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Voi siete qui: Italia » Michelangelo Zecchini riaccende i riflettori sull’etrusca Gonfienti

22 Settembre 2011

Michelangelo Zecchini riaccende i riflettori sull’etrusca Gonfienti

Gonfienti non merita di morire un’altra volta, perché questa rischierebbe di essere la sua definitiva scomparsa. La città etrusca sul Bisenzio, sorprendentemente grande – tanto da superare in estensione, probabilmente, il sito di Marzabotto – è tornata alla luce grazie ai lavori per la realizzazione dell’Interporto della Toscana centrale. Ma la scoperta appartiene alle pagine belle della storia, a cui fanno seguito, purtroppo, quelle buie del suo seppellimento sotto una colata di cemento. Gonfienti può però contare su un agguerrito gruppo di amici che si battono in primo luogo perché se ne difenda la memoria e poi i resti.

L’archeologo Michelangelo Zecchini dell’Accademia Lucchese di Scienze, Lettere e Arti, ha pubblicato sul numero 109 della rivista Prato Storia & Arte un articolo intitolato La città etrusca di Gonfienti, la kylix di Douris e l’offerente di Pizzidimonte, in cui ricostruisce la storia della riscoperta del sito, soffermandosi poi sui due capolavori citati. Gli archeologi hanno messo in evidenza, scrive: “una serie di strutture abitative a pianta rettangolare, costruite a secco con pietre e ciottoli, corredate da strade e canalizzazioni perimetrali che si intrecciano ortogonalmente secondo ritmi modulari che portano alla mente l’organizzazione urbanistica di Marzabotto”. L’edificio più importante è una domus di oltre 1.400 metri quadrati, appartenuta sicuramente a una famiglia di grandissime disponibilità, come dimostrano anche i reperti di ceramiche attiche ritrovati sotto il tetto dell’abitazione, crollato sul complesso.
gonfienti_2
È qui che è stata recuperata la splendida kylix attribuita al pittore Douris o alla sua bottega. Zecchini concorda con chi propone una datazione attorno al 475-470 a. C., mentre per l’esegesi delle scene che vi sono raffigurate appoggia la tesi di A. Cottignoli che vede nel medaglione centrale le figure di Eros e Maestro, e rispettivamente “Eros su carro trainato da cigni con personaggi armati che lo inseguono” sul lato A e “Hypnos e Thanatos, alati e armati, si prendono cura di un corpo sdraiato a terra” su quello B.
Gonfienti_kylix
Il bronzetto dell’offerente togato fu invece rinvenuto nel 1735 nella località di Pizzidimonte, a un paio di chilometri di distanza da Gonfienti, ma ora è esposto al British Museum di Londra. Per le caratteristiche stilistiche viene datato attorno al 470 a. C. È proprio nel periodo che va dalla metà del VI alla metà del V secolo che – scrive Zecchini – “nella fascia dell’Etruria settentrionale a nord dell’Arno si verifica una vera e propria esplosione degli insediamenti e si assiste a una generale rivitalizzazione del territorio, certamente connessa con i rinvigoriti traffici marittimi lungo le coste tirreniche e lungo strade maestre solidamente strutturate e itinerari appenninici, da Pisa a Spina attraverso Marzabotto/Bologna”.

Gonfienti era allora snodo fondamentale nel commercio del ferro proveniente dall’Elba, finché l’isola non venne attaccata e occupata dai Siracusani che misero a ferro e fuoco i centri marittimi dell’Etruria. Per comprendere la fine di Gonfienti (ci riferiamo naturalmente a quella in antico…) si devono inoltre tenere presenti le “pressioni esercitate via terra dalle invasioni celtiche. Per di più, a completare il quadro, non si può non fare riferimento  alle disastrose inondazioni fluviali (Auser, Ombrone, Bisenzio) i cui  sedimenti sigillano non pochi degli insediamenti etruschi di V secolo finora scavati. Che lo sciame esondativo della metà circa del V secolo a. C. abbia avuto un effetto devastante e progressivo, scardinando il sistema abitativo d’epoca etrusca tardoarcaica, lo dimostra il fatto che intorno a quella data, o poco dopo, cessa il ciclo vitale dei siti finora indagati”.
Ora sono il cemento e l’ignavia (nel caso migliore) le minacce più pericolose per Gonfienti.
Saul Stucchi

Didascalie:
– Veduta aerea dello scavo della Domus etrusca (2003)

– Disegno della Kylix di Douris
A cura di G. A. Centauro e C. N. Grandin (2008)

 

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