Questa volta parliamo di “Donne sull’orlo di una crisi di nervi” di Pedro Almodóvar (1988), cominciando dal tempo, da come viene utilizzato nel cinema.
L’avevo già scritto per Billy Wilder (ma vale anche per altri autori di commedie): l’uso del tempo è fondamentale. Almodóvar in questa pellicola riesce ad imporre un ritmo assatanato alla storia e le situazioni (spesso al limite del surreale) si susseguono in modo frenetico le une alle altre.
Impazzano i colori
[codice-adsense-float]“Donne sull’orlo di una crisi di nervi” porta sullo schermo il periodo della cosiddetta “prima” movida spagnola, quella in cui si esprimeva il desiderio degli iberici di entrare a pieno diritto nella cultura occidentale, lasciandosi alle spalle l’oscurantismo franchista e i primi incerti anni di assestamento.
E poi c’è il cosiddetto “post-modermo”. Il regista spagnolo, ancor oggi, passa per essere uno dei maestri dell’arte e della cultura della fine del Novecento. Vedendo i suoi lavori – e in particolare questa pellicola – risaltano le scenografie, i costumi e i colori. Ecco, per capire l’arte di don Pedro, basta lasciarsi trascinare dal cromatismo delle sue opere. I colori impazzano: il viola, l’azzurro, il giallo, ma – soprattutto – il rosso, il colore dell’amore e della passione.
Mettendo insieme una fotografia ricca di saturazioni, una colonna sonora molto presente e, grazie ad attori che, anche nella loro fisicità, ci rimandano a un mondo mediterraneo, comprendiamo immediatamente di esserci allontanati, e di tanto, dagli stereotipi del cinema americano.
Dalla Sierra Morena a Cannes
Almodóvar, dopo essersi lasciato alle spalle il paesino d’origine (Calzada de Calatrava, in Castilla – La Mancha) ed essere approdato a Madrid, prima di ottenere il successo, si è impegnato in molteplici attività culturali.
È stato autore di fumetti, ha fatto teatro, ha fatto parte di un gruppo musicale punk-rock, oltreché dedicarsi ovviamente alla realizzazione di documentari, filmati amatoriali e cortometraggi. Quello che resta di tutte queste esperienze, lo ritroviamo nei suoi film: c’è l’esaltazione di una “cultura bassa” (rotocalchi femminili, fumetti, pubblicità), il gusto per il kitsch e le sceneggiature con vicende che a volte rasentano il surreale (motivo, questo, per cui si parla di Almodóvar come dell’erede di Luis Buñuel).
“Donne sull’orlo di una crisi di nervi” è il settimo lungometraggio del regista spagnolo e manifesta un punto di svolta nella sua produzione prima che si avvii verso una commedia più drammatica ed emotiva. Rappresenta infatti il perfetto equilibrio tra le prime prove smodate e caotiche e un genere di film nel quale invece il ritmo, l’ironia e il sorprendente si fondono alla perfezione.
Il tema affrontato nella pellicola è – in estrema sintesi – quello della comunicazione nella vita di oggi: entrambi i protagonisti sono doppiatori e per tutta la durata della vicenda non riescono a parlarsi. Per Almodóvar la difficoltà di stabilire relazioni diventa l’ennesima occasione per sferrare una critica contro una società piena di ambiguità e con relazioni sempre più difficili.
Inoltre, come in tanti altri suoi film, gli uomini non fanno una bella figura: a essere in scena (vedi titolo) sono proprio le donne, capeggiate da una straordinaria Carmen Maura.
Curiosità
In un film successivo, sempre di Pedro Almodóvar (“Gli abbracci spezzati” del 2009), il regista e sceneggiatore (interpretato da Lluis Homar), sta lavorando su un film che porta il titolo di “Chicas y maletas”. I personaggi e la vicenda di questo film fittizio si riferiscono chiaramente a “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”.
Per mantenersi a Madrid, Pedro Almodóvar ha lavorato per più di dieci anni per una compagnia telefonica. Il telefono è appunto il convitato di pietra della pellicola: un rosso apparecchio che vola dalle finestre, una segreteria che non lascia mai i messaggi che vorremmo e poi cabine telefoniche, operai della compagnia telefonica…
Per chiudere, vorrei ancora una volta far notare quanto siamo “sul pezzo”: Pedro Almodóvar è (stato) infatti il presidente della giuria del festival di Cannes 2017.
L S D