Fino al 7 gennaio del 2018 si può visitare al MUDEC Museo della Culture di Milano la mostra “EGITTO. La straordinaria scoperta del Faraone Amenofi II”, a cura di Patrizia Piacentini e Christian Orsenigo dell’Università di Milano, con il coordinamento scientifico di Massimiliana Pozzi.
Allestita con prestiti da vari musei (un materiale eterogeneo per provenienza e cronologia), la mostra si concentra su alcune figure, non soltanto su quella del protagonista. I riflettori, infatti, fanno luce anche su suo padre e sugli egittologi Alexandre Varille e Victor Loret. Senza loro tre non è possibile comprendere appieno la vita e la carriera di questo importante faraone della XVIII dinastia.
Così, all’inizio del percorso, si fa ammirare un bel busto di Thutmosi III (da Vienna), figura di riferimento e modello per il nostro Amenofi. E poi ci sono due statue acefale, accostate, del padre e del figlio, a sottolineare lo stretto rapporto tra i due. Sempre nella prima sala si parla del “fratello di latte” Kenamon. Qui è esposta una copia in scala 1:1 del carro da guerra rinvenuto nella sua tomba, conservato al Museo Archeologico di Firenze.
La “Dinasty” egiziana è raccontata dall’albero genealogico che si srotola da Thutmosi II a Tutankhamon.
Un frammento ligneo e uno scarabeo in pietra della collezione milanese riportano il nome di incoronazione di Amenofi II, ovvero “Aakheperura”, mentre su un sigillo in terracotta conservato a Leida compare il nome di incoronazione di suo padre Thutmosi III, “Menkheperura”.
A proposito del nome… Nel catalogo viene bien spiegato che “Amenofi” è la versione più familiare al pubblico italiano, ma la forma più corretta è “Amenhotep”. Mentre la prima, presa dal greco Amenophis, rende il nome egiziano Amenemope, ovvero “Amon è in Ope”, la seconda rende il nome egiziano Amenhotep, cioè “Amon è in pace” (in greco Amenothes).
Sala dopo sala il visitatore incontra steli, ushabti, papiri, gioielli e amuleti, statue e sarcofagi, mentre alle pareti ci sono riproduzioni fotografiche di pitture parietali e citazioni, come questa tratta dal capitolo LXXII del Libro dei Morti:
Colui che sulla terra conosce questo libro o colui nel cui sarcofago questo libro è messo per iscritto, egli potrà “uscire al giorno” in tutte le forme volute e potrà far ritorno nella sua tomba senza rischiare di essere respinto. A lui saranno dati pane, birra e un grosso pezzo di carne provenienti dall’altare di Osiride.
[codice-adsense-float]I più piccoli possono seguire un apposito percorso per bambini guidati dal topo giornalista Geronimo Stilton che spiega loro, per esempio, come venivano realizzati i fogli di papiro e quali erano le divinità che proteggevano i corpi mummificati. A proposito di mummie: gli apparati multimediali svelano che la piccola mummia di coccodrillo esposta in mostra in realtà ne contiene due piccoli!
Tra i pezzi più significativi non possiamo non menzionare almeno l’elegante pantera nera in legno bitumato, la stele di Amenofi II, esposta qui per la prima volta grazie al generoso prestito di un collezionista privato, alcuni acquerelli di Victor Loret, archeologo e naturalista che ha proseguito la tradizione francese dei Savants (ma c’è anche l’album del pittore e patriota milanese Luigi Vassalli…) e uno scarabeo di Amenofi III, il padre del faraone “eretico” Akhenaton.
Ma naturalmente il clou dell’esposizione è la ricostruzione della stanza 1 della tomba di Amenofi II, attorno alla quale è stata disposta una ricca messe di materiale, comprendente i “ritratti di famiglia” del faraone, come una fotografia della mummia della “Donna anziana” trovata nella stanza 1 che studi radiologici e genetici del “Family of King Tutankhamun Project” hanno identificato con la moglie di Amenofi III Tiy, morta quando aveva circa cinquant’anni. C’è anche la riproduzione del giornale L’Illustration del 21 maggio 1898 con la notizia della clamorosa scoperta archeologica. Ma lasciamo la parola all’egittologo Victor Loret:
Procediamo, la luce aumenta e, stupefatti, distinguiamo una sala immensa, totalmente decorata, sostenuta da due file di pilastri sui quali sono dipinti a grandezza naturale gruppi raffiguranti un re alla presenza di una divinità. È lui! È proprio Amenofi II.
Saul Stucchi
Le foto delle sale sono di Carlotta Coppo
Didascalie:
- Parte superiore di una statua di Thutmosi III
Granodiorite, cm 46,5 x 30,6 x 20,3
Provenienza sconosciuta
Nuovo Regno, XVIII dinastia, tra l’anno 22 e 42-3 del regno di Thutmosi III
Vienna, Kunsthistorisches Museum, inv. ÄS 70 - Victor Loret copia le iscrizioni presenti sulle bende della mummia di Amenofi III, 1898
Milano, Università degli Studi, Biblioteca e Archivi di Egittologia, Fondo Loret
EGITTO. La straordinaria scoperta del Faraone Amenofi II
A cura di Patrizia Piacentini e Christian Orsenigo, con il coordinamento scientifico di Massimiliana Pozzi
Fino al 7 gennaio 2018
Orari:
- lunedì 14.30 – 19.30
- martedì – mercoledì – venerdì – domenica 9.30 – 19.30
- giovedì – sabato 9.30 – 22.30
- La biglietteria chiude un’ora prima (ultimo ingresso)
Aperture straordinarie:
- Domenica 24 dicembre (Vigilia di Natale): 9.30 – 14.00
- Lunedì 25 dicembre (Natale): 14.30 – 19.30
- Martedì 26 dicembre (Santo Stefano): 9.30 – 19.30
- Domenica 31 dicembre (San Silvestro): 9.30 – 14.00
- Lunedì 1 gennaio (Capodanno): 14.30 – 19.30
- Sabato 6 gennaio (Epifania): 9.30 – 22.30
Biglietti: intero 13 €; varie riduzioni
MUDEC Museo delle Culture
via Tortona 56
Milano