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Voi siete qui: Italia » Le bugie hanno le gambe lunghe: Malatesta e Cederna a Mantova

12 Settembre 2011

Le bugie hanno le gambe lunghe: Malatesta e Cederna a Mantova

Altro che avere le gambe corte: le bugie fanno il giro del mondo! A propagarle sono da sempre i viaggiatori e più grandi essi sono, più grosse ne sparano. Del rapporto tra viaggio e bugia hanno parlato sabato mattina al Festivaletteratura di Mantova il giornalista Stefano Malatesta e l’attore Giuseppe Cederna, entrambi autori di apprezzati libri di viaggio. “Avevo pensato che le bugie nei racconti di viaggio scemassero con il progredire della scienza” – ha esordito Malatesta – “invece si è visto che i ballisti sono consustanziali al viaggio. Ci sono sempre, a prescindere da qualsiasi verità scientifica. E uno dei più famosi era un certo Alexander Gardner. Non si capiva se fosse, nell’Ottocento, il più grande viaggiatore dell’Asia o il più grande ballista perché diceva di aver attraversato tutti i passi…”. La sua figura ispirò a Kipling il protagonista del racconto L’uomo che volle essere Re, da cui poi fu tratto un film con Sean Connery.
Malatesta_1
Da parte sua, Cederna ha confessato che avrebbe sempre voluto percorrere la via del Karakorum, ma perse l’occasione venticinque anni fa e quel viaggio ora è pericoloso. Ma ha potuto scoprire quei luoghi grazie a Il cammello battriano di Malatesta (“speriamo che non sia pieno di balle!”). Una cosa che lo accomuna al giornalista è il fatto di viaggiare con i libri, portati fisicamente nel bagaglio: “Sono stato soprannominato «un bibliotecario in vacanza» l’ha interrotto Malatesta”, poi Giuseppe ha letto un brano di quel libro (edito da Neri Pozza), dedicato a un viaggio nella Valle dei Kafiri. 
“Non so se hai notato – gli ha detto Malatesta – ma la mia scrittura cerca di rievocare quella di un grandissimo scrittore, Vladimir Nabokov”, sottolineando un aspetto straordinario: ci sono scrittori che hanno raccontato meglio di tutti quelli che ci sono andati, posti che in realtà non hanno visitato! Nabokov ha scritto le più belle trenta pagine sull’Asia Centrale, raccontando nell’opera Il dono, di luoghi in cui mai era stato. 
Malatesta_2
Ma i viaggi, per fortuna, non ispirano soltanto grandi bugie. Cederna ha iniziato a scrivere per raccontare cose verissime capitategli durante i suoi viaggi. Esperienze che mettono insieme meraviglia e dolore. È andato in India mosso da interessi geografici e letterari: voleva vedere i luoghi in cui Kipling ambientò il suo Kim. Fu un viaggio bellissimo, ma proprio al suo termine venne a sapere che un’amica che avrebbe dovuto far parte del gruppo ma che era rimasta a casa per motivi di lavoro, aveva perso la vita in un incidente di montagna in Kossovo. Lui e i compagni di viaggio furono presi dallo sconforto e pensarono che il viaggio li avesse traditi e non avesse più senso. Ma l’autista che guidava l’auto su cui viaggiavano gli spiegò che erano fortunati perché si trovavano a poca distanza dal punto più sacro di tutto il viaggio, il punto di confluenza del Gange con un suo affluente. La lezione di quel viaggio fu che il viaggio ti insegna la vita, ma anche la morte. Scrivere un libro di viaggio, dunque, non è soltanto un esercizio di stile, ma serve per raccontare esperienze molto importanti.
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Malatesta ha infine raccontato i suoi incontri con Francisco Coloane, visto da giovane al funerale di Neruda e incontrato molti anni dopo nella sua casa a forma di nave, e con Ella Maillart, ancora affascinante a novantaquattro anni. Ma gli aneddoti più gustosi li ha riservati al suo viaggio in Lambretta da Roma fino a Capo Passero, il promontorio più a sud d’Europa. Aveva 18 anni e lo accompagnava una ragazza svedese, maggiore di un anno…  

In serata, recandomi all’incontro con Howard Jacobson e Moni Ovadia, mi sono fermato a curiosare tra le bancarelle di libri usati allestite nel porticato di Palazzo Ducale. Ho trovato L’uomo che volle essere Re, edito da Sellerio, e l’ho acquistato. Vi cito poche righe della postfazione di Federico Siniscalco: “La prima espolorazione ufficiale del Kafiristan è del 1891, tre anni dopo la pubblicazione del racconto di Kipling. Se si esclude che Kipling abbia esplorato di persona la zona (…), è pensabile che egli abbia ottenuto informazioni da fonti indigene, o che abbia saputo di qualche esplorazione segreta”. O magari ha scritto, semplicemente, delle splendide balle.
Saul Stucchi

FESTIVALETTERATURA
Mantova
7-11 settembre 2011

Informazioni:
www.festivaletteratura.it

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