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Voi siete qui: Europa » Gita ad Aveiro in Portogallo: visita della Cattedrale

4 Maggio 2018

Gita ad Aveiro in Portogallo: visita della Cattedrale

Il reportage di Marco Grassano su Porto prosegue con la seconda parte del racconto della gita ad Aveiro.

Un po’ impacciati dall’ombrello e dalle borse, seguiamo le indicazioni del navigatore: dritti per altri duecento metri – rasentando dapprima un Compramos ouro e poi: barbiere, caffè, erboristeria, casa fatiscente, scarpe, bazar indiano, macelleria con sovrapposto Prestiti su oro argento e gioielli, panetteria-pasticceria, il palazzo moderno dell’Autorità Tributaria Direzione delle Finanze, l’angolare banca Barclays – e quindi a sinistra, svoltando nella breve Rua Oudinot.

Una rotonda inerbita – attorno, palazzoni nuovi e un grande parcheggio – dove manteniamo la destra per salire, da una rampetta laterale, sul marciapiede selciato del piccolo cavalcavia che sormonta giardini, un canale, una strada. La stazione di servizio Repsol. Il muro bianco del cimitero, da cui spunta un allineamento di edicole funerarie che ci volgono la schiena. Un insolito doppio colonnato scoperto, sovrastato dal tozzo campanile, asseconda il moderno oratorio e va a delimitare, verso strada, il sagrato, in testa al quale si leva un piccolo pelourinho incimato da un crocifisso.

La facciata del tempio, in pietra grigia, non è grande. La parete si mostra del tutto spoglia. Gli elementi barocchi si concentrano nel portale, con la duplice coppia di pilastri tortili e le tre statue allegoriche enfaticamente atteggiate attorno a uno scudo nobiliare, e nei pinnacoli della cimasa.

L'interno della Cattedrale di Aveiro, in PortogalloL’interno, dipinto di bianco, appare luminoso anche in una simile giornata, grazie all’abbaino posto sopra l’altar maggiore – fiorito di voluttuose cesellature lignee – e agli alti finestroni. Una sola schiera centrale di lunghe panche dalla foggia recente. Nei tabernacoli che fiancheggiano la navata, accolti in nicchie ad arco intervallate da scene di azulejos e da un pulpito per parte, altarini in pietra o legno: parsimoniosi, perché precedenti al periodo barocco.

Più ampia e profonda, la squadrata cappella subito a destra dell’abside contiene invece un organo dalla modernità quasi fantascientifica e, ad angolo, antichi stalli di coro in cui sono incorporate tele raffiguranti frati e monache. Nella cappella di fronte – la chiesa ha pianta a T – altri stalli analoghi, speculari, e un organo più piccolo e antico, sospeso al muro come un altro pulpito.
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La mappa inclusa nella mia guida mostra che, per giungere alla fermata dell’autobus, bisogna attraversare Praça Humberto Delgado. Seguiamo quindi, subito a destra, Rua do Batalhão de Caçadores, che inizia con una non invitante libreria ecclesiastica. Su tutto il fianco sinistro, la bianca parete conventuale del Museo di Santa Giovanna: arte sacra, immagino.

Continua a piovere. La via prosegue, deviando leggermente a sinistra, fra edifici di fattura poco gradevole, e sfocia quindi nella piazza intitolata al generale antifascista assassinato dalla PIDE nel 1965. Una tonda aiuola centrale e un naviglio – parte della famosa ria – che la sottopassa, solcato da barcos moliceiros: ossia, vecchie imbarcazioni per la raccolta delle alghe, decorate a colori vivaci e riconvertite al trasposto turisti.

Un barco moliceiro ad Aveiro, in PortogalloGli incoscienti che vediamo avventurarsi su questa versione locale delle gondole si proteggono dalla pioggia come possono, con K-way e ombrelli. Poco oltre, in una piazzetta selciata a disegni geometrici e fiancheggiata da portici con la stessa pavimentazione, l’obelisco “Alla memoria degli aveirensi che hanno sofferto per la Libertà”. Disseminati nella fila di case che danno, a destra, sul canale, alcuni edifici liberty paiono guarniti con meringhe o panna montata o marzapane.

Torniamo alla rotonda e ci dirigiamo verso il vicino Ria Café, per chiedere indicazioni agli avventori: pensionati seduti ai tavolini interni coi loro mezzi bicchieri di vino. Ci suggeriscono di proseguire fino a una pensilina fra due piccoli chioschi; lì si possono acquistare i biglietti e prendere l’autobus.

Un ristorante cinese. La macelleria Tripas de Aveiro. La bianca facciata della Royal School of Languages / Ensino de línguas – traduções, istoriata come un asilo infantile. Mi passa fulminea per la testa, andandosene subito, l’idea che potrei propormi per collaborarci, quando sarò in pensione anch’io. Di fronte, ecco la fermata. Ci rivolgiamo alla donna dello sportello dicendole che vogliamo andare a visitare il Parco. Ci consegna, per 4,90 euro a testa, due tesserini di plastica – bilhetes ida e volta comprensivi del traghetto per São Jacinto – e un orario delle corse. La linea da prendere è la 13. Notiamo che il simbolo della compagnia di trasporti, la Transdev, è un rosso omino stilizzato dalle braccia aperte, curiosamente simile a quello della forza politica Bloco de Esquerda.

Manca una mezz’oretta al passaggio della vettura. Mentre attendiamo seduti su una delle panchine della fermata, rivolti all’acqua, ci mangiamo l’uva, un lento chicco alla volta. La pioggia si attenua progressivamente, per poi stagnarsi. Faccio due passi lungo la banchina compresa tra il canale e un’aiuola verde affiancata da bassi pini – che include un curioso monumento a tre stanghe di bronzo curvate verso il cielo – fino a raggiungere il sottopassaggio in cui stanno riparando motocicli.

Si fermano diversi autobus, quindi arriva il nostro: nuovo modello, parabrezza molto ampio, sedili comodi e puliti. Passiamo le tessere all’obliteratrice elettronica e prendiamo posto in prima fila. Curviamo a destra valicando, su un piccolo ponte, un ramo secondario del canale; ne costeggiamo poi l’alveo maggiore fino alla rotonda, dove svoltiamo a sinistra per imboccare, transitando sotto il viadotto della ferrovia, l’autostrada A 25.

Alla nostra sinistra, un mosaico di vasti specchi d’acqua delimitati da cordoni di terra, con qualche baracca in muratura: assai probabilmente, si tratta di saline. L’indicazione per Ílhavo (dove, secondo la mia guida, bisognerebbe visitare “il magnifico Museo Marittimo“) e Gafanha de Nazaré.

Usciamo a destra, subito dopo aver attraversato un largo naviglio con pontili e imbarcazioni ormeggiate, e proseguiamo tra un lato interamente di capannoni e uno in cui insediamenti artigianali e commerciali si alternano a villette, più o meno ben tenute ma sempre di dubbio gusto. In fondo alla via, dove il tessuto urbano si fa meno denso, svoltiamo a sinistra, a una grande rotonda, e rasentiamo un’area incolta terminante in enormi cumuli bianchi, che potrebbero essere di sale.

Ancora due rotonde, mentre ci ritroviamo a costeggiare una vasta superficie cintata sulla quale sono depositate schiere di containers e cataste di enormi scocche dalla forma affusolata, forse pale eoliche. Svoltiamo di nuovo a destra, tra l’immensa area portuale e un giardino scandito da un viale di palme. Arriviamo quindi, dopo un’ultima svolta per assecondare il perimetro del porto, al piazzale-parcheggio di Forte da Barra, dove si prende il traghetto.

Dopo aver mostrato il tesserino di viaggio, che viene controllato leggendolo col relativo palmare, ci imbarchiamo sul ferry e ci accomodiamo a tribordo, nella fila di sedili laterali rossi e blu, mentre automobili e motocicli vengono disposti al centro. A babordo, in cubicoli separati per maschi e femmine, i bagni. Su uno dei salvagenti arancioni spicca la parola “Pino”. Un rimorchiatore alla nostra destra reca invece, in bianco sullo scafo blu, la denominazione Monforte: toponimo portoghese, certo, ma presente dalle nostre parti, anche in forma di cognome – penso a un’affascinante amica di Facebook, che ricordo scolaretta a Sale, trent’anni fa.

Attraversiamo, in un quarto d’ora, lo specchio d’acqua, fra frastagliate penisole di terra e lunghe massicciate protese. Una volta arrivati ci inoltriamo, con l’aiuto del satellitare, fra villini recenti, raccolti nelle vie ad asse cartesiano che costituiscono São Jacinto.La pineta di São Jacinto ad Aveiro, in Portogallo

Il percorso per raggiungere la riserva è semplice: basta assecondare la strada principale, anche quando, proprio all’inizio, compie una lunga svolta. A un crocicchio, l’indicazione della Biblioteca e della Cappella di Nostra Signora delle Sabbie – scopro anche qui una Madonna per me nuova. Il piccolo tempio, bianco e dalla forma esagonale, si intravede poco oltre.
Ventisettesima parte – Continua.
Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalie:

  • L’interno della Cattedrale
  • Un barco moliceiro
  • La pineta di São Jacinto
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