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Voi siete qui: Biblioteca » “Nel nome dello zio” di Piedimonte o dei disastri del “Grande Fratello”

23 Ottobre 2012

“Nel nome dello zio” di Piedimonte o dei disastri del “Grande Fratello”

Com’è noto, l’editoria italiana ormai non è molto migliore del paese preso nel suo insieme, considerando che dovendo per mestiere fare libri è inevitabile che qualcuno lo imbrocchi e dunque, non nella musica (non c’è granché in giro) non nel cinema (quasi nullo) ma nella lettura andiamo a fatica cercando ancora qualche soddisfazione. Ma quando le majors editoriali affidano i loro sforzi agli stessi cantanti, o agli attori (spesso i primi e i secondi già nel loro ambito noiosissimi o tromboneschi), riciclati come improbabili scrittori, e non paghe, le majors, fanno firmare “romanzi” anche a giornalisti che hanno già il torto di inquinare lingua e informazioni come cronisti o editorialisti, ecco, diventa difficile conservare un po’ di fiducia.
Piedimonte_cover
Una smentita all’assunto la dà in questa occasione Guanda che manda in libreria Nel nome dello zio, noir umoristico di Stefano Piedimonte, cronista del Corriere del Mezzogiorno, che racconta in modo divertente le vicende grottesche ma non troppo (non se misurate sul grado di “realismo” di questo paese da un pezzo tracimato nel puro carnevalesco) di uno spaccato napoletano camorristico.
Siamo nei Quartieri Spagnoli, lo zio è un boss innamorato del Grande Fratello, ne è ossessionato, non se ne perde una puntata, nemmeno da latitante una volta braccato dalla polizia e dal suo accanito funzionario Woody Alien. La storia sviluppa la trovata divertente di infiltrare nella trasmissione televisiva un ragazzetto, Anthony, di quelli depilati e sempre abbronzati portati in auge da un gusto non meno rovinoso del resto (“volto bruciato da mille lampade, le sopracciglia sottilissime e la camicia aperta sul petto abbronzato e cosparso di minuscoli aculei neri”)  che proverà a comunicare con lui attraverso la tv per suggerirgli il nome del traditore che lo ha “inguaiato”.
Detto in estrema sintesi, attorno a questo motivo si svolge il romanzo di Piedimonte, certo spassoso, di buona tenuta ritmica e sempre ben stretto sulle scene, senza parole di troppo e con qualche rischio di stilizzazione eccessiva (è il prezzo da pagare al comico?).

Pur dentro le linee del mero intrattenimento, Nel nome dello zio qualcosa da dirci ce l’ha; dispiega infatti un paesaggio umano ridicolo in cui la malavita dai vertici alla più bassa manovalanza passando per i “quadri” sembra una faccenda di individui persino imbarazzanti nella loro capricciosa pochezza (e per questo letterariamente divertenti). Per paradosso inquieta proprio perché ci ricorda che in fondo, non tanto diversamente da ciò che accade con la stragrande maggioranza degli odierni politici italiani – e spesso gli uomini coincidono, nemmeno questo è un caso – questa terra sembra governata da poveracci con non pochi problemi di comprendonio – per tacere del resto. Tragicomiche macchiette, se si vuole, ma è molto più un limite del nostro presente “reale”che del libro di Piedimonte.
  
Stefano Piedimonte è nato nel 1980 a Napoli. Dal 2006 lavora per il Corriere del Mezzogiorno come cronista di nera e redattore web della testata.
Michele Lupo

Stefano Piedimonte

Nel nome dello zio
Guanda
Pagine 256
16 €


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