Valletta
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