Il grande maestro Franco Battiato ha descritto, nella bellissima canzone intitolata Voglio vederti danzare una serie di balli di tutto il mondo tra i quali uno in particolare ha sempre risvegliato la mia curiosità: “voglio vederti danzare come i Dervisches Tourners che girano, sulle spine dorsali…”. Finalmente giunta in Turchia non ho potuto far altro che vedere con i miei occhi questi danzatori. In realtà intendere il moto dei dervisci come una semplice manifestazione folcloristica di ballo è davvero riduttivo. Si tratta infatti di una cerimonia religiosa della confraternita mistica islamica dei Mevlevi Sufi il cui fondatore si chiamava Mevlana Celaleddin-i Rumi. Nato in Afganistan nel 1027, figlio di teologi istruiti, si trasferì in giovane età in Turchia dopo lunghi anni di viaggio attraverso le terre arabe. Grande studioso ed erudito è considerato profeta e maestro spirituale che portò un nuovo messaggio al pensiero umano. La confraternita Mevlevi è fondata sull’amore e sulla tolleranza, sull’idea che il ricercatore spirituale deve trascendere il concetto che l’uomo e Dio sono separati e sottolinea l’importanza del completo abbandono a Dio come accettazione del divino in se stessi senza cercare alcuna descrizione e alcuna prova. La cerimonia turbinante si chiama Sema ed è un vero e proprio viaggio spirituale. Sul piano simbolico la Sema è la rappresentazione del viaggio mistico del derviscio che si volge verso Dio.

Presso la stazione ferroviaria Sirkeci a Istanbul si può assistere quasi ogni settimana a un rito sufi. Lo spettacolo è suggestivo e originale e merita che lo si comprenda a pieno. Si articola in due parti: un concerto di musica Sufi e la cerimonia turbinante. Da un lato troviamo il Mutrip, un ensemble costituito da un flautista, un batterista, due cantanti e il coro. Dietro al gruppo si trovano i dervisci, che si chiamano Semanzeni, e vestono un costume speciale che indica la morte dell’ego. Il sikke è un cappello alto di color terra, proprio a simboleggiare la pietra della tomba dell’ego. Il mantello lungo e nero, Hirka, è la sua morte. Il tennure simboleggia il lenzuolo funebre ed è una gonna lunghissima e bianca. Il Mutrip inizia a suonare e i cantanti recitano un’opera che loda il profeta Mohammed, seguita da un tamburo che sta a indicare il comando divino a procedere e un’improvvisazione di flauto che costituisce l’anima data all’universo. Al termine di questa improvvisazione i dervisci iniziano a passi lenti a camminare in senso antiorario (così come si svolge la circumambulazione della Kaba) per tutto il perimetro per tre volte dopo di che si inchinano uno davanti all’altro in un punto dove precedentemente è stata stesa una pelle di pecora. L’inchino ossequioso l’uno con l’altro indica il riconoscimento del centro della Verità Divina che esiste nel cuore di ognuno. I dervisci a questo punto si tolgono i mantelli, rinunciando metaforicamente ai loro attaccamenti, e iniziano a girare da destra verso sinistra. Roteando su loro stessi imitano il movimento circolare degli atomi, il roteare della terra attorno al suo asse e del sole attorno alla galassia. Alla partenza le loro braccia sono incrociate sul petto, somigliando al numero uno che significa l’Unità di Dio, mentre nell’evolversi della Sema si aprono volgendo i palmi della mani in maniere opposte: la mano destra aperta verso l’alto, a indicare il riceve da Dio, la mano sinistra invece verso terra simboleggiando l’offerta all’uomo: “ Da dio riceviamo, all’uomo offriamo; non teniamo nulla per noi”. L’estasi o lo stato di trance in cui entrano i dervisci nel corso dello Sema è proprio lo stato del lasciarsi andare e dell’identificarsi con ciò che si sta facendo. Mevlana utilizzava questa danza mistica derviscia, come anche una serie di altre tecniche spirituali, con lo scopo di trasformare la mente e di smuovere processi energetici e mentali nei suoi allievi.

La Danza si svolge in quattro cicli interrotti da pause nella musica che li accompagna. Nel primo i dervisci osservano tutti i mondi e si avvicinano alla grandezza e la maestosità di Dio. Nel secondo ciclo c’è il raggiungimento d’una consapevolezza superiore, in cui l’essere umano sente la Potenza di Dio attraverso lo splendore della Sua creazione. Nel terzo e nel quarto ciclo concludono la purificazione e arrivano allo svincolo dell’inesistenza entro l’Esistenza Divina. Compiuti i quattro cicli i dervisci si fermano e la cerimonia si avvia al suo termine con la voce solitaria del flauto e la lettura del Corano.

Nella sema, in cui si uniscono musica, canto, poesia, pensiero, movimento, luce e colore, troviamo espressi e presenti tutti e sette i simboli che costituiscono le sette tappe del cammino evolutivo di un appartenente alla disciplina dei Sufi, uno spettacolo altamente suggestivo e globale. Dopo un lungo periodo di persecuzione da parte del governo la disciplina dei dervisci è ora tollerata ed è possibile ammirare i dervisci in quasi tutta la Turchia in special modo a Istanbul. Principalmente le cerimonie originali si svolgono nel periodo invernale a Konya, paese in cui visse Rumi, mentre altrove la maggior parte delle cerimonie sono organizzate per i turisti. Questo non le priva affatto del fascino che le contraddistingue. Lo sforzo fisico e la diversità rispetto alla cultura cristiana, uniti all’originalità della cerimonia, rendono la Sema uno degli spettacoli più suggestivi al quale un viaggiatore possa assistere.
Testo e foto di Alessia Montanari