Quest’anno, per le feste, rilassiamoci con una pellicola divertente: il film “Zora la vampira” dei Manetti Bros. (2000).
In realtà, non è un film molto conosciuto, né troppo apprezzato. I due registi, i fratelli Marco edAntonio Manetti, stanno rapidamente scalando la notorietà, ma non sono giunti ancora nell’Olimpo. Prima di questo lungometraggio, hanno diretto più di cento videoclip per cantanti più o meno famosi e in televisione hanno curato la regia di una serie di culto quale “L’ispettore Coliandro”.

Artigiani della qualità
“Zora la vampira” mi riporta alla memoria un film di cui scrivevo molto tempo fa (“Romeo + Giulietta” di Baz Luhrmann): anche in quel caso, la critica si divise tra quanti parlavano di lavoro geniale e quanti, di banale irriverente rivisitazione. [codice-adsense-float]Leggendo sul web i commenti riguardo il lavoro dei Manetti, ci si imbatte in giudizi simili: si passa disinvoltamente da “intelligente analisi del mondo giovanile”, a “inguardabile coacervo di luoghi comuni”.
La mia modesta opinione è che i due registi abbiano cercato un modo originale e piacevole per affrontare temi importanti (la tolleranza e l’accettazione del diverso su tutti), senza scadere nella solita pseudo analisi cui si applicano spesso i mezzi di comunicazione.
Trailer Zora la Vampira (2001) – Dal canale Carlo Verdone
I Manetti Bros. mi fanno venire alla mente una pubblicità che passa in tele da qualche tempo. Appaiono sullo schermo due “operai” (che si occupano di divani e affini), i quali si autodefiniscono “artigiani della qualità”. Io vedo i due fratelli proprio così: ottimi artigiani che sanno fare bene il loro lavoro, che sfornano prodotti gradevoli, ma che non so se possano già essere considerati artisti.
Ad esempio, per quanto concerne “Zora la vampira”, c’è stato chi ha definito banale la sceneggiatura, chi ha trovato i personaggi un po’ troppo stereotipati e via dicendo; nessuno, però, ha avuto da ridire sull’aspetto tecnico.
L’aspetto tecnico
Oltre l’ottima regia, con il consueto sapiente uso della macchina da presa, voglio anche ricordare la fotografia di Federico Schattler, la scenografia (Pierluigi Manetti e Dora Manetti) e il montaggio (Federico Maria Maneschi).
Un discorso a parte andrebbe fatto per la musica. La colonna sonora è sin troppo invadente: è stata scelta, per rappresentare i giovani “periferici”, la musica rap (siamo nel 2000 e il rap non era scoppiato ancora in Italia) e questo genere potrebbe anche risultare “faticoso” per chi non lo apprezza più di tanto.
Nel complesso, i Manetti Bros. realizzano un lavoro che appartiene al cosiddetto mondo dei B movies, ma hanno ben presenti i riferimenti colti che li hanno preceduti: dal “Nosferatu” di Murnau, fino ai più recenti Dario Argento o Sam Raimi. Il loro eclettismo, unito al ritmo che li ha sempre caratterizzati, li porta – castigat ridendo mores – alla critica di una società plastificata, fatta di cupo e vuoto senso comune e di anemia (trattandosi di vampiri) di idee.
Volendo, in chiusura, elevare il tono del discorso, riporto un episodio di pochi giorni or sono. Sono stato, in compagnia di una mia amica, a vedere una mostra di arte contemporanea. Senza entrare in valutazioni che non mi competono e che probabilmente non sarei neppure in grado di fare, mi ronza nella testa una piccola domanda.
Se l’arte di oggi insegue una partecipazione attiva da parte del fruitore, e per fare questo, spesso si avvale di tecniche che disorientano o coinvolgono chi osserva, non c’è il rischio che questo tipo di intervento artistico finisca a volte per sfociare nella banalità, nel “lo saprei fare pure io e non mi dice niente di particolare…”?
Questa digressione per “difendere” il lavoro dei Manetti Bros.: anche nel loro caso, molti hanno voluto vedere ovvietà o roba del genere. Non potrebbe essere invece che siano loro in anticipo sui tempi e che tra un po’ (ho letto che “Zora la vampira” per alcuni è già un piccolo cult) vengano additati quali artisti che hanno saputo pre-vedere il balordo mondo di oggi?
Note
Il film prende il nome (ma solo quello) da un fumetto pubblicato negli anni settanta, scritto da Renzo Barbieri e disegnato da Birago Balzano. La bella protagonista, vampira solo a metà, si trovava coinvolta in avventure horror-erotiche.
Carlo Verdone rimase folgorato dallo stile dei Manetti Bros. e decise di investire qualche miliardo (di lire) nel progetto “Zora”, ritagliandosi nel film anche una parte diversa da quelle cui ci aveva abituato fino ad allora.
L S D
Zora la vampira – Il Film
- regia: Marco Manetti, Antonio Manetti
- interpreti: Marco Furio Forieri, Toni Bertorelli, Micaela Ramazzotti, Chef Ragoo, G Max, Carlo Verdone, Ivo Garrani, Tormento, Lele Vannoli, Selen