Prosegue il reportage di Marco Grassano su Malta.
Via della Repubblica, interamente pedonale, è in lastre di porfido, con liste di sampietrini chiari a disegnare quadrati in catena infinita. Fittissimi negozi di ogni genere, spesso di foggia inglese. Sostiamo nella chiesa di Santa Barbara, che ci ritroviamo a destra. Niente di particolarmente antico o prezioso: una parrocchia delle nostre di paese.
A sinistra, suggestive viuzze scendono verso il mare, che, sorgendo la città su un promontorio, ci abbraccia da tre lati. Passiamo oltre il Museo di Archeologia, la cui facciata somiglia a quella di certi autorevoli palazzi romani. Non entriamo: le rovine preferiamo vederle nel loro contesto originario.
Sull’angolo con una via più larga, alcuni alberi, un verde chiosco in stile art nouveau, una buca per lettere e una cabina telefonica: rosse e all’inglese, queste ultime, come a Porto. Più avanti, di fronte al neoclassico museo dalla Co-cattedrale di San Giovanni, una piazzetta, anch’essa alberata. All’angolo destro, il busto di “San Piju V”, il nostro papa di Bosco Marengo, e due cabine telefoniche. Al centro, su un livello superiore, un monumento recante la data MDLXV, anno dell’assedio turco. La base è interamente coperta di fiori, ceri e disegni, lasciati in memoria di Daphne Caruana Galizia: giornalista impegnata in inchieste anticorruzione assassinata con un’autobomba il 16 ottobre 2017. Fra i vasi, una foto in bianco e nero della donna.
[adsense-inarticle] Al termine dell’isolato successivo, una piazza più ampia, i cui alberi laterali, in fila, hanno le chiome squadrate dalla potatura. Fitti tavolini di bar, protetti da ombrelloni. In mezzo, la statua della Regina Vittoria, cui hanno installato di fronte un’enorme testa in gesso trapassata, attraverso le orecchie, da un indice destro ossuto e spropositatamente lungo. In fondo, la “Bibliotheca” Nazionale.
Sull’edificio di fronte alla piazza, denominato Casa del Comun Tesoro, una lapide informa che lo scrittore inglese Samuel Taylor Coleridge lavorò qui negli anni 1804-1805. Conosco bene la sua “Ballata del Vecchio Marinaio”, tradotta da Beppe Fenoglio in prosa, e in versi da Mario Luzi e da Giovanni Giudici. Ho letto tutte e tre le versioni.
Subito dopo, il Museo delle Forze Armate, con la facciata lardellata da lapidi maltesi successive all’indipendenza, e, dall’altro lato, il Misrah San Gorg ossia St. George Square, il cui grande spazio è interamente accecato da una megastruttura temporanea per concerti. Da lì in poi, la via si apre – in un selciato ordinario – alla circolazione a senso unico, con ai lati due file di auto parcheggiate.
Prendiamo allora, a sinistra, via dell’Arcivescovado: lenta discesa, facciate elaborate e balconi turchi. Subito, mi fa sorridere il ristorante “Salvino’s Crianza”, non solo per il richiamo involontario alle nostre imminenti elezioni politiche, ma per gli inviti in lingua nostrana annotati sulla lavagna esterna: “Magni come a casa!!” e “Panza mia fatte capanna”. Un incrocio con un vicolo. Vetture parcheggiate sul marciapiede di sinistra, compreso un furgone della polizia.
All’incrocio seguente con una via più ampia, Triq il-Fran ossia Old Bakery Street, passiamo un verduriere d’angolo e riprendiamo la direzione nordest. Un dichinare di balconi alla turca, di vario colore. Le file di vetture qui sono due, ma solo nei posti rigorosamente delimitati a terra. Di fronte ai portoni, la scritta “Garage” e l’invito a non parcheggiare, per l’uso continuo. Ai posti per disabili, il segnale “Disabled badge holder”. La ferramenta (“Ironnoncery”) di un tale E. Camilleri. Dal lato sinistro, vicoli in saliscendi che sfociano sul lungomare.
Arriviamo al mare anche noi e prendiamo a destra, dirigendoci verso la fortezza di Sant’Elmo che vediamo troneggiare massiccia. Cespugli di oleastri e giovani tamerici si alternano lungo il marciapiede. Sull’altra sponda dello stretto braccio d’acqua che separa i due promontori, un aggregato di piccoli ecomostri. Fotografiamo una casa angolare, di tradizione quasi ligure. Arriviamo al forte, monumento in sasso compatto: ma, pur seguendone le pareti fino allo slargo – pavimentato in una pietra irregolare, che dà luogo a pozzanghere repentine – guarnito anch’esso di ex plinti di colonne scomparse, non troviamo un accesso aperto per visitarla.
Imbocchiamo quindi la lieve salita di via della Repubblica: asfaltata, qui, e con senso unico di marcia invertito rispetto al tratto superiore. Lo stile degli edifici è composito, ma senza troppe concessioni orientaleggianti. Sull’architrave di un palazzotto a colonne neoclassiche, l’iscrizione maiuscola “LA BORSA”.
Tornati in Misrah San Gorg, ci infiliamo in Via del Vecchio Teatro, che già prima ci aveva incuriositi. Oltrepassiamo la facciata settecentesca del Teatro Manoel, con la porta della biglietteria e, al centro, il portone di ingresso. Poco oltre troneggia sull’intera città il cupolone della chiesa di Nostra Signora del Carmelo, specie di S. Pietro locale.
Arrivati alla pro-cattedrale anglicana di S. Paolo – Church of England / Diocese of Europe – svoltiamo a destra in Triq-il-punent, ossia West Street, che dopo l’apertura neoclassica del sagrato, in Piazza Indipendenza, inizia a scendere. Sul marciapiede della fila di case di fianco al tempio, sul gradino di accesso a una porticina, miagola, chiedendoci coccole, un bel gatto marmorizzato, che poi inizia a fare le fusa.
La via continua a digradare dolcemente verso la punta della penisola. Niente di architettonicamente nuovo: balconi alla turca dai colori diversi, anche in file sovrapposte. Per non ripetere un cammino già fatto, svoltiamo a destra in Via San Cristoforo. I soliti balconi. La via risale; i marciapiedi sono a gradini bassi e lunghi. Ci sediamo su un ingresso sull’angolo con Via della Repubblica e consultiamo la guida. La pioggia ha smesso da un po’, ma noi siamo ancora abbastanza inumiditi, soprattutto dal ginocchio in giù.
Decidiamo di seguire l’itinerario consigliato (“Walking Tour”) che inizia dall’ingresso progettato da Piano. Rifacciamo la via principale e svoltiamo dunque nella lieve salita tra il Parlamento e il Teatro dell’Opera, che gradualmente annulla il divario con lo zoccolo. Dietro le colonne troncate, una piazzetta in cui si erge la statua in bronzo di un uomo in abito rinascimentale – un po’ alla Cervantes, anche per la spada al fianco – chiamato Jean de Vallette.
A pochi passi, la chiesa di Santa Caterina, il cui ricco nartece fronteggia la cappella di Nostra Signora delle Vittorie. Un gatto nero passa costeggiando il marciapiede. Subito dopo, una piazza abbastanza ampia, Piazza di Castiglia: ecco che Cervantes in qualche modo c’entra. Palazzi e muraglioni solenni, a volte ellenizzanti, nella solita pietra dorata. Un braccio di mare e, oltre, le altre propaggini portualizzate dell’isola. L’enorme scultura bianca di un anello di catena. Il monumento al Primo Ministro Gorg (George) Borg Olivier.
Seguendo le indicazioni della guida, imbocchiamo Via dei Mercanti, di fianco a Santa Caterina. Stessa pavimentazione di Via della Repubblica. A destra, Palazzo Parisio, dove dormì Napoleone. A sinistra, un palazzo da Roma barocca ospita l’Ufficio del Turismo. Di fronte, in un altro palazzo dal piglio romano, il Ministero degli Esteri. Poco oltre, il solenne e imbandierato Palazzo Castellania, che, a dispetto del nome, nulla ha a che fare col paese natale di Fausto Coppi.
Ritroviamo, dall’altro lato, la via più ampia e alberata che collega a Via della Repubblica, piena di tavolini e ombrelloni parapioggia. Proseguiamo. Le caratteristiche sono del tutto simili alla parallela via centrale. Al prossimo crocicchio dovremmo girare a sinistra, per raggiungere Via del Vecchio Teatro: una parte di centro che però abbiamo già visitato. Sotto un arco che scavalca la via, vediamo riparato, in attesa del corteo, un carro di carnevale, raffigurante un nano cinto di corona. Svoltiamo invece a destra, divallando fino a Via San Paolo fra due pareti fitte di vetrine. Curiose quella, rossa, del negozio di abbigliamento The hanger, l’attaccapanni, e quella vicina, chiusa, di Tarsus men’s wear – San Paolo di Tarso vende abiti maschili…
La prospettiva della via sale e scende, costellata di balconi alla turca. Subito all’angolo, ecco la Collegiata del Naufragio di S. Paolo, solenne di pietra fuori e di marmi, legni e argenti dentro, dove è in corso, nell’incomprensibile lingua semitica locale, un’affollata funzione religiosa che termina in un applauso.
Passiamo ora, scendendo una scalinata, in Via Sant’Orsola, di fattura analoga alle altre. Alcuni muri scrostati. Un tondo specchio convesso angolare, di ausilio alle vetture che affrontano l’incrocio. Uno slargo con un portone verde da cui si svolta a destra in un altro slargo e, con qualche zigzag di vicoli, si sfocia in Mediterranean Street. L’asfalto è ancora lucido, ma ormai il cielo è un pallido smalto velato di garze più o meno spesse e punteggiato di sparse nuvolette all’acquerello, e non pesa più greve e grigio come un coperchio. Il vento è sempre a raffiche sostenute.
Seconda parte – Segue
Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano
Didascalie:
- Via della Repubblica
- La Biblioteca Nazionale
- Via dell’Arcivescovado
- Triq il-Fran ossia Old Bakery Street
- Forte Sant’Elmo
- La chiesa di Santa Caterina