Siviglia. Svegli già da due ore. Mia moglie deve preparare una assurda verifica per domattina ed è già in ansia. Ma che vita è questa? Sempre e solo lavoro e mai la mente libera, sgombra da inutili e deleterie carabattole velenose che il sistema ha inventato per tenerti sempre pericolosamente occupato e non pensante.
Tra un po’ ci metteranno un trasmettitore inibente sotto la pelle, altro che “1984” di George Orwell o altre, ahimè, oramai superate fantasticherie letterarie del passato, presente e futuro sono ben più inquietanti.
Cerchiamo di rallentare i battiti del cuore e di carpire fotoni di luce pura con piccoli sorsi di aria pulita e bocconcini succulenti di cibo per la mente, ma nella realtà siamo gli schiavi dozzinali del terzo millennio, incapaci di commuoversi davanti ad un tramonto a ad una tempesta per mancanza di tempo ed angoscia operativa da lunedì.
Mentre il vettore temporale disegna traiettorie logaritmiche nella sua inarrestabile progressione. Forse dovremmo abituarci a sentire il rumore della barba che cresce o a riprodurre movimenti bradipiformi per recuperare saggezza ed equilibrio interiore.
Ma il problema è quello oramai cosmico della mancata connessione e della susseguente impossibilità di contribuire ad appestare di inutili onde elettromagnetiche un cielo già gravemente malato. Come le nostre menti e le nostre sempre più latitanti spiritualità.
Pippo
- Nella foto: la vecchia stazione di Plaza de Armas a Siviglia, alla fine degli anni Ottanta.