Per un lettore assai occasionale di fumetti e graphic novel il soggetto del racconto ha la sua importanza. Se si chiama Glenn Gould l’attrazione e la curiosità diventano inevitabili. L’autrice del lavoro in questione – Glenn Gould. Una vita fuori tempo – è Sandrine Revel, l’editore BAO Publishing, la traduzione di Roberto Lana.

Immagini oniriche
Si tratta di un volume di grande formato, copertina rigida e tavole dai colori sfumati, scuri e morbidi, immagini spesso oniriche che percorrono una trama biografica non lineare – imprevedibile com’era la personalità del grande pianista canadese. Il disegno tenta in questa maniera di dare ragione di una vita singolare intrecciando fatti, riflessioni e inserti immaginativi con accattivante maestria e acuta percezione di quell’universo a parte che ha fatto la storia di Gould.
Un a parte che va preso alla lettera: la solitudine, magistralmente evocata dalle tavole, era per il pianista una necessità vitale. Non casualmente il racconto si apre con le immagini di un sogno: vapori, nebbie e sospensioni misteriose che sembrano quadri del più puro pittore romantico della storia, Caspar David Friedrich.
A suo modo anche Gould, splendido esempio di monaco laico, ha inseguito un’idea di assoluto, un rigore che era l’altra faccia della sua eccentricità – fobia delle malattie, difficoltà nei rapporti umani, la resistenza rispetto al pubblico. La fatica stessa di vivere era dovuta alla difficoltà di conciliare il mondo con il proprio.
E la persona era tutt’uno col musicista, anch’esso singolare, assai eterodosso e controverso: basti pensare alla personalissima, idiosincratica lettura della storia musicale classico-romantica. Giudizi opinabili i suoi – ma nessun partito preso per capriccio. Come le sue interpretazioni.
Montaggio repentino
Il lavoro è costruito con un montaggio repentino – la cronologia è messa fuori gioco avendo l’autrice preferito impastare aspetti decisivi dell’opera e della personalità gouldiane per momenti e/o iterazioni topiche: l’insonnia, l’ipocondria e le scorte di medicinali, le manie igieniche, quelle artistiche (lo sgabello bassissimo, il canticchiare durante la performance, l’ossessione per un determinato tipo di suono e i contrasti con i tecnici dello Steinway e il trauma derivato dalla distruzione del suo strumento sganciatosi dal camion che lo trasportava – più che mai eleganti i disegni rosso-bruni da palcoscenico che vedono l’artista sprofondare in un vortice).
E ancora, il bambino prodigio ovviamente a disagio con gli altri, l’amore per gli animali, l’ascolto musicale come pratica contemplativa che estromette necessariamente gli altri, le difficoltà di alcune partiture – la splendida sonata 109 di Beethoven, uno dei vertici assoluti della letteratura pianistica, e il fascino irresistibile di altre, le Variazioni Goldberg su tutte, inizio e fine della sua carriera in un certo senso.
Ne diceva: “una musica che non conosce né inizio né fine, senza un vero punto culminante e senza una vera risoluzione: una musica che è come gli amanti di Baudelaire, mollement balancés sur l’aile / du tourbillon intelligent” – si legga anche il volume adelphiano L’ala del turbine intelligente, con prodigiosa prefazione, va da sé, di Mario Bortolotto.
E l’attenzione spasmodica degli altri, il fastidio di alcuni – lo sprezzante Tom Wolfe lo definisce “il signor so tutto io” –, la venerazione di molti, il successo moscovita quando in Russia gli americani non mettevano piede – e l’ictus, ahinoi, di un autentico genio.
Michele Lupo
- Sandrine Revel
- Glenn Gould. Una vita fuori tempo
- BAO Publishing
- 136 pagine, 23 €
- www.baopublishing.it