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Voi siete qui: Europa » Viaggio nell’arcipelago maltese: visita al Forte Sant’Angelo

15 Agosto 2018

Viaggio nell’arcipelago maltese: visita al Forte Sant’Angelo

Prosegue il reportage di Marco Grassano sull’arcipelago maltese.

Cappelletta nella fortezza di La Valletta a MaltaPassiamo sotto un arco neoclassico decorato da uno stemma araldico di leone e liocorno rampanti, poggiati sul cartiglio Dieu et mon droit: motto della corona inglese. Appena sotto, sporge una capoccia taurina. A dividere la carreggiata in asfalto sia – verso terra – dal marciapiede che dalla banchina, fusti di cannoncini posizionati per il lungo, il primo dei quali bianco.

Ci ritroviamo sulla destra solenni architetture porticate. Seguono una grande elica, poggiata al muro, e una macchina a vapore verde e nera, col timone per il traino: mi ricorda quelle che un tempo, da noi, azionavano le trebbiatrici; doveva certo servire a qualcosa di analogo. Segue ancora una schiera ininterrotta di terrazze bar.

Le imbarcazioni allineate lungo il molo raggiungono dimensioni ragguardevoli. Uno di questi yacht ha la forma di una nave americana di inizio Novecento, un Titanic in scala minore. Racconto a mia figlia di averne viste di simili solo nel porto di Montecarlo.

[adsense-inarticle]Procediamo verso il Forte superando, su un ponticello, lo specchio d’acqua artificiale che stacca la punta bastionata dal resto della penisola. Una rampa ci conduce dalla banchina all’alto portone di ingresso; varcatolo, saliamo ancora, a sinistra, sotto una volta e quindi fra alte pareti, come ci era capitato al Castello di Rossena in Emilia. In cima, sulla destra, una targhetta indica, mostrandone la struttura, l’antico Food storage accolto nelle pareti. Di fronte, la Reception, nella quale entriamo per acquistare i biglietti: grande sala dal lucido pavimento rossastro, bancone computerizzato con due addette in uniforme, manifesti sui vari siti dell’Heritage Malta. Costo: 13 euro complessivi.

Vittoriosa sull'isola di Malta: l'insenatura a ovestSaliamo a destra e poi, sotto un arco di portone, a sinistra. Arriviamo in una spianata con al centro due basse costruzioni speculari stile caserma, porte e finestre azzurro cupo: una, denominata Admiral’s hall, predisposta a spazio espositivo, al momento vuota; l’altra ospitante i bagni. La freccia Interpretation centre ci invita ad andare a destra, verso un massiccio edificio dai tre ingressi, a loro volta fiancheggiati da un portale ad arco attraverso il quale si esce su un ampio e prolungatissimo terrazzo da cui si domina magnificamente l’intera darsena.

La prima entrata conduce all’allestimento National icons, in cui sono presentate le figure storiche significative di Malta. La seconda fa accedere alle sale dedicate a Malta centre of the Mediterranean: seduti sulle panche di una sorta di nave, fenicia o minoica, con occhi dipinti sulla prua, si assiste alla proiezione, continuamente ripetuta, di un documentario inglese sulla storia dell’isola, dal neolitico giù giù fino all’incontro tra Bush e Gorbaciov – tenutosi in queste acque territoriali – e alla fine della Guerra fredda; nello spazio in fondo, pannelli illustrativi delle grandi lotte che hanno coinvolto l’arcipelago maltese: Cartaginesi contro Romani, Barbari contro Bizantini, Bizantini contro Arabi, Cavalieri contro Ottomani, Angioini contro Aragonesi… La terza porta permette di visitare la sezione Key to Malta, dedicata alla storia della fortezza: plastici che ne presentano l’evoluzione, schede sui personaggi che hanno contato nella sua realizzazione, impressioni e rappresentazioni elogiative con citazioni in spagnolo arcaico, francese e inglese.

Tornando indietro e superando i due edifici gemelli, arriviamo in una piazzetta con malinconiche arcate da pittura metafisica dechirichiana. Una targa ricorda che il “Progetto di Riabilitazione di Forte Sant’Angelo” è stato “Inaugurato dal Primo Ministro JOSEPH MUSCAT il 30 ottobre 2015” (il maltese burocratico non è del tutto incomprensibile).

Da qui si diparte una scala che sale fra pareti di pietra, conducendo a una serie di costruzioni segnalate come Officiers’ lounge, Blondel’s Residence Barrack 1, Blondel’s Residence Barrack 2 e Blondel’s Residence Barrack 3. Alcuni tavolini di bar. Una seconda scala si inerpica fra muri che contengono una interpretation room sulle vicende della fortezza durante la Seconda Guerra Mondiale.

Conduce quindi, sfociando accanto a una cappella con volta a botte, su una terrazza ancora più elevata, da cui, spostandoci in corrispondenza dei vari parapetti, dominiamo il paesaggio tutt’attorno: i bracci di mare fra i promontori con le imbarcazioni accoltevi; in mezzo a essi, il borgo e l’entroterra; di fronte, trasversalmente, la penisola della Valletta prolungata, a destra, dalla diga foranea cui ci eravamo avvicinati camminando sugli scogli; un mercantile vermiglio ormeggiato in rada; la spianata iniziale. Fusti di vetusti cannoni sporgono qua e là. Sul lato nord-est, in direzione del punto di ingresso nella baia, una piattaforma tonda su cui posava, durante l’ultima guerra, un cannone rotante, immagino più moderno.

Ci riportiamo in basso e usciamo dalla piazzaforte imboccando, verso la punta, una discesa, a lato del cancello in ferro battuto di un palazzotto, sovrastato dallo stemma del Sovrano Ordine Militare di Malta. Il percorso gira attorno all’apice del promontorio, tra la paretona di sostegno e alcuni edifici a un piano, senza destinazione apparente; arriva quindi a un altro belvedere sulla baia, piantonato da garitte. Ritroviamo qui la giovane coppia col bimbo nel passeggino notata al ristorante il primo giorno. A Malta tutti vanno a vedere più o meno le stesse cose.

Passato un tornello, riusciamo di fianco alla biglietteria. Mantenendosi allo stesso piano, si raggiunge il terrazzo sulla darsena al quale eravamo arrivati, prima, oltrepassando l’edificio dei tre allestimenti.

Scendiamo verso il portone di ingresso, torniamo indietro lungo il molo e usciamo dall’arco. Una locandina reclamizza la visita in trenino alle Three Cities: Vittoriosa, Senglea e Cospicua. Potrebbe interessarci. Ci sediamo su una panchina ad aspettare, ma passa una mezz’ora e niente arriva. Anche il chioschetto turistico esagonale, a pochi metri di distanza, risulta chiuso. Défaillances da bassa stagione, forse.

Sono le cinque. Ci incamminiamo per raggiungere Paola, dove dormiremo. Dobbiamo attraversare Cospicua: qualcosa della terza città vedremo comunque.

Seguiamo, stavolta, la via alta, che replica, all’inizio, il modello architettonico della fortezza, comprendendo il Museo di Guerra, si apre poi in un arioso giardino pubblico e ripropone quindi l’abbinamento chiesa-muraglia, mentre a destra iniziano le aiuole che degradano verso la darsena. Arriviamo alla piazza della presunta Madonna della Guardia e giriamo a sinistra, verso uno slargo, ombreggiato da palme, che potrebbe benissimo essere genovese, come pure il resto della via. In fondo, la strada passa sotto due degli archi della Porta di Sant’Elena; il terzo arco, centrale, è riservato ai pedoni. Dall’altra parte del valico, muretti che delimitano spazi e sostengono dislivelli, e fermate dell’autobus. Poco oltre, una fila di case in cima a un terrapieno. Qui dovrebbe già essere Cospicua.

Proseguiamo. Una rotatoria in zona più verde, di fronte al grande sottopasso arcuato, a doppia corsia di marcia, aperto in una specie di fortificazione grigia: difficile da superare, per noi, perché sprovvisto di marciapiedi. Lo varchiamo ugualmente e usciamo fra rive di aree cespugliate. Prendiamo a destra, muovendoci fra una fila di casette levantine e le mura sotto le quali siamo appena passati, dalle quali ci separano aree di parcheggio non asfaltate, giardini pubblici, un campo giochi. Curviamo in una via sempre levantina, con auto in sosta su entrambi i lati.

Arriviamo, in fondo, a una rotonda – ornata da uno strano monumento geometrico in cui si incrociano due semicerchi di cemento – che immette in una via più grossa ma dalla medesima impronta urbanistica. La seguiamo a lungo, senza che accenni a mutare stile. Svoltiamo infine, a sinistra, in Triq Is Sorijiet, di nuovo fiancheggiata da uno spalto fortificato – o da un muraglione di contenimento – in pietra grigia, con un’inclinazione di circa 45°.

Nella paretona si apre una scala, come quelle che negli stadi permettono di raggiungere le tribune, chiusa in cima da un malconcio cancello e con qualche rottame e rifiuto abbandonati sui gradini. La via in cui dobbiamo terminare la nostra camminata, Triq Tal Borg, è quella a destra, di fronte alla scala. La casa d’angolo con la via da cui proveniamo ingloba, attorno alla porta e sotto il balcone turco, pilastrini neoclassici. Pare abbandonata; i lucchetti dei chiavistelli sono aperti; ci si potrebbe entrare a passare la notte, penso. Ma è un’apparenza: all’altro accesso, dietro l’angolo, persone di colore entrano sorreggendo cassette di frutta e verdura che scaricano da un camioncino, e si assiepano alcuni clienti.
Ventesima parte – Segue
Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalie:

  • Cappelletta nel forte di Sant’Angelo a Vittoriosa, sull’isola di Malta
  • Vittoriosa: l’insenatura a ovest
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