La potenza di Londra in termini di visione e programmazione è qualcosa che stupisce sempre. Ovviamente, non sempre le scelte fatte in passato sono state di successo, ma va riconosciuta al management della città una straordinaria capacità di innovare e di pianificare, che non ha pari in Europa.
Un immenso luna park
Oggi, più che nel passato, sembra che a Londra sia in corso un esperimento per trasformare la città in un gigantesco parco giochi. Un gioco di convivenza coraggioso e interessante (ma anche molto pericoloso) fra la città devota al business e quella devota all’entertainment (e le due cose si sovrappongono sempre di più).
Un gioco che comporta però una rigorosa pianificazione dei flussi di traffico, delle strutture ricettive e dell’organizzazione dei trasporti per fare in modo che le due anime possano convivere evitando di far collassare una città che è già stabilmente in cima nella lista delle città più visitate al mondo con i suoi 20 milioni di visitatori annui.
Facendo due passi nella South Bank nel periodo natalizio, ci si trova presto intrappolati in una densa folla di turisti che non vedono l’ora di lasciare centinaia di sterline nelle già ricche casse di una sfilza di attrazioni da luna park: svetta su tutte (anche visivamente) il possente London Eye, un’attrazione che è stata presa d’assalto da oltre 60 milioni di visitatori nei suoi primi 15 anni di attività.
Fanno circa 4 milioni all’anno, un numero impressionante se si tiene conto che l’attrazione a pagamento più vista di Londra era la Tower of London con quasi 3 milioni. Di fianco al ruotone panoramico sono nate come funghi nuove attrazioni all’interno di quella che era la sede del London County Council: si va da un sito tematico dedicato a Shrek a un’attrazione sulla storia “cupa” della città (London Dungeons) fino a una delle più grandi gallerie di divertimenti di Londra, disposta su tre piani (Namco Station). E l’acquario, incastonato al centro…
Divertirsi al museo
Ma la moda dell’entertainment ha contagiato anche diversi altri domìni: da molto tempo i musei londinesi hanno abbracciato la filosofia della spettacolarizzazione e della gamification della propria offerta, con esiti quasi sempre molto positivi – a mio modesto parere e anche guardando i visitatori (che sono diversi milioni all’anno).
Basta fare un salto al bellissimo Science Museum, fra l’altro gratuito nella sua quasi totalità: troverete all’interno del museo un ultramoderno cinema IMAX e all’ultimo piano, all’interno dell’area FlyZone, potrete provare simulatori di volo di ogni genere e tipo, con la strana impressione di non sapere più se ci si trova in un luna park o all’interno di un museo.
Molto più educativi, ma anch’essi fortemente basati su un’esperienza “divertente”, sono i tre piani della Wellcome Wing o gli esperimenti della Statoil Gallery.
Anche se si ricerca un po’ di tranquillità passeggiando in uno dei parchi londinesi più gettonati come Hyde Park non si evita di percepire il clima di divertimento totale della città: è impossibile infatti non notare sullo sfondo le enormi strutture di Winter Wonderland, un gigantesco parco a tema invernale che nel 2015 ha raggiunto i 2,5 milioni di visitatori.
Camden Market
Numeri che fanno impressione e che ci fanno capire come e quanto la città si sia devoluta al turismo nel corso degli ultimi decenni. Londra è da sempre un “produttore” instancabile di quelli che oggi definiremmo “format” turistici di grandissimo successo, dedicati ognuno a un target di clientela differente. Del turismo di massa abbiamo già parlato, ma l’offerta è ottima anche per l’area “alternativa”.
Basta pensare, per esempio, all’East End di Brick Lane con tutti i suoi ristoranti indiani e bengalesi, le gallerie d’arte “off”, i negozi di culto (come Rough Trade per i vinili), l’aria trasandata ma così chic delle sue stradine.
Oppure al format “Camden Market”, replicato in ogni angolo dell’occidente: anche qui zona semiperiferica, capannoni ristrutturati e riempiti fino all’inverosimile di bancarelle e negozietti di artigianato, alternati a una serie interminabile di food stall dove si può mangiare una zuppa pho, un hamburger o un fish and chips semplicemente camminando poche decine di metri.
Risultato: 28 milioni di visitatori all’anno. L’esperienza delle food stall ha poi invaso l’Europa, arrivando in tempi solo recenti anche in Italia, dove si è mescolata con la rinnovata moda dello street food.
C’è da capire quanto questo fenomeno, alla lunga, porterà (o abbia già portato) a una sorta di “venezianizzazione” di Londra. Il rischio sembra alto. Di certo Londra rimane senza se e senza ma la destinazione europea più stuzzicante e stimolante, in ogni stagione dell’anno.
Alessandro Pecci