Un lungo serpentone (ma lungo!) annunciava ieri sera la prima dello spettacolo Italy con Giuseppe Battiston e Gianmaria Testa, nella piazza d’armi della Fortezza Firmafede di Sarzana, uno dei primi appuntamenti di questa edizione del Festival della Mente. Non poteva essere altrimenti, visto il favore che entrambi godono presso il grande pubblico. I biglietti erano esauriti come dimostravano le sedie tutte occupate: il Festival iniziava alla grande! Così almeno pensavo prima che prendesse avvio lo spettacolo, ma al termine confesso di aver provato un po’ di delusione. In effetti “spettacolo” non è forse il termine più corretto per definire l’evento che ha portato sul palco, insieme, Battiston e Testa: i due sono bravissimi nei rispettivi ruoli di “lettore drammatico” e di accompagnatore musicale, ma è mancata – a mio modesto parere – la perfetta simbiosi tra i due momenti che si sono alternati nelle giuste dosi di recitato e cantato, senza mai, purtroppo, fondersi in un’unità “teatrale”.
Battiston ha introdotto il poemetto Italy del Pascoli ricordando il celebre discorso che il poeta tenne nel novembre del 1911 per avallare la campagna di Libia. “La grande proletaria si è mossa. Prima ella mandava altrove i suoi lavoratori che in patria erano troppi e dovevano lavorare per troppo poco. Li mandava oltre alpi e oltre mare a tagliare istmi, a forare monti, ad alzar terrapieni, a gettar moli […]. Il mondo li aveva presi a opra, i lavoratori d’Italia; e più ne aveva bisogno, meno mostrava di averne, e li pagava poco e li trattava male e li stranomava. Diceva Carcamanos! Gringos! Cincali! Degos!”.

Eravamo noi i Romeni di allora (ce lo fa ricordare, tra gli altri, Gian Antonio Stella), quando la povertà e la miseria costrinsero all’emigrazione oltre 14 milioni di Italiani, in pratica metà popolazione dello stato appena unito. I nostri avi andavano nella ‘Merica per trovarvi quelle occasioni di lavoro che mancavano in Italia e da lì scrivevano lettere in un italiano spesso approssimativo per comunicare ai parenti rimasti in patria il loro stato di salute, i desideri (un pezzo di “formaggetto”) e le delusioni. La ‘Merica non era il paradiso! Ogni lettera era un foglio che Battiston lasciava cadere al termine della lettura, quasi a sottolinearne la caducità (ricordate il sesto libro dell’Iliade? La stirpe degli uomini è come quella delle foglie…).

Poi ha “recitato” il poemetto in cui il Pascoli racconta la storia della piccola Molly, figlia “americana” di emigrati della Lucchesia, arrivata in Italia per curarsi dalla tisi. In due canti di terzine dantesche ricche di rimandi alla Commedia, il poeta traccia l’evoluzione del rapporto tra la ragazzina e la famiglia che l’accoglie, ma soprattutto quello con l’Italia. Dall’iniziale rifiuto (“Bad country, Ioe, your Italy!” dice allo zio) al desiderio di tornarci per morire “oh yes, Molly morire in Italy!”). Mentre Battiston leggeva, si verificava una sorprendente discrasia tra il testo e la realtà. Nella prima parte del poemetto, infatti, è il maltempo a infierire sui protagonisti, ma quando finalmente si fa vedere il sole e Molly comincia a guarire, su Sarzana si è abbattuta la pioggia! Fuggi fuggi generale, seguito, qualche minuto dopo, dalla ripresa dello spettacolo, con buona parte del pubblico accalcata in piedi sotto il palco. L’incidente meteorologico non ha però rovinato l’evento, anzi gli ha conferito un po’ di “movimento”, mentre Testa cantava:
Un transatlantico di carta ti regalerò
quando dovrai partire
e un capitano con le mani lo navigherà
da questo a un altro mare
un transatlantico di carta ti regalerò
e un aeroplano a vela
ed un pilota con gli occhiali lo piloterà
da questo a un altro cielo
e un canarino canterino addomesticherò
per le giornate scure
di quando il mare e il cielo dicono di no
e non si può viaggiare.
ITALY
da Giovanni Pascoli
con Giuseppe Battiston e Gianmaria Testa
FESTIVAL DELLA MENTE – Ottava edizione
Sarzana (SP)
2-3-4 settembre 2011
Informazioni e calendario:
www.festivaldellamente.it